USA. CHIESA E GIUSTIZIA

Vaticano alla sbarra

di Valentina Stella

La Corte Suprema respinge la richiesta di immunità da parte del Vaticano in un caso di pedofilia e apre la possibilità per un processo civile alle gerarchie della Santa Sede 

Vaticano sul banco degli imputati. Questo il verdetto delle Corte Suprema americana che il 28 giugno si è pronunciata sul caso dell’Oregon, “Anonimo contro Santa Sede”. Ricostruiamo in breve i fatti: nello scorso numero di Agenda Coscioni avevamo parlato della richiesta, da parte del governo Usa, del diritto di immunità al Vaticano, in quanto stato estero, in una disputa legale che vedeva coinvolti preti pedofili. Nel 2002 un cittadino dell’Oregon aveva denunciato un sacerdote, Andrew Ronan, per gli abusi sessuali subiti all’età di 15 anni. L’accusa era stata estesa anche al Vaticano, in quanto avrebbe provveduto a trasferire il prete dall’Irlanda a Chicago, e infine alla diocesi di Portland, pur essendo a conoscenza di numerosi casi di pedofilia nei quali il reverendo era coinvolto. I legali della Santa Sede, invece, come linea difensiva, avevano invocato l’immunità diplomatica, sulla quale si era espressa favorevolmente l’amministrazione Obama. Nel frattempo il sacerdote accusato era morto ma l’azione legale proseguiva, considerando il Vaticano corresponsabile degli abusi.

ll caso è così giunto alla Corte Suprema, che ha stabilito che la Santa Sede, in questo circostanza, non è coperta dall’ immunità diplomatica concessa agli Stati sovrani; dunque si aprono le porte per un processo civile a esponenti delle alte gerarchie vaticane, che potrebbero essere chiamati a testimoniare in aula ed eventualmente a risarcire le vittime. Ora il fascicolo torna alla Corte dell’Oregon per una nuova delibera che tenga conto di quanto prescritto dalla Corte Suprema. Le reazioni da ambo le parti non si sono fatte attendere: “L’azione della Corte è una risposta alle preghiere di migliaia di sopravvissuti alle molestie sessuali dei preti che finalmente avranno una chance di avere giustizia”. Così Jeff Anderson, l’avvocato protagonista dell’accusa alla Santa Sede; “ringraziamo i giudici - ha proseguito - per il coraggio con cui hanno lasciato che l’azione legale vada avanti. Finalmente c’è una possibilità di giustizia, c’è la possibilità di chiudere le ferite”. Opposta la valutazione dell’avvocato del Vaticano, Jeffrey Lena: «La Santa Sede non paga lo stipendio del prete, né la sua pensione, né esercita un controllo sul suo operato». Il binomio preti-pedofilia sembra dunque non doversi sciogliere a breve.

 

Lunedì, 12 luglio, 2010 - 16:21
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