Bruno Tescari, Concentrarsi sui diritti umani


Sommario: 
Vogliamo essere i combattenti per la libertà della ricerca scientifica tout court come propone Corbellini, oppure concentrarci sulla ricerca capace di dare speranza di vita e di qualità della vita, per eliminare il più possibile la sofferenza? Dobbiamo mettere l’accento più sulle parole della libertà di ricerca oppure su quelle della sofferenza da eliminare e sul diritto di ciascuno di sceglierne la modalità?
Testo Intervento: 
Sono uno degli iscritti della Coscioni dalla prima ora. Sono stato attratto da due parole inserite nel suo logo: “fini terapeutici”. In ciò è insito il mio parere sulla proposta centrale di Corbellini come l’ho intesa e sulla risposta fornita da Emma. Corbellini suggerisce di impostare la battaglia della Coscioni sulle parole “libertà della ricerca scientifica”, senza ulteriori aggiunte. E suggeriva, come esempio, i temi del nucleare e degli OGM. Io penso che questo Congresso debba riaffermare l’identità della Coscioni, riaffermare i suoi obiettivi e, come logica conseguenza, gli strumenti della battaglia tenendo presente che in Italia vi sono troppi “appestanti”, moltissimi “appestati” e pochi combattenti. Per quanto concerne l’identità: vogliamo essere i combattenti per la libertà della ricerca scientifica tout court come propone Corbellini, oppure concentrarci sulla ricerca capace di dare speranza di vita e di qualità della vita, per eliminare il più possibile la sofferenza? Dobbiamo mettere l’accento più sulle parole della libertà di ricerca oppure su quelle della sofferenza da eliminare e sul diritto di ciascuno di sceglierne la modalità? Se dovessimo scegliere le prime dovremmo quantomeno chiedere garanzia sulle eventuali applicazioni negative per la salute. Ad esempio, cosa succede e dove vanno le scorie del nucleare? Sin quando ciò non mi sarà chiaro e convincente, personalmente sarò contrario ad una ricerca scientifica che si limiti a rendere più conveniente sul piano economico l’energia nucleare. E non sono nemmeno convinto che allargare la battaglia ai temi della ricerca scientifica – cosa più consona ad un Partito – sia più attraente per nuovi iscritti che concentrarci sulla ricerca scientifica per battere la sofferenza ed assicurare il diritto a ciascuno di decidere della propria “fine vita” resa insopportabile dall’agonia dolorosa e senza speranza. Invece, sono convinto che con la seconda scelta noi entriamo con forza anche nella battaglia per la laicità dello Stato, poiché ci costringe a contrastare la cultura fondamentalista ed integralista ecclesiastica che avvelena la Politica italiana, prona davanti alla dittatura vaticanense. Il linguaggio per sostenere la tesi di una ricerca libera finalizzata alla salute è più convincente, più semplice – anche se capita di ascoltare in TV interventi astrusi nella loro involuta scientificità – più “popolare” di quello utilizzato per spiegare come con il nucleare la bolletta elettrica ci costerebbe una manciata di euro in meno: questo passa per la testa, quello passa per il cuore e lo stomaco; questo ci fa ragionare, quello ci sconvolge e ci appassiona. Ed allora, sì al concentrarsi sulla libera ricerca sulle staminali ed altre, al bio testamento, alla eutanasia, alla laicità, alla libertà di poter scegliere il proprio destino finale. Una Associazione deve diversificarsi da un Partito. E lo fa fissando l’obiettivo e una volta raggiuntolo o perduto definitivamente dovrebbe sciogliersi o riorganizzarsi per altri obiettivi. Se non è così, in cosa si differenzierebbe da un Partito? Solamente per la non partecipazione al momento elettorale? E’ risaputo che da oltre trent’anni io mi occupo del problema politico e sociale della disabilità e degli handicaps. Quando sono ospite di convegni su questo tema ho l’orgoglio di dire che sono componente della Coscioni. Ne ho l’orgoglio, perché essa punta al centro del problema “Diritto e Salute”. Lo fa unendo Libertà e Fini Terapeutici; e lo fa non in modo astratto e generico bensì parlando del “corpo”, così nobile anche quando sta inerte nel letto. La Coscioni è impegnata anche sul fronte della disabilità. Ma a noi disabili non occorre un’altra Associazione in più che si batta per i nostri diritti (e doveri): da 15 anni in Italia si sono costituite Federazioni che raccolgono tutte le Associazioni nazionali e moltissime locali, impegnate per i diritti delle persone con disabilità; e lo fanno con esperienza e sul territorio, anche nazionale ed europeo. La Coscioni rischia – anzi, qualche volta l’ha fatto – di operare su aspetti poco significativi e pregnanti (ad esempio, la campagna “No escort” nel trasporto romano è sbagliata perché non esiste una delibera che obblighi il disabile ad essere accompagnato ed è incomprensibile nel suo slogan tratto dai media); di non aver messo a punto il proprio ruolo in un mondo associativo denso, esperto, ben introdotto nella politica. Invece, io mi attendo dalla Coscioni ciò che quel mondo non può o non vuole dare; essa può essere una Organizzazione che tenta di sciogliere i nodi più profondi che legano il nostro corpo, innalzando la bandiera della “Libertà di poter scegliere”: si concentri sulla battaglia per la Assistenza autogestita quale presupposto per la Vita Indipendente (su ciò ho presentato una PdL al Consiglio Regionale del Lazio), per un Nomenclatore flessibile ed aperto, per le costruzioni senza barriere e l’eliminazione di quelle esistenti (occorre costringere il Ministro Matteoli a rendere conto dell’apposito Regolamento elaborato dall’associazionismo e dalle Regioni e dormiente da tempo nei cassetti del suo Ministero), per la libertà di circolazione anche con modifiche al Codice della Strada, per la libertà di istruzione, per la possibilità di garantire un “Dopo di noi e durante noi” non più angoscioso. Il tutto, a partire da un Convegno che punti all’attuazione della Convenzione ONU “Tutela dei diritti delle persone con disabilità”, da tenersi possibilmente il 13 Dicembre prossimo quale data che dia nuovo vigore alla lotta per la libertà dall’handicap: oggi viviamo una crsi economica ma da sempre viviamo la crisi dei Diritti Umani. Sono questi, a creare possibilità di sviluppo: non l’inverso Insomma, una Coscioni intesa non già ad allargare il proprio campo d’azione ma a concentrarsi sui soli temi che attraversano la vita di ciascuno, memore che non c’è Libertà laddove non c’è Diritto ma anche dove c’è profonda Sofferenza. Rinnovo il mio impegno con essa, chiedendole solo di poter dare tutto il mio apporto.

2 commenti

No Escort

Bruno, tu scrivi:

la campagna “No escort” nel trasporto romano è sbagliata perché non esiste una delibera che obblighi il disabile ad essere accompagnato ed è incomprensibile nel suo slogan tratto dai media);

credo che ci sia un malinteso. Nessuno dice che "esiste una delibera che obblighi il disabili a essere accompagnato". Abbiamo solo fatto una prova in alcune fermate dell'autobus del centro storico e abbiamo constatato che sono inaccessibili alle carrozzine, a meno che ci sia un accompagnatore o un gentile passante.

Marco

 

L'attenzione all'ambiente dovrà diventare centrale per tutti

Faccio mia questa affermazione di Bruno Tescari:

"... cosa succede e dove vanno le scorie del nucleare? Sin quando ciò non mi sarà chiaro e convincente, personalmente sarò contrario ad una ricerca scientifica che si limiti a rendere più conveniente sul piano economico l’energia nucleare."

Aggiungo che anche la ricerca nel campo OGM presenta serissimi problemi, come quello della non fertlità di detrminate specie che rendono gli agricoltori schiavi delle multinazionali che producono le sementi.

Quindi, Sì alla libertà di ricerca, ma attento controllo all'applicazione delle ricerche che dovrebbero essere autorizzate solo se l'esistenza di ogni specie vivente non viene compromessa.

Credo che l'attenzione all'ambiente dovrà diventare centrale per tutti, consapevoli che le risorse sul pianeta Terra sono limitate e che il complicatissimo equilibrio che esprime la vita do ogni specie è seriamente compromesso dall'irresponsabilità di quella umana.

 

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