Valori e welfare

Perchè gli USA rifiutano il paternalismo

di Mino Vianello

La nuova sanità o sarà un'estensione della partecipazione democratica o non sarà

 

Recenti articoli sulla, del resto non sorprendente, feroce resistenza degli interessi costituiti alla riforma voluta da Obama rivelano un’assenza d’impostazione sociologica del giornalismo italiano, troppo spesso ridotto a cronistoria. Da essi uno ricava l’impressione che gli americani siano, come m’ha detto ieri un conoscente accuratamente imbalsamato nel pantheon dei diarroici senili dell’Estrema Sinistra, “una massa d’incoscienti, incapaci di sottrarsi alla manipolazione mediatica”. E lo stesso Partito Democratico un baluardo del sistema. Infatti, la stragrande maggioranza degli americani sarebbero “scoperti”, in balia di compagnie d’assicurazione, di medici e d’ospedali famelici, che, se non se possono permettersi di pagare, li lasciano sul marciapiede stremati e moribondi. Ora, per lunga consuetudine con quel paese (ho appena pubblicato con Mondadori Università un breve saggio sul suo sistema valoriale, Lo Specchio Americano, proprio per contrastare questi stereotipi), accanto ai vested interests, che ci sono e sono cinici e potenti (ma che già sono stati parzialmente sconfitti con la medicare e medicaid,), c’è una costellazione di valori che è di capitale importanza per spiegarsi il perché di tanta reticenza a fare quello che s’è fatto in Europa, una costellazione davvero essenziale, inoltre e soprattutto, per capire su che cosa poggia la democrazia americana : la resistenza ad affidarsi a qualcosa che viene gestito dall’alto, soprattutto quando si ammanta di paternalismo. L’adozione di quelle misure, la medicare e la medicaid, infatti, è stata possibile perché rispondenti a un orientamento maternalistico (poveri e vecchi: cioè persone non in grado di provvedere a se stesse) prevalente oltre atlantico, illustrato in un libro fondamentale dalla Skocpol già nel ’92. Personaggi come Chomsky, Raskin e Hess, pilastri dell’ala liberal, ancora nel 1971 si opponevano all’estensione del welfare statale. Perché ciò che contrappone la claudicante, ma reale democrazia americana al fantasma di democrazia nostrano è che lì il senso di responsabilità individuale è il perno della vita pubblica, l’opposto di quello che succede da noi, dove il rifugio sotto le ali della chiesa, del partito o del sindacato è la regola. Ancor oggi ci sono, da noi, quelli che elogiano il fascismo perché offriva le vacanze estive ai figli dei meno abbienti. Cosa impensabile, ed offensiva in America, dove, a parte il rifiuto del paternalismo in quanto lesivo della dignità e della libertà personale, il concetto di “meno-abbiente” cozza contro l’eredità calvinista, per la quale l’indigenza, per chi è sano, è frutto dell’ozio, dei vizi, dell’indolenza e non merita pietà : anzi, è peccato. Ignorare questo aspetto sociologico porta a dare al lettore un’immagine distorta non soltanto delle difficoltà, ma dell’importanza di questa riforma che costituisce un passo avanti oltre la matrice tradizionale, uno dei più importanti dopo il New Deal. In ogni caso, l’estensione della sanità pubblica, se la battaglia di Obama andrà in porto, avverrà in America con modalità profondamente diverse da quelle che l’hanno caratterizzata nel Vecchio Continente, dove, in misura diversa a seconda dei paesi, ma sempre in larga misura, hanno assunto proporzioni colossali sprechi, nepotismi e corruzione. O sarà concepita e realizzata come un’estensione della partecipazione democratica o non andrà in porto. Come per l’istruzione, diventerà un diritto collegato alla cittadinanza, ma lungi dalle pastoie burocratiche che paralizzano e mortificano qui da noi.
Giovedì, 12 novembre, 2009 - 12:33
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