Un Locked-in abruzzese (nei giorni del terremoto)

di Severino Mingroni

Pensavo di non scrivere in questa rubrica per almeno un mese, perchè sono troppo coinvolto emotivamente dal terremoto abruzzese: infatti, risiedo nella provincia di Chieti, ma sono nato a L'Aquila nel 1959, ché mio padre era di un piccolo paese a soli 18 Km da tale città. Ancora, a L'Aquila sono stato studente di Biologia per tre anni ed usciere universitario per più di quattro. Quindi, a maggiore ragione mi chiedo: è possibile evitare i morti, le distruzioni, i danni e tutti i disagi notevoli conseguenti ad un evento sismico tale? Molto probabilmente, in Stati come il Giappone e la California la risposta sarebbe positiva, ma non in Italia. Dico ciò, soprattutto dopo aver visto i due Convegni di Radicali Italiani "Piano casa, rottamazione edilizia e riforma della legge sul governo del territorio" del 6 aprile scorso - e pubblicato come inserto in questo numero di Agenda Coscioni - su radioradicale.it, “La nuova L'Aquila e la sfida della ricostruzione” del 30 maggio passato. Dei due Convegni, segnalo in particolare gli interventi del professor Aldo Loris Rossi. Quindi, dopo essermi abbastanza documentato, mi sembra di poter condividere l'opinione che il nostro non è purtroppo un paese governato e amministrato secondo la cultura della prevenzione, bensì secondo quella della emergenza, almeno fino ad ora. Che dire poi che non si voglia usare, e pubblicizzare finalmente in maniera adeguata, la parte dell'8 per mille delle nostre dichiarazioni dei redditi che spetta allo Stato per reperire fondi anche per calamità naturali come certi terremoti? Infatti, tale parte dell'8 per mille, dovrebbe essere destinata alle seguenti quattro finalità: fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione dei beni culturali. E, l'evento sismico de L'Aquila, è di certo una calamità naturale, che ha pure danneggiato beni culturali. Mi domando: l'8 per mille di chi lo destina allo Stato, viene davvero usato per le quattro finalità originarie? E poi, esso non viene pubblicizzato per niente da parte dello Stato per non far concorrenza alla Chiesa cattolica? È questa la domanda (sebbene retorica).

Martedì, 9 giugno, 2009 - 19:09
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