Ricerca, Italia: abbiamo un problema

La vicenda del bando di finanziamento sulle staminali, denunciata dai soli scienziati e dall’Associazione Coscioni, è paradigmatica. E’ un mix micidiale di statalismo, clericalismo e illegalità a strangolare la libera ricerca nel nostro paese

Giugno 2008. Ferruccio Fazio, allora sottosegretario alla Salute, crea una commissione di esperti per elaborare una bozza di bando per i finanziamenti alla ricerca, promettendo – visto lo scalpore già sollevato da un analogo bando gestito dall’allora Ministro Livia Turco (vedi Agenda Coscioni no.1/2008) - che sarebbe stato amministrato in modo trasparente. La bozza originale del bando di finanziamento non esclude nessun tipo di cellule staminali, come confermato pubblicamente da autorevoli esponenti della commissione preparatrice.
26 febbraio 2009. Il Ministero, a seguito della Conferenza Stato-Regioni, pubblica il bando relativo al “Programma per la ricerca sanitaria 2008: attività di Ricerca sulle Cellule Staminali”: a sorpresa è escluso il finanziamento per la ricerca delle cellule staminali embrionali umane, nonostante tale ricerca non sia vietata in Italia. Una decisione ancora più azzardata se si considera che il 40 per cento delle risorse è destinato alla collaborazione con laboratori statunitensi, dove invece la ricerca sulle staminali - oltre che permessa – è finanziata anche dallo stato federale. Il precedente è inquietante: individuato un filone di ricerca, un organo politico, senza nessuna competenza in materia, decide aprioristicamente di mutilarlo e indirizzarlo verso i settori che reputa più promettenti – e quindi finanziabili.
5 marzo 2009. A seguito di una conferenza stampa convocata dall’Associazione Luca Coscioni per denunciare l’accaduto, i senatori radicali eletti nelle fila del Pd, Marco Perduca e Donatella Poretti, entrambi iscritti all’Associazione, depositano una interrogazione per chiedere conto al Governo delle proprie motivazioni. Sono ancora in attesa di una risposta.
24 giugno 2009. Tre scienziate di fama internazionale presentano un ricorso al Tar del Lazio: si tratta di Elena Cattaneo, direttrice del Centro interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali dell’università Statale di Milano; Elisabetta Cerbai, farmacologa dell’università di Firenze; Silvia Garagna, biologa all’università di Pavia Silvia Garagna.
1 luglio 2009. “Gli italiani fanno causa per le cellule staminali”, così l’autorevole rivista scientifica Nature titola l’articolo dedicato alla denuncia delle tre scienziate. Il settimanale inglese ricostruisce la vicenda, intervista le ricorrenti e altri scienziati. Intanto, sulla “grande” stampa italiana, c’è ancora poco o nulla.
6 luglio 2009. In una intervista al Corriere della Sera, il Viceministro alla Salute Ferruccio Fazio ricostruisce la vicenda dell’esclusione dai finanziamenti pubblici della ricerca realizzata sulle staminali embrionali, attribuendo ogni responsabilità alle Regioni che avrebbero imposto l’aggiunta della clausola discriminatoria contro le embrionali. Ma il punto, secondo Marco Cappato (segretario dell’Associazione Luca Coscioni) è un altro: “chiunque abbia proposto l’esclusione delle embrionali – e non ci risulta che il Governo si sia in alcun modo opposto, anzi - lo ha fatto CONTRO persino la proibizionista Legge 40, che non esclude affatto la possibilità di fare ricerca sulle cellule staminali embrionali, purché derivate da linee cellulari estratte all’estero”.
17 luglio 2009. Il Tar del Lazio respinge il ricorso delle tre scienziate. L’ordinanza non entra nel merito e afferma che “non appare comprovata la legittimazione attiva delle ricorrenti con riguardo alla impugnazione della clausola interdittiva dell'invito a partecipare, atteso che il ricorso non risulta proposto né da 'destinatari istituzionali' né da 'Istituzioni esterne' collegate con i primi da specifici accordi”. Questo il commento di Marco Cappato e Gilberto Corbellini, rispettivamente segretario e co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni: “L'ordinanza in questione è un esempio di come in Italia le libertà civili, a cominciare dalle libertà di ricerca e quindi anche dalla libertà intellettuale, siano sempre più sistematicamente abolite. In sostanza, il Tar del Lazio dice due cose gravemente infondate sul piano del diritto. Cioè che il governo era legittimato a promulgare un bando illegale, ovvero a vietare arbitrariamente il finanziamento di progetti di ricerca sulle staminali embrionali, nonostante la legge 40 (alla quale si richiama il Tar) non vieti tali ricerche, ma si limiti a vietare la fase precedente di distruzione degli embrioni. Ma soprattutto dice che gli scienziati non sono autonomi e indipendenti nella scelte delle loro linee di ricerca, e quello che possono o non possono fare è preventivamente sottoposto a un controllo politico da parte degli enti di ricerca. Si tratta di argomenti degni non di una democrazia dove sia in vigore lo stato di diritto, nella quale non si dovrebbe poter impedire a nessuno di fare qualcosa che non sia vietato dalla legge e dove valga il principio della libertà accademica. Le argomentazioni del TAR del Lazio hanno un’impronta da regime neo-totalitario di ispirazione teocratica”.
E ora? In attesa di un ricorso giudiziario, noi intanto andiamo avanti nella raccolta fondi per sostenere le spese legali, procedendo di pari passo nella diffusione di informazione su questa ennesima ferita alla scienza e alla legalità della Repubblica italiana. Per sostenere le tre scienziate, vai su www.lucacoscioni.it/contributo e lascia un contributo.
 

Mercoledì, 29 luglio, 2009 - 13:44
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