Il nuovo Governo

Berlusconi, il governo, i cattolici

di Gianfranco Spadaccia

Riflessioni sul nuovo Governo Berlusconi, dove vive il timore, da parte cattolica e teocon, che la composizione ministeriale possa rivelarsi assai meno cedevole sulle grandi questioni sulle quali la Chiesa esercita pressione

Ha cominciato Giuliano Ferrara a denunciare l'assenza di politici dichiaratamente cattolici nel nuovo Governo Berlusconi e al Foglio si è subito affiancata Famiglia Cristiana, il settimanale che se non può vantare l'ufficialità dell'Avvenire è tuttavia di gran lunga l'organo di stampa cattolico di maggiore diffusione non solo nelle parrocchie ma anche nelle edicole. È singolare, in effetti, il contrasto tra il pullulare di ministri cattolici (nelle diverse versioni di cattolici adulti, cattolici moderati o cattolici integralisti) nel precedente Governo Prodi e nella maggioranza di centro-sinistra e l'assenza di ministri ufficialmente legati alle Gerarchie nel Governo attuale.

 

Le proteste dei cattolici

Si direbbe - a sentire queste lamentele - che ci sia da parte cattolica e da parte teocon il timore che il nuovo Governo di centrodestra possa rivelarsi assai meno cedevole sulle grandi questioni sulle quali la Chiesa cattolica esercita la sua pressione nei confronti dello Stato di quanto si potesse immaginare.
Questo sospetto ha preso corpo dopo il triplo no di Berlusconi a Formigoni. Il Presidente della Regione Lombardia si era presentato al Senato con la niente affatto celata ambizione di trasmigrare dal Pirellone di Milano a Palazzo Madama a Roma come seconda carica dello Stato, speranza e ambizione che era condivisa anche dalla Lega perchè il trasferimento a Roma di Formigoni avrebbe automaticamente portato allo scioglimento del Consiglio Regionale e a nuove elezioni, dalle quali Bossi si aspettava un ulteriore rafforzamento leghista e la successione di Castelli alla Presidenza della Regione. Ma è proprio questo ulteriore rafforzamento, quasi automatico dopo il successo ottenuto alle elezioni politiche, che il Presidente del Consiglio ha voluto evitare rinviando la prova elettorale e guadagnando tempo da qui alla scadenza della legislatura regionale.
E' comprensibile che Berlusconi non voglia squilibrare i rapporti di forza interni alla maggioranza a favore della Lega nella sua Lombardia e nell'intera Italia settentrionale.
Per questo ha respinto anche la richiesta subordinata di Formigoni, quella di entrare nel governo come ministro della salute, una posizione strategica per decidere e orientare le decisioni del Governo sulle questioni bioetiche, dalla legge 40 alla legge 194, e gli ha praticamente imposto di rimanere a Milano ad esercitare le sue responsabilità di Presidente della Lombardia.
A questo punto Formigoni e la Compagnia delle Opere hanno tentato di insediare a questo ministero il deputato di Comunione e Liberazione (ma esiste ancora una CL autonoma dalla Compagna delle Opere?) Maurizio Lupi. Ma a Lupi è stata concessa solo una vice presidenza della Camera. Ed è stato il terzo no.

Scomparso il Ministero della Salute

Forse, proprio per le aspettative politiche e di potere che si erano create intorno a questo ministero (vi aspirava anche la Brambilla), il Presidente del Consiglio ha deciso di cancellarlo pensando prima di affidare le deleghe della salute, ricomprese nel ministero del welfare, a un vice ministro (ma la nomina di tutti i vice ministri è stata congelata) per poi affidarle a un sottosegretario, Ferruccio Fazio, autorevole rappresentante del San Raffaele di Milano, uno dei più importanti centri di ricerca e istituti sanitari del paese, ugualmente potente ma sicuramente meno "allineato" della Compagnia delle Opere.
La decisione di cancellare il ministero della salute è stata una decisione assai grave, come ha denunciato Ignazio Marino (l'unico a farlo), perché priva il sistema sanitario nazionale e le Regioni di una responsabilità politica nazionale di indirizzo e di coordinamento.
Per questo è augurabile che al più presto il sottosegretario sia promosso a una condizione ministeriale o viceministeriale in una condizione che gli dia l'autorevolezza di trattare almeno da pari a pari con presidenti e assessori regionali e con i ministeri che si occupano della finanziaria e della ricerca.

Il triplice no

Il triplice no a Formigoni presidente del Senato, a Formigoni ministro della salute e a Maurizio Lupi in questo stesso incarico sembrerebbe dunque giustificare le preoccupazioni del Foglio e di Famiglia Cristiana (né si può pensare che questi tre no possano essere compensati dalla nomina di due sottosegretari: uno, Giovanardi, con deleghe alla famiglia e alla droga e un altro, Eugenia Roccella, con delega alle questioni di bioetica). Ma è davvero così? Ha probabilmente ragione invece don Gianni Baget Bozzo che rimprovera agli autori di queste lamentele di guardare indietro a un veteroclericalismo che affidava alla Democrazia Cristiana la rappresentanza al vertice dello Stato della dottrina della Chiesa. Quel cattolicesimo politico è definitivamente tramontato e non è risuscitabile.
La strategia della Chiesa si affida oggi invece a un'interlocuzione diretta con i poteri dello Stato e a un condizionamento che si rivolge a entrambi gli schieramenti. Del resto era stato proprio un autorevole rappresentante della gerarchia a dire che alla Chiesa importa molto poco la "coerenza" dei politici cattolici nella loro vita privata purché le loro decisioni si muovano nella direzioni indicate dalla CEI e dal Pontefice.
Ma a questo punto cade anche la distinzione fra politici cattolici e non: un agnostico per ragioni di convenienza e di potere può rivelarsi addirittura più affidabile di un cattolico ancorato a certi valori (pensiamo al trattamento degli immigrati o ai rom, questioni esplose in questi giorni che certo non costituiscono priorità della Chiesa ufficiale nei rapporti con il Governo e il Parlamento). E paradossalmente la presenza di cattolici legati direttamente alla Chiesa finisce per acquistare, in termini di condizionamento da parte delle Gerarchie, assai maggiore importanza all'interno del centro-sinistra che all'interno del centro-destra.

Il Governo del Presidente

In questo quadro è comprensibile che Berlusconi - che oggi dispone di più forza e autonomia all'interno della propria maggioranza di quanta ne abbia mai avuta nessun presidente del consiglio di centro-sinistra e non ha più bisogno di appoggiarsi a poteri esterni per legittimarsi come nel 1994 o nel 2001 - non abbia voluto creare questa volta alcun diaframma fra sé e la Chiesa e non abbia voluto delegare ad alcun cattolico moderato o cattolico integralista i rapporti fra il suo Governo e il Vaticano, fra il suo Governo e le Gerarchie ecclesiastiche.
Questa scelta è assolutamente in linea con quella (o dentro al PdL o fuori dalla coalizione) davanti alla quale era stato posto Pierferdinando Casini prima delle elezioni. Nella nuova coalizione di centrodestra non c'era posto per una forza autonoma di cattolici.

Il Papa

Naturalmente non dobbiamo farci illusioni. La Chiesa e il papa hanno subito alzato il tiro sulla legge 194 e sembrano voler andare rapidamente all'incasso. Il loro successo non è però automatico. Molto dipenderà dalle valutazioni di opportunità di Berlusconi e molto, naturalmente, dipenderà dal farsi valere di una opposizione dichiaratamente laica in Parlamento all'interno del PD e fuori di esso e dal formarsi e manifestarsi di una opinione pubblica laica, liberale e libertaria nel paese.

Mercoledì, 4 giugno, 2008 - 18:50

commenti

Ho lettol'articolo di Gianfranco Spadaccia

Un commento da una che e' fuori dalla poltica attiva da anni. Un commento di politica spicciola. Sembra dai giornali che il Governo precedente dava piu' apertura alla Chiesa. Speriamo che Berlusconi continui cosi'.Io sono una che non l'ha mai votato. Ho 55 anni ed ho votato sempre radicale da quando avevo da 21 anni. Arrivai al Partito Radicale e venivo dalla sinistra ma ora la sinistra dove sta.. Spero che Berlusconi ricordi (se non sbaglio )che un tempo era liberale. Paola Greco

Berlusconi e i cattolici

Benchè possa essere un plauso per Berlusconi il non aver introdotto nel governo ministri filocattolici, o presunti tali, non bisogna dimenticare con chi abbiamo a che fare: un presidente che detiene nel mondo civilizzato (?) più potere mediatico e non solo, di qualsiasi altro presidente nella storia dell'Europa. Per cui chiesa o non chiesa le sue capacità di far prevalere nel paese, sia a livello politico che popolare, le Sue opinioni sono ben aldilà delle nostre più rosee previsioni. La destra e in particolar modo la Lega hanno già mostrato in poche battute (siamo solo al primo mese di governo) qual'è il pensiero dominante di questo governo che si può riassumere in: caccia all'immigrato e alle prostitute, imbavagliamento della magistratura, programmi nucleari (ma non c'era un referendum in cui il popolo aveva votato no?), ponti inutili e in odore o meglio puzza di mafia, modifiche alla (a mio parere intoccabile) legge sull'aborto. La chiesa ha fatto sentire la sua voce sui clandestini ma solo per fare presenza, in realtà non credo che si interessi molto all'argomento e del resto questo governo anche se non ha esponenti prettamente cattolici farà comunque in buona misura ciò che la chiesa predilige, perchè la chiesa cattolica quella peggiore (tranne qualche, purtroppo raro, caso di sacerdoti illuminati) è sempre stata politicamente più a destra che non a sinistra. E del resto il governo precedente si sarebbe tranquillamente potuto associare più alla vecchia Democrazia Cristiana che non ad un governo di sinistra ed è per questo che è stato fallimentare, di sinistra non ha fatto praticamente nulla e ha deluso le aspettative di tutti, dando mano libera al ritorno di colui che doveva essere, fin dalla prima legislatura, ineleggibile! L'Italia si è ridotta ad essere, da qualunque parte si guardi, la Repubblica delle Banane e le scimmie (di destra e di sinistra) siedono in parlamento mangiandone a più non posso. Si abolisca il concordato fatto da Mussolini con la chiesa cattolica! Si faccia un decreto per un massimo di due mandati per ogni legislatura, finito il quale il signori ministri o senatori se tornano a casa a fare il lavoro che facevano prima, lasciando a chi ha nuove idee, aspettative e soprattutto è politicamente "vergine" e quindi fuori dal regime di ricattabilità, la possibilità di governare diversamente questo paese che non ne può più di vedere da quarant'anni le stesse facce!
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