Perchè è cruciale lo studio delle staminali

di A. Bellabeni, A. Boggio

 Una delle più sensazionali scoperte scientifiche degli ultimi anni è stata quella delle cellule staminali pluripotenti indotte, o cellule iPS (dall’inglese “induced Pluripotent Stem”). A scoprirle è stato nel 2006 il team di Shinya Yamanaka della Kyoto University. I ricercatori giapponesi, inserendo quattro geni in cellule mature di topo, sono riusciti ad ottenere cellule apparentemente indistinguibili dalle staminali embrionali. Poco tempo dopo, a fine 2007, lo stesso gruppo di Yamanaka e quelli americani di James Thomson e George Daley sono i primi ad ottenere le cellule iPS a partire da cellule mature umane mediante riprogrammazione. Da allora tantissimi laboratori nel mondo hanno iniziato a studiare questo tipo di cellule. La ragione di questo interesse risiede nel fatto che queste cellule, come quelle staminali embrionali, sono in grado di dare origine a tantissimi tipi cellulari diversi nonché (come dimostrato nel topo) anche ad un intero organismo adulto. A differenza delle cellule staminali embrionali non presentano il problema etico della distruzione di embrioni ed inoltre, potendo essere ottenute da un campione di pelle umana, presentano il vantaggio, nella prospettiva di una futura applicazione clinica, di essere meno esposte al rischio di rigetto immunologico. Alcuni nel mondo politico e molti nella Chiesa hanno chiesto di fermare lo studio delle cellule staminali embrionali in quanto, a detta loro, eticamente inaccettabile e ormai superfluo dal punto di vista scientifico e medico. Cosa pensano eticisti e scienziati? Partiamo dall’aspetto bioetico. Anche se è recentemente stato dimostrato che è possibile ottenere cellule embrionali senza compromettere l’embrione, al momento le tecniche più efficaci ed usate prevedono la dissoluzione totale dell’embrione allo stadio di blastocisti, delle dimensioni di circa un decimo di millimetro. L’ottenimento di cellule iPS, viceversa, non prevede alcun sacrificio di embrioni. Tutta- via è stato dimostrato nei topi di

laboratorio, è possible derivare embrioni in provetta da cellule iPS. Questi embrioni possono poi dare origine, se inseriti in madri surrogate, ad organismi adulti. In pratica, notano i bioeticisti, le cellule staminali embrionali e le cellule iPS presentano la stessa “potenzialità” di vita umana futura e quindi un medesimo problema etico. Veniamo alle considerazioni di carattere scientifico. Le cellule iPS hanno il vantaggio, come detto, di presentare meno rischi di rigetto. La tecnica per ottenere questo tipo di cellule a partire da cellule mature richiede però l’introduzione di geni esterni e questo potrebbe essere molto pericoloso in fase clinica visto che alcuni di questi geni sono stati da tempo riconosciuti come veri e propri oncogeni. In aggiunta a questo, le tecniche più efficaci richiedono anche l’inserimento di questi geni nel genoma ed è noto che l’inserimento non controllato di frammenti di DNA nei cromosomi è una fonte di possibile sviluppo tumorale. A tal proposito, fanno ben sperare metodi recentemente sviluppati che usano, al posto dei geni, alcuni piccoli composti chimici anche se al momento questi metodi sono ancora molto inefficienti. Ma se anche un giorno si arrivasse ad ottenere in modo facile e di routine cellule iPS senza l’uso di agenti tumorali, sarebbe opportuno abbandonare l’uso delle cellule staminali embrionali? Sono questi due tipi di cellule veramente equivalenti? Sebbene le possibili applicazioni per le cellule iPS siano le stesse delle cellule staminali embrionali, esistono già alcune evidenze— e nel futuro prossimo molte altre verranno probabilmente osservate—che indicano che i due tipi di cellule non sono del tutto equivalenti in quanto sono state osservate piccole differenze nei profili di espressione genica. Questo non ha sorpreso gli scienziati visto che i due tipi di cellule sono ottenute a partire da cellule di partenza e con tecniche molto diverse. Lo stesso George Daley del Children’s Hospital di Boston, direttore di uno dei tre laboratori che a fine 2007 aveva ottenuto le cellule iPS umane e presidente in quell’anno della ISSCR (International Society for Stem Cell Research), durante una discussione fatta a beneficio della associazione Luca Coscioni subito dopo la sua scoperta aveva dichiarato che le cellule staminali embrionali rimarranno comunque uniche dal punto di vista biologico e per la ricerca di base, in quanto le sole derivate dall’embrione, e dal punto di vista medico, in quanto standard di riferimento per le cellule iPS. In linea con queste dichiarazioni anche quelle degli altri grandi scienziati del mondo impegnati nella ricerca sulle cellule iPS. La rivista Nature Review Genetics ha appena chiesto a quattro di loro se ritengano opportuno che la comunità scientifica continui a studiare le cellule staminali embrionali. Juan Carlos Izpisua Belmonte (del Centro di Medicina Rigenerativa di Barcellona e Salk Institute di San Diego) ha risposto che le cellule staminali embrionali sono “lo standard di riferimento per poter lavorare con le cellule iPS” e che “saremmo persi senza esse”. James Ellis (dell’Hospital for Sick Children di Toronto) ha analogamente dichiarato che “necessitiamo della ricerca sulle cellule staminali embrionali in quanto queste sono lo standard di riferimento”. Konrad Hochedlinger (della Harvard University di Boston) ha fatto sapere che “al momento è impensabile abbandonare lo studio delle cellule staminali embrionali in quanto queste sono lo standard di riferimento ed anche perché queste presentano a volte mutazioni genetiche che non è possibile trovare nelle cellule iPS” e quindi sono utili per capire alcune anomalie dell’embrione. Infine il pioniere delle cellule iPS, Shinya Yamanaka della Kyoto University, ha dichiarato che le “cellule staminali embrionali sono alcuni anni più avanti rispetto alle cellule iPS in termini di sicurezza” e che anche quando “le cellule iPS sostituiranno le cellule staminali embrionali in molte applicazioni, queste ultime rimarranno il controllo scientifico di riferimento”. Noi riteniamo che la scienza abbia tempi lunghi e che, come aveva dichiarato lo stesso George Daley alla associazione Luca Coscioni, sia necessario avere pazienza e lungimiranza. Solo il tempo e le sperimentazioni scientifiche di centinaia di laboratori sparsi per il mondo potranno fare luce su quali siano le vere potenzialità delle cellule iPS e per arrivare a questo si dovrà continuare a studiare in parallelo anche le cellule staminali embrionali. Negli Stati Uniti gli scienziati possono ora lavorare con le cellule staminali embrionali con maggior facilità che durante gli anni della presidenza Bush. L’amministrazione Obama ha infatti emanato, pochissimi giorni dopo il suo insediamento, un “exectuve order” per consentire il finanziamento di queste ricerche con fondi federali. Non tutti gli impacci burocratici sono stati risolti e si attendono ora altre modifiche normative ma quel è certo che la comunita scientifica è lieta che la strada sia stata aperta e che alcuni grossi vincoli dell’era Bush siano stati tolti. Governo e parlamento italiano sono invece ancora bloccati sulle posizione ideologiche ed anti-progresso scientifico della legge 40 del 2004, nonostante nel frattempo diverse parti di quella legge siano state dichiarate incostituzionali. La recente decisione del governo di escludere le cellule staminali embrionali da un bando di ricerca ministeriale è ad esempio il riflesso di queste posizioni ideologiche e le ricercatrici Elena Cattaneo, Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna stanno portando avanti da tempo una battaglia legale per denunciare questa “interferenza” governativa”. Purtroppo in un paese come l’Italia dove l’informazione generalista di massa è in gan parte controllata e l’informazione scientifica quasi inesistente, la loro battaglia viene taciuta o fatta passare come rappresentante di una piccola parte della comunita scientifica. In realtà, come abbiamo detto ora ed in passato, la quasi assoluta totalità degli scienziati in Italia e nel mondo ritiene lo studio sulle cellule staminali embrionali legittimo e di primaria importanza.  

Venerdì, 19 marzo, 2010 - 13:59
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