Roma, inaccessibili il 57% delle fermate

di Vittorio Ceradini

 

 A Roma l'inchiesta della Cellula Coscioni"iniziativa popolare per superare la disabilità"

 

 L’intersezione fra suolo urbano e superficie verticale delle facciate degli edifici è la linea che unisce la città con la sua architettura, il pubblico col privato, la casa con l’agorà. Nel secolo scorso questa linea è stata occupata dal marciapiede per separare il traffico pedonale dal carrabile, presto diventato ostacolo e barriera. Oggi viviamo a disagio nelle città del secolo scorso dove il muoversi è faticoso mentre per i disabili è preclusa la vita civile. La città futurista e lecourbuseriana nell’illusione della velocità dell’automobile, ha vissuto una stagione evolutiva di appena quaranta anni. Poi le città si sono ingolfate di scatole metalliche rumorose e puzzolenti che hanno immobilizzato se stesse e i cittadini. Segue mezzo secolo di immobilismo di automobili, cittadini e amministratori locali. Oggi è necessaria una interpretazione critica della storia della città per la mobilità di tutti. Fornitori con carrelli, mamme con carrozzine, viaggiatori con trolley, anziani con deboli caviglie sono ostacolati o intimoriti dal muoversi. Tutti imprecano quotidianamente rassegnati al logorio della vita moderna. Per i disabili non si tratta di logorio ma della negazione del diritto alla libertà di movimento. Il disabile diviene quindi motore e promotore del restauro urbano per i significativi primi dieci centimetri dal suolo che discriminano i cittadini fisicamente più deboli ma, proprio per questo, civilmente più forti. Roma è città barocca, le sue strade e piazze, sono interni urbani. Il cardinal Camerlengo, rilasciava onerose concessioni per la protezione dal traffico carraio con paracarri e colonnotti; elementi puntuali che hanno disegnato una città molto diversa dagli elementi lineari dei marciapiedi del XX secolo. La città era percorribile come successione polare di spazi interni per pedoni, carrozze, carri, carretti, barocci, carrozzelle con un traffico non minore dell’odierno, con i motori (cavalli o buoi) non più puzzolenti degli attuali. Oggi però abbiamo il servizio pubblico, il bus da omnibus: per tutti, compresi i disabili. Facile è attrezzare un autobus con pedana, più complesso è tornare ad una città priva di barriere. Strategicamente è opportuno iniziare dall’accesso dal suolo al servizio pubblico. I disabili motori sono il 2,3% della popolazione, a Roma quindi circa 60000, nel centro storico 2760 residenti più 18000 potenziali frequentatori giornalieri per lavoro, turismo, studio, cultura, commercio, svago. Terribile è il commento di un turista disabile giunto a Roma credendo di trovarsi in un luogo civile. La negazione del loro diritto di accesso non è solo inciviltà ma anche idiozia economica. Chi è già disabile, quando si muove lo fa con motivazioni più pressante di chi ancora non lo è. Emblematica è la fermata dell’Ara Colei, sotto il Campidoglio, realizzata pochi mesi fa con rara perfezione tecnica e ottimo disegno urbano, ma inaccessibile. La Cellula romana dell’Associazione Luca Coscioni, ha censito l’accessibilità di tutte le 460 fermate degli autobus presenti nel Primo Municipio. Il 57% è inaccessibile il 43% accessibile con più o meno difficoltà. Uno spostamento medio a Roma necessita dell’uso di almeno 6 fermate (salita, scambio, discesa, in andata e in ritorno). Considerando che un terzo degli autobus non è ancora attrezzato, la possibilità statistica di uso del mezzo pubblico è pari al 1,3 % dei disabili: 36 su 120000 residenti. Ecco il motivo per il quale non si vedono disabili in giro per Roma. Come qualsiasi ambito di ricerca la raccolta dati è il lavoro più oneroso, ma un semplice catalogo fotografico diviene documento incontestabile. L’elaborazione dei dati ha fornito una graduatoria di priorità di intervento, (per ciascuna fermata: numero dei passaggi giornalieri feriali, grado di accessibilità, importanza locale, sicurezza) accompagnata da una suddivisione di classi di costi. La graduatoria è una proposta operativa semplice e razionale alla quale è difficile opporre resistenza burocratica. Il documento è predisposto all’aggiornamento per monitorare la progressione degli interventi e controllare numericamente il miglioramento dello stato di fatto. Si stima che con due cantieri contemporanei di manutenzione ordinaria sono sufficienti 24 mesi per risolvere il problema. Una proposta tecnicamente semplice applicata nel contesto di una città complessa (per stratificazione storica, archeologica, urbana e architettonica, su un suolo geomorfologico vario e tormentato dalla sovrapposizioni plurimillenarie di sottoservizi) dimostra l’attuabilità anche in contesti urbani più semplici. Da qui l’invito a tutti di porre in atto in altri luoghi ciò che stiamo sperimentando a Roma. Tutto ciò affronta il tema generale della trasformazione dalla città del XX a quella del XXI secolo: pedonalizzata, carrozzellata, disinquinata, più confacente alla città storica. Si tratta di un intervento di restauro urbano promosso dai disabili. 

Mercoledì, 11 novembre, 2009 - 19:15
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