Satellite Hotbird: L' inferno sulla terra

di Severino Mingroni

Quando ero normodotato, non di rado mi chiedevo: che senso ha la vita se poi noi esseri pensanti dobbiamo comunque morire? Cosa c’era prima del Big Bang che ha dato origine all’Universo solo 15 miliardi di anni fa circa? Essendo io un fervente ateo già allora, non riuscivo e non riesco a rispondere a queste due domande, poichè credevo e credo semplicemente che: veniamo da madre natura, e dopo di noi c’è il nulla eterno! Quindi, non trovando io risposte, mi sembrava che mi scoppiasse la testa e di precipitare, prono e roteando, in un abisso buio e senza fine. A questo punto, o uscivo e mi tuffavo tra la gente, o accendevo la televisione ad esempio: insomma, cercavo di vivere per non pensare troppo. Tuttavia, ritenevo che tra la vita e la morte non ci fossero vie di mezzo, e cioè che si passasse dalla vita alla morte senza accorgersene. E invece mi sbagliavo alla grande, perchè prima della morte ci possono essere delle malattie terribili, tanto terribili che agogna la morte chi ne è colpito -almeno è il mio caso: la mia LIS è una di queste malattie terribili, forse la più terribile! E non esagero affatto: mi sono addormentato non pesante e, cinque giorni dopo, mi sono risvegliato pesante, perchè, come scrissi 11 anni fa su La Repubblica, ero e sono schiavo inerme della forza di gravità terrestre; non solo, ma la mia metà destra corporea - in senso longitudinale - sembra più pesante di quella sinistra, poichè poco sensibile; quello che è più atroce, è che sono rimasto un essere pensante nonostante la mia devastante LIS, ma la mia mente è prigioniera dentro me stesso. Si, aveva ragione il medico della Rianimazione dell’ospedale di Chieti quando disse ai miei familiari: “Oggi Severino si è svegliato, ed è pure cosciente: ma non so se ciò sia un bene o un male!”. Dopo più di due anni di solitudine quasi totale, riuscii a scrivere su La Repubblica e cartacea, esattamente 11 anni e due giorni fa: il 27 aprile 1999. Una delle prime frasi che scrissi allora fu la seguente: “La vita è una malattia che guarisce con la morte”. Questo per me non è un semplice aforisma con cui riempirsi la bocca, ma un asserto, una verità assoluta. Per non pensare troppo a tale asserto, mi sono “buttato” sul computer, a cui per altro non ho alternative. Ma ora il pc non mi basta più, e, pur essendo ateo fervente, prego sempre Dio di farmi morire quanto prima, ma mi sveglio tutte le mattine purtroppo. Ammesso e non concesso che un qualsiasi Dio esista, egli si chiamerebbe Lucifero. Dite che solo per quello che affermo merito l’inferno dopo morto? Benissimo, perchè per me esso sarà paradisiaco, poichè l’inferno lo sto vivendo ora sulla Terra!
*Severino è locked-in e Consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni

 

Venerdì, 9 luglio, 2010 - 12:36
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