Intervista a Andrea Camilleri

Quando Sciascia diceva: ‘non ci sto’ in politica non tollerava gli ‘accomodamenti’

di Valter Vecellio

Andrea Camilleri, scrittore che non ha bisogno di presentazioni. I suoi libri – quanti ne ha pubblicati, ormai non lo saprà forse neppure lui – si vendono, letteralmente, come il pane, e non solo le inchieste del celebre commissario Montalbano; anzi, forse sono gli altri, quelli di maggior pregio; libri che hanno cadenza quasi mensile, straordinaria vitalità di scrittore che ha il pari, forse, solo con George Simenon; e con Simenon Camilleri si è incrociato, è stato, negli anni in cui ha lavorato in RAI, produttore di famose riduzioni televisive, i polizieschi che hanno per protagonista il commissario Maigret.
Siciliano di Porto Empedocle, Camilleri conosceva bene Sciascia, ed è recentissimo un suo libretto, “Un onorevole siciliano” (Bompiani, 192 pagine, 12 euro), che raccoglie i testi parlamentari di Sciascia, i brevi interventi alla Camera dei deputati, le interrogazioni, la relazione di minoranza nella sua veste di componente della commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro, ed è preceduto da una nota che – per una volta – non tradisce, non occulta lo Sciascia politico, quello che fu, che volle e seppe essere.
“Conobbi Sciascia”, racconta Camilleri, “quando ero all’ufficio sperimentazione della RAU. Gli chiesi se poteva stendere la traccia di uno sceneggiato su un delitto di mafia nel quale erano coinvolti politica, finanza e banche”. Un progetto che non andò mai in porto, perché Sciascia non se la sentì: il materiale era troppo. “Poi cominciammo a frequentarci perché dovevo curare la riduzione teatrale de Il Giorno della civetta”.
Dovevano essere belle conversazioni, quelle tra Sciascia e Camilleri: “Parlavamo di tutto. Di politica, di Stendhal, del fatto del giorno”. Sciascia ragionava, ricorda Camilleri: “Era di una lucidità intellettuale che pochi hanno avuto in Italia. Quindi andava a finire che le sue conclusioni urtavano ferocemente con le conclusioni ufficiali, che non erano dettate dalla ricerca della verità ma da un accomodamento. E a questo accomodamento Sciascia non ci stava. Si poteva permettere il lusso di dire “non ci sto”, perché così com’era severo verso gli altri, lo era anche verso se stesso”.
In Sciascia, dice Camilleri, c’è sempre stata una costante attenzione alla vita sociale e politica del paese: “Non c’è stato un solo momento in cui Leonardo si sia distratto per contemplare il suo ombelico. Oggi moltissimi non fanno altro che contemplare il proprio ombelico. Lui è sempre stato utile alla società nella quale viveva”.
 

Giovedì, 10 dicembre, 2009 - 18:41
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