Raddoppiano i votanti intrasportabili

di Rita Bernardini

La lotta iniziata da Coscioni e Welby, e oggi continuata da Mingroni ha fatto raddoppiare il numero di coloro che sono ammessi al voto domiciliare perché gravemente disabili: mancano però all’appello decine di migliaia di persone anche lo stesso Severino Mingroni

465 alle elezioni politiche del 2006, 375 alle politiche del 2008, 1.073 alle europee del 2009, queste sono le cifre degli elettori disabili intrasportabili che hanno potuto votare a domicilio a seguito del decreto legge “Pisanu” (emanato il 3 gennaio 2006 e poi convertito il 27 gennaio 2006 con la legge n. 22) e della legge promossa dai deputati radicali eletti nelle liste del PD (Legge 7 maggio 2009, n. 46).
Piccoli numeri che sono molto lontani dalla realtà delle decine di migliaia di persone che non possono recarsi al seggio a votare se non con la mobilitazione di molti amici e familiari e, comunque, mettendo a rischio la propria incolumità fisica e sottoponendosi ad uno stress psicologico non indifferente.
Piccoli numeri che però stanno crescendo. Si tratta solo di “non mollare” come ci hanno chiesto in passato, lottando, Luca Coscioni e Piergiorgio Welby e, oggi, senza risparmiarsi, ci chiede il “Grande Comunicatore” Severino Mingroni.
Alla vigilia del voto referendario sulla legge 40, nel maggio del 2005, Luca Coscioni, Piergiorgio Welby e altri 7 disabili gravissimi si autosospendono farmaci per loro necessari per chiedere, assieme a 33 accademici e 133 cittadini che li sostengono con lo sciopero della fame, al Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, il diritto di voto dei disabili gravi in occasione dei referendum per la libertà di ricerca scientifica e la procreazione medicalmente assistita. Il 1° giugno di quell’anno, Piergiorgio Welby scrive parole accorate sia al Ministro Pisanu che al Presente della Repubblica Ciampi: “Questa volta non solo mi viene impedito di votare quei quattro sì che ritengo, quattro sì alla vita, all'amore, alla speranza, al futuro, ma vengo, contro la mia volontà, arruolato tra i sostenitori di questa legge che mi offende e mi avvilisce”. Il 6 giugno, il Comune di Roma, per bocca del Consigliere delegato per le Politiche dell’Handicap Ileana Argentin, appoggia la battaglia dei radicali con un pubblico convegno nel corso del quale viene chiesto al Ministro Pisanu che le 100.000 persone gravemente disabili stimate nel nostro Paese, non siano “d’autorità iscritte nell’elenco degli astensionisti”, ma sia lasciata loro la scelta se votare o meno. L’11 giugno, giorno del voto, di fronte al silenzio del Ministro degli interni, i radicali – presenti Pannella, Bonino e Cappato - accompagnano Piergiorgio Welby al seggio dimostrando cosa significhi nei fatti, per un disabile intrasportabile completamente immobilizzato e dipendente da un respiratore artificiale, andare a votare. La risposta di Pisanu giunge a babbo morto, all’indomani dell’esito referendario, ma è comunque il primo significativo passo nella direzione giusta: sì – afferma finalmente il Ministro - il voto dei disabili «è doveroso agevolarlo in ogni possibile modo ma, per farlo efficacemente, occorrono nuove, apposite norme di legge”.
Per tutto l’inverno del 2005 Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni raccolgono migliaia di firme su una petizione popolare rivolta al Ministro degli Interni per chiedere un provvedimento urgente che consenta il diritto di voto a domicilio. E il 29 dicembre il Consiglio dei Ministri emana il decreto legge che però si limita a concedere la possibilità del voto domiciliare solo ai disabili gravissimi "dipendenti in modo continuativo da apparecchiature elettromedicali". Questa restrizione, unita alla scarsa pubblicità della conquista e alle difficoltà burocratiche, determina - in occasione delle elezioni politiche del 2006 - l’accesso al voto per sole 465 persone che – addirittura – diminuiranno fino ad arrivare a 375 nelle politiche anticipate del 2008.
Per favorire l’approvazione di una nuova legge (depositata l'8 maggio del 2008 dai deputati radicali con l’appoggio di tutti i gruppi politici), è Severino Mingroni che scrive al Presidente della Repubblica Napolitano e al Presidente del Consiglio Berlusconi e che, in dicembre, si sottopone a quella che lui stesso chiama “una tortura democratica” andando a votare al seggio per le elezioni regionali abruzzesi: lo accompagniamo e sosteniamo io, Maria Antonietta Coscioni e Maurizio Turco. L’impresa di un “loched-in” (bloccato dentro) che dipende per tutte le funzioni vitali dall’amore e dall’assistenza della madre e dei familiari e che riesce a comunicare (come Luca e Piergiorgio) scrivendo su una tastiera virtuale con movimenti impercettibili della testa, viene filmata e fotografata e fa il giro dei siti Internet trovando riscontro sui media abruzzesi. Berlusconi si fa vivo direttamente con Severino per tranquillizzarlo “la proposta di legge presentata dall’on.le Rita Bernardini – fa sapere - sarà seguita con il massimo impegno in tutte le fasi dell’iter parlamentare” e il Presidente “conosce il problema e desidera che venga risolto con priorità”.
Per arrivare all’approvazione in tempo utile per il voto europeo, è necessaria ancora una volta, la mobilitazione nonviolenta dei radicali: 8 giorni di sciopero della fame per “aiutare” la volontà che ormai c’è da parte della classe politica, ma che rischia di concretizzarsi “fuori tempo” massimo. La proposta originale viene però cambiata dalla maggioranza che inserisce modifiche che lasciano varchi all’ottusità della burocrazia pubblica: accade così che, pur essendosi allargate le maglie rispetto alla legge Pisanu, proprio la persona che più si è battuta per l’approvazione di una nuova normativa, Severino Mingroni (peraltro candidato nella Lista Bonino Pannella), è escluso dal voto domiciliare: secondo la Asl di Lanciano/Vasto Severino può andare a votare anche se per farlo deve mettere a repentaglio la sua salute fisica e sottoporsi ad uno stress da vera e propria tortura.
Certo, la lotta di Severino e dei radicali ha fatto raddoppiare il numero di coloro che sono ammessi al voto domiciliare perché gravemente disabili: mancano però all’appello decine di migliaia di persone e, fra queste, lo stesso Severino. Occorrerà non fermarsi e organizzare la mobilitazione affinché questa lotta civile e costituzionale possa definitivamente risultare vincente. La scadenza delle prossime elezioni regionali deve essere per tutti i democratici, fuori e dentro il Parlamento, un impegno che scaturisce da un dovere inderogabile. Il corpo dei malati dovrà, ancora una volta, raggiungere il cuore della politica perché l’Italia tutta ottenga quel suffragio universale che è elemento essenziale della democrazia.
 

Mercoledì, 29 luglio, 2009 - 17:55
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