Tecnocontrollo sociale: “la libertà è schiavitù”

di Marco Calamari

Può essere impercettibile e nascosto, come in effetti oggi è, e per questo più potente e pericoloso di quello di una polizia segreta orwelliana, per quanto super-organizzata.

Un gruppo di lavoro di Agorà Digitale sta lavorando a un prototipo di RoseBox, una scatoletta senza comandi per difendere privacy, anonimato e comunicazione libera. Ora serve una costruzione in serie.

Che la Rete sia intercettata e i dati di tutti i cittadini italiani che la frequentano siano sistematicamente raccolti e memorizzati è cosa ormai nota. Che questo succeda anche con i telefoni cellulari ed altri oggetti di uso comune lo è quasi altrettanto. Il questi primi anni del nuovo millennio si sta configurando l’apparato tecnico-legale di uno stato (o di un super-stato) di polizia, in cui il controllo sociale sarà attuato in maniera onnicomprensiva e potenzialmente infallibile.
Quasi nessuno percepisce la fondamentale differenza del tecnocontrollo sociale rispetto ai “normali” metodi totalitari di controllo sociale attuati in passato. Prendiamo ad esempio la Stasi della DDR del secolo scorso; storicamente nessuno stato moderno ha mai posseduto una così vasta (anche in rapporto alla popolazione) struttura di controllo sociale poliziesco, attuato tramite la raccolta di informazioni personali, sia manuale che con i limitati mezzi tecnologici dell'epoca.
Il controllo sociale così attuato richiedeva però la componente della paura. La gente infatti spariva ma alla polizia segreta si poteva sfuggire, quindi il controllo sociale stile Stasi era parziale ed imperfetto, e per questo si doveva ricorrere alla paura per amplificarne l’effetto ed estenderlo alla maggior parte della popolazione.
Il tecnocontrollo sociale è molto più pericoloso. Potendo essere esercitato, in maniera semplice, automatica e sopratutto economica, sulla totalità della popolazione (non solo della Rete, ma anche quella dei telefonini) non richiede la paura come mezzo di amplificazione dei suoi effetti.
Può quindi essere impercettibile e nascosto (come in effetti oggi è) e per questo più potente e pericoloso di quello di una polizia segreta orwelliana, per quanto super-organizzata.
Il tecnocontrollo può essere utilizzato dopo anni, al momento del bisogno, in maniera e per fini oggi non prevedibili. I dati non spariscono ma si accumulano, i database si ingrandiscono e diventano sempre più pericolosi per la democrazia ed i diritti civili. L’informazione è potere, e chi controlla quella di tutti può dominare anche le persone.
Contrastare questa tendenza è difficile, ma almeno fronteggiarla in maniera civile e possibile e richiede azioni su tre livelli: a) alzare il livello di percezione del problema, oggi vicino allo zero anche tra addetti ai lavori e zero tra i politici a tempo pieno; b) realizzare e diffondere soluzioni altrettanto “tecnologiche” per mitigare od eliminare il problema in aree specifiche; c) portare avanti proposte legislative specifiche, come il disegno di legge Turco/Mecacci/PWS contro la Data Retention, finalizzate a “colpire” dettagli fondamentali del nuovo corpus legislativo che realizza e sostiene il tecnocontrollo sociale. Due proposte ulteriori: prima, quella che abbiamo definito “RoseBox”. Un gruppo di lavoro nato in Agorà Digitale e sostenuto anche dal Progetto Winston Smith, ha realizzato un prototipo di RoseBox, una scatoletta senza comandi (è preconfigurata) che permette di soddisfare le esigenze di privacy, di anonimato, di comunicazione libera e di non-tecnocontrollabilità secondo necessità e preferenze individuali. La RoseBox permette, se opportunamente configurata, anche di supportare altri cittadini della Rete a non cadere vittime del tecnocontrollo sociale.
Secondo, l’iniziativa “Parlamentari Anonimi”. Poiché svariate legislazioni europee stanno subendo una deriva verso un quadro che vorrebbe limitare l’uso di queste tecnologie, è stata elaborata la proposta “Parlamentari Anonimi”, un’azione di disobbedienza civile che prevede l’installazione di una RoseBox personale da parte dei parlamentari radicali. Questo sarà accompagnato, ove possibile, dall'installazione di altre RoseBox configurate per il supporto pubblico delle comunicazioni libere e non intercettabili presso sedi istituzionali e di partito. E' necessaria la raccolta di adesioni dei parlamentari interessati, e la realizzazione di un primo lotto di RoseBox, derivate dal prototipo già realizzato.
 

Mercoledì, 29 luglio, 2009 - 16:59
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