La riorganizzazione di Obama

Tra assistenza e costi sanitari: la guerra santa sul "fine vita"

di Italo Cannone

 

Come tutti sappiamo negli Stati Uniti infuria in questi giorni il dibattito sulla proposta del presidente Obama di rendere obbligatoria l'assicurazione malattie per tutti i cittadini USA , così come è già stato approvato per legge alcuni anni fa nello Stato del Massachusetts. L'obiezione maggiore che rivolgono i critici di tale proposta (per lo più appartenenti al partito repubblicano) è quella del costo "insostenibile", sostenendo che se dovesse essere esteso anche ad una parte dei 46 milioni di abitanti che non sono attualmente coperti di assicurazione malattia il cosiddetto istituto del "Medicaid" (l'assistenza medica che viene fornita alle persone di tutte le età che non godono di alcun reddito o che ne hanno uno al di sotto del livello ufficiale di povertà) o quello chiamato "Medicare", l'assistenza sanitaria fornita a coloro che hanno raggiunto un'età superiore ai 65 anni, il deficit di bilancio federale raggiungerebbe livelli insostenibili e manderebbe in bancarotta le finanze del paese: a meno che, aggiungono i critici maliziosamente, non si voglia ridurre il livello di assistenza agli attuali beneficiari del "Medicaid" e del "Medicare", soprattutto nella fase del "fine vita". La paura che spargono gli oppositori della copertura obbligatoria dell'assistenza malattia a tutti, che porterebbe tra l'altro all'imposizione di multe a coloro che pur potendoselo permettere non vogliono assicurarsi, è che quei "senza Dio" del partito democratico alla fine farebbero nuove leggi per ridurre l'assistenza a coloro che si dovrebbero trovare in un ospedale nella fase del "fine vita", stabilendo nella sostanza e per legge una vera e propria eutanasia. Questo problema viene oggi trattato nella pagina delle opinioni sul New York Times in un articolo scritto dall'ex giornalista, scrittore e vincitore di un premio Pulitzer Timothy Egan: egan.blogs.nytimes. com/2009/09/23/the-waywe- die-now Lo scrittore racconta come negli ultimi giorni della sua vita, la signora Annabel, la madre 88enne del governatore dello Stato dell'Oregon, John Kitzhaber, decise di farsi togliere i tubicini, gli aghi e di rinunciare a prendere le medicine nell'ospedale in cui era ricoverata in quanto sofferente di cancro e chiese di essere portata a casa per poter spendere i giorni che le rimanevano da vivere in compagnia del marito, l'uomo con cui aveva condiviso la "sua storia d'amore" per 65 anni. Annabel visse ancora per quattro mesi in compagnia del marito, che morì anche lui alcuni mesi dopo, rifiutando di spendere il tempo che le rimaneva sotto il controllo del "complesso medicoindustriale". Il governatore democratico dell'Oregon John Kitzhaber è anche un medico ed è uno di coloro che più si stanno impegnando nella battaglia per ottenere un sistema federale di assistenza malattia esteso a tutti. Ed ha anche il coraggio di affrontare il tema spinoso del costosissimo trattamento ospedaliero del "fine vita", mettendo in evidenza come "l'1% dei malati che si trovano in quella condizione costano attualmente il 35% del totale della spesa medico- sanitaria." Si tratta di 67 miliardi di dollari - quasi un terzo della spesa del "Medicare" - diretta ai pazienti che si trovano negli ultimi due anni della propria vita. Non so quanto in Italia si spenda negli ospedali per assistere i malati terminali. E' possibile che in Italia sia possibile farli tornare a casa, fornendo loro tutta l'assistenza domiciliare necessaria. Se così e' probabilmente le cose sono differenti a seconda della regione in cui il malato vive. Ma mi domando, quanto ha giocato il "complesso medico ospedaliero" (specialmente quello degli ospedali cattolici sovvenzionati) per tenere in vita e "per forza" Eluana Englaro? E mi domando ancora: non è che alla fine la guerra santa intrapresa dal Vaticano a favore della cosiddetta "santità della vita" ed impedire quindi che ciascuno possa decidere come morire mediante il testamento biologico, non sia solo la scusa per evitare di far perdere un sicuro guadagno agli ospedali cattolici convenzionati?  
Giovedì, 12 novembre, 2009 - 12:30
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