''Episodi come questo dimostrano che l’aborto clandestino continua ad esistere e questa donna non sarebbe morta se si fosse rivolta ai servizi’’. Così il ginecologo torinese ed esponente radicale Silvio Viale, noto per le sue battaglie a favore della RU486, è intervento sulla morte della nomade romena, avvenuta il 2 dicembre, che sarebbe seguita ad un’assunzione massiccia di Cytotec. ‘’Occorre garantire - ha proseguito Viale - un maggiore accesso ai servizi senza atteggiamenti giudicanti, poiché le continue polemiche antiabortiste creano timore e diffidenza. Occorre offrire l'aborto farmacologico nei nostri ospedali e mi auguro che nessuno voglia strumentalizzi la questione del Cytotec''. ‘’Per quanto è noto, - spiega - la morte di questa donna è probabilmente dovuta a una rara complicazione asmatica e non al meccanismo abortivo. Una eventuale emorragia avrebbe potuto indurre la donna a cercare assistenza, ma non causarne la morte’’. Per quanto riguarda il Cytotec, Viale sottolinea: ‘’di non usarlo e di rivolgersi ai servizi, ma so che in molte parti d’Italia ciò non è facile, per cui non mi stupisce che alcune donne preferiscano o siano costrette a prendere questa scorciatoia. In questi casi occorre spiegare e sapere che si devono usare dosi basse e prolungate perché l’effetto abortivo si verifica in molte ore e spesso in giorni, evitando l’errore di aumentare la quantità e ravvicinare le dosi.”