Un altro modo di radicarsi sul territorio

di Vittorio Ceradini

 Nel 2003, saputo dell’esistenza dell’Associazione, non ho avuto dubbi sulla naturale mia iscrizione anche perché mi sembrava ovvio che un docente e ricercatore universitario dovesse aver cura della propria libertà. Mi chiesi se il mio ambito di ricerca (il restauro architettonico apparentemente lontano dalle tematiche fondamentali dell’associazione) poteva essere in qualche modo utile alle finalità della nostra Associazione. Per alcuni anni mi sentivo comunque a posto con la coscienza versando la mia quota utile a sostenere l’operato di persone capaci. Costituita la “Cellula disabili Roma” (con l’eccezionale spinta di Mina, il movimentismo di Staderini, la passione di Luisa, Luisella, Gustavo, Cristiano) ho trovato finalmente il mio ruolo: raccolta di dati sperimentali, elaborazione dei dati raccolti, proposta semplice e razionale del problema. Possiamo anche dire che mi sono posto come tramite tecnico-scientifico per riconoscere ed utilizzare una delle infinite strade possibili che consentono il passaggio “dal corpo dei malati, al cuore della politica”. Il problema specifico che ci siamo posti è il seguente: come fare in modo che i politici locali possano far qualcosa per rendere accessibili ai cittadini disabili le 460 fermate di autobus presenti nel centro storico di Roma. 

Mercoledì, 11 novembre, 2009 - 19:17
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