Per un'Organizzazione Mondiale delle Migrazioni

Tina Santoro

Nel terzo millennio la riproduzione non può essere dettata esclusivamente da fattori naturali». Così si esprime il senatore e demografo Livi Bacci in un'intervista rilasciata ad Agenda Coscioni, nel tentativo di fare luce sui fallimenti passati e i presupposti futuri nell'affrontare il tema demografico.

La demografia è stata la grande assente al vertice di Copenhagen, come da molti sottolineato, l’argomento non è stato direttamente trattato al Cop/15 . Da cosa dipende, nello specifico, l’assenza di questo argomento ai vertici su clima e alimentazione?

Posso immaginare varie ragioni che spiegano l’assenza di dibattito sui temi demografici, alcune di natura politica, altre più tecniche. Alcuni temi demografici sono di natura, come si usa dire, “sensibile”, come quello della pianificazione familiare e della “salute riproduttiva”, o il tema delle migrazioni internazionali. Si tende dunque a non complicarsi la vita aggiungendo alle numerose controversie sul tappeto altri motivi di dissenso. C’è anche una pericolosa specializzazione nell’ambito dei grandi temi che riguardano il futuro dell’umanità, che si riflette in una specializzazione istituzionale delle varie agenzie che “monopolizzano” la discussione su ciascun grande tema: sviluppo, alimentazione, ambiente, clima, popolazione: come se essi non fossero – invece – intimamente e indissolubilmente legati. Nel vertice di Copenaghen la demografia è – per così dire – “sottintesa”, nel senso che l’evoluzione futura della popolazione è incorporata nei vari modelli, come variabile esogena e indipendente.

Ripercorriamo gli ultimi summit internazionali in materia di demografia. Quali sono stati i passaggi e le fasi più importanti degli ultimi decenni?

Sui temi demografici la discussione, naturalmente, è sempre aperta. Ma l’epoca dei grandi summit internazionali – ricordo le conferenze ONU del 1974 a Bucarest, del 1984 a città del Messico e del 1994 al Cairo – è, credo, chiusa. Credo anche che questo sia un bene. In primo luogo, perché in questi vertici non si è mai affrontato di petto il tema delle migrazioni internazionali, l’unica variabile sulla quale gli accordi tra paesi o tra regioni possono dare grandi risultati. In secondo luogo, perché oramai alcuni punti fondamentali sono acquisiti: tra questi il diritto individuale a libere scelte riproduttive. Come poi questo diritto individuale venga declinato dai vari paesi è un problema che attiene ai diritti umani e va discusso in altre sedi.

C’è stato, a suo avviso, un fallimento da parte delle istituzioni internazionali nell’affrontare il tema demografico?

E’ implicito in quanto detto. Il tema delle politiche internazionali sulle migrazioni è stato sempre tenuto fuori, considerandolo una “riserva” di ciascun paese come se, invece, per ogni migrante internazionale, non ci fossero almeno due paesi coinvolti, quello di partenza e quello di arrivo! Ma non a caso non c’è mai stata una volontà politica di creare un’autorevole organizzazione internazionale per la regolazione delle migrazioni, così come si è fatto per l’altra grande componente della globalizzazione, con la creazione della OMC, (organizzazione Mondiale del Commercio, ndr).

Quali sono le sue considerazioni sull’efficacia o l’inefficacia delle politiche demografiche (ad esempio family planning, controllo delle nascite, etc.)?

Le analisi mostrano che queste politiche, quando armonizzate con le altre politiche di sviluppo – istruzione, welfare, diritti individuali e delle donne in particolare – danno buoni frutti e accelerano inevitabili processi di crescita individuale e sociale. E’ impensabile, nel terzo millennio, che la riproduzione sia dettata esclusivamente da fattori naturali!

Apocalittici e negazionisti sul tema della crescita demografica. Prendiamo ad esempio due economisti come Eberstadt e Bauer, secondo cui la tecnologia può disinnescare gli effetti più deleteri della sovrappopolazione e lo sviluppo economico è il vero antidoto all’esplosione demografica. Lei su quali posizioni si trova rispetto a queste visioni?

Non ho nessuna simpatia per i fondamentalismi applicati ai processi sociali. Lo sviluppo economico e la tecnologia possono risolvere tutto? Forse, ma il piccolo dubbio che non essere in grado di regolare le proprie scelte riproduttive possa rallentare quello sviluppo economico che dovrebbe risolvere “gli effetti più deleteri della sovrappopolazione” bisognerebbe che questi economisti lo coltivassero!

Massimo Livi Bacci è Senatore della Repubblica eletto nel Pd e professore di demografia all'Università di Firenze. Dal 1973 al 1993 è stato segretario generale e Presidente della International Union for the Scientific Study of Population (IUSSP), nota società scientifica di studi demografici, di cui è poi divenuto presidente onorario. In questa veste è stato il responsabile organizzativo e scientifico delle conferenze mondiali quadriennali del Messico nel 1977, di Manila nel 1981, di Firenze nel 1985, di New Delhi nel 1989, di Montreal nel 1993, ed ha istruito la fase preparatoria della conferenza di Pechino nel 1997.
 

Venerdì, 8 gennaio, 2010 - 17:38
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689791, Fax. +39 06.68805396, Email info [at] lucacoscioni.it