Portiamo la demografia in Parlamento

Vi presentiamo in anteprima una bozza di mozione parlamentare che verrà presentata alla Camera dei Deputati a prima firma Elisabetta Zamparutti. Questo testo elaborato insieme all’Associazione radicale “Rientro Dolce” può essere ulteriormente arricchita dai vostri suggerimenti.

La Camera dei Deputati, premesso che:

dal secondo dopoguerra è in atto nel mondo la più grande espansione demografica, urbana ed economica della storia, secondo un modello di produzione e consumo che ha provocato anche conseguenze negative, come quelle ecologiche, sempre più ingovernabili se non intervengono politiche di riequilibrio a partire dalla decrescita demografica su scala globale e dall’uso parsimonioso delle risorse non riproducibili;

il Rapporto 2009 dell’Unfpa (United nations population fund), Fondo delle Nazioni Unite che si occupa del diritto alla salute, delle pari opportunità e della riduzione della povertà, ha documentato come il dissesto ambientale, con le inevitabili ripercussioni climatiche, vada direttamente collegato alla sovrappopolazione e come siano più le donne che gli uomini ad essere colpiti dai disastri naturali secondo i dati relativi a quelli accaduti in 141 paesi tra il 1981 e il 2002;

“Un minimo di buonsenso”, continua il Rapporto, "suggerisce che un clima in continuo cambiamento avrà ripercussioni sulle società e sugli individui, in particolar modo su chi è più a rischio, esacerbando le disuguaglianze esistenti. Gli scienziati, inclusi gli autori dei rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici, riconoscono che l’importanza della velocità e della portata della recente crescita demografica inciderà sull’aumento delle future emissioni di gas serra. Una crescita demografica più lenta, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, può facilitare il compito di portare le emissioni globali in equilibrio con l’ambiente nel lungo periodo e consentire l’adattamento ai cambiamenti in corso. Tuttavia, l’impatto del rallentamento dell’incremento demografico dipenderà dal trend futuro dei modelli economici, tecnologici e di consumo mondiali";

come documenta l’Aidos, duecento milioni di donne nei paesi in via di sviluppo non possono ancora accedere ai contraccettivi e i finanziamenti, per una seria ed efficace campagna di pianificazione, si sono ridotti da 723 milioni di dollari nel 1995 a 338 milioni di dollari nel 2007;

secondo i dati FAO, in concomitanza con la crescita del prezzo del petrolio nel quadriennio 2004- 2008, seguito dalla crisi economica nella quale ci troviamo ancora, il livello di denutrizione ha iniziato ad aumentare di nuovo dopo decenni di decrescita continua e che conosce oggi il tragico picco storico di 1,02 miliardi di persone che soffrono di fame nel mondo;

uno degli eventi cruciali del nostro è il picco del petrolio che indica la necessità della fine del paradigma economico attuale il cui superamento deve essere governato con la consapevolezza che il flusso di energia e materiali deve ridursi rispetto ai consumi, dove essi sono bulimia nevrotica, e rispetto alla popolazione, dove i consumi sono da fame;

dopo il deludente esito del vertice sul clima di Copenaghen (COP15) occorre rilanciare un approccio globale ai problemi ambientali che riconosca alla questione demografica la dovuta centralità:

impegna il Governo a:

1) Promuovere in sede internazionale una migliore comprensione delle dinamiche demografiche, della condizione femminile, della salute riproduttiva nelle discussioni sulla situazione generale ambientale.

2) Finanziare pienamente i servizi di pianificazione familiare e consentirne l’accesso alle fasce sociali con reddito più basso.

3) operare in modo che aumenti la consapevolezza del ruolo delle dinamiche della popolazione e dei rapporti di genere nell’attenuazione del cambiamento climatico.

4) Prepararsi da subito a sapere affrontare e gestire le previste migrazioni di popolazione.

5) Prendere in considerazione le differenze di genere, e quindi l’importanza dei ruolo femminile, nell’impegno mondiale per ridurre il dissesto ambientale.

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Venerdì, 8 gennaio, 2010 - 17:41
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