Cellula Coscioni di Foggia

Cannabis: alla ricerca del farmaco proibito

di Andrea Trisciuoglio

Ogni 4 ore un nuovo caso. Ne siamo circa 54 mila in Italia. Colpisce soprattutto giovani tra i 20 e i 30 anni. Si chiama sclerosi multipla la mia intrusa. Mi ritrovo spesso a parlare con altre persone che hanno questa mia stessa patologia e in quasi tutti c'è un unico desiderio: andare sempre avanti. Per la sclerosi multipla non c'è un trattamento specifico. Non esiste cura. Si usano farmaci anche per altre malattie per tentare di rallentarne il decorso. Ma molte terapie creano troppi effetti collaterali. Faccio un esempio: nel bugiardino dell'interferone che facevo fino ad un mese fa c'è scritto: "Potrebbe provocare gravi stati depressivi". Ed io pensavo: "beh, chi ha la sclerosi multipla certo allegro non è, quindi è un accentuare lo stato depressivo in cui ci si può trovare". E così via. In tanti vorremmo utilizzare un farmaco che ci aiuterebbe a stare un po' meglio. Il mio neurologo mi consigliò di prendere un farmaco che sarebbe stato utilissimo per alleviare i dolori: il Bedrocan. Il problema è che questo farmaco contiene Thc (delta9-tetraidrocannabinolo), cioè il principio attivo della cannabis, della marjuana per intenderci. Anzi, straordinario: il farmaco è marijuana! Infiorescenze di cannabis. La Cannabis - come dimostrano molti studi - ha la capacità di lenire spasmi e dolori molto forti di natura neuropatica che insorgono in malattie croniche come la sclerosi multipla. Normativa alla mano, non solo è consentita in Italia l'importazione di medicinali contenenti cannabis ma questi possono essere a carico del SSN ma c'è una norma dell'ufficio centrale stupefacenti del ministero per la salute che ne vieta il rimborso. E se un malato dovesse usare quei farmaci - senza sottoporsi all'ipocrita, lunga, macchinosa trafila burocratica rischierebbe di essere inquisito come un trafficante di droghe pesanti. Parlamentari radicali provavano a chiedere mediante un'interrogazione parlamentare perché il SSN non rimborsasse i cannabinoidi ad uso terapeutico. Chi intende utilizzare questi farmaci dovrebbe richiederne l'importazione da un Paese estero dove sono regolarmente registrati, pagandoli a proprie spese e ogni confezione di uno di questi medicinali costa 480 euro. Esagerato! Quindi adesso inizio una lotta per poterla coltivare in santa pace a casa. Senza ingrassare multinazionali di farmaci (che altro capitolo si potrebbe aprire). Ritorno al caro vecchio metodo molto meno costoso anche se poco legale. Luca Coscioni affermava che ogni limitazione della conoscenza in nome di pregiudizi ideologici è un contributo al perpetuarsi di dolori e sofferenze. Non solo ci vietano speranze con le cellule staminali embrionali (vietandone la ricerca scientifica) ma continuano pure con le terapie del dolore. Capisco perchè secondo alcuni dati Istat l'Italia è all'ultimo posto tra i Paesi sviluppati per l'attenzione a queste terapie. Nel frattempo tanti malati continuano ad aspettare che molte sofferenze diventino solo un vecchio ricordo.
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Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 17:22
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