La canapa (Cannabis, L. 1753) è una pianta a fiore, appartiene alla famiglia delle Cannabaceae, dette anche Cannabinacee, ordine delle Urticales. Sull'esatta tassonomia del genere Cannabis (Cannabaceae) vi sono opinioni diverse: alcuni autori distinguono solo una specie (sativa) con due sottospecie, ciascuna con due varietà (Cannabis sativa e indica), altri dividono invece il genere in tre specie (sativa, indica e ruderalis), altri infine propongono che la specie Cannabis sativa comprenda tutti gli individui, a parte forse le varietà usate per la produzione di hashish e marijuana in Afghanistan e Pakistan, che andrebbero raggruppate sotto la specie Cannabis indica. In ogni caso, tutte le specie, sottospecie o varietà citate possono essere tra di loro incrociate dando luogo ad una progenie fertile. Prove dell'utilizzo della cannabis si hanno fin dai tempi del Neolitico. Numerose testimonianze in tutto l’arco della storia umana riportano una svariata quantità di usi, fra i quali quello terapeutico ( principalmente analgesico, sedativo, miorilassante). La coltivazione della canapa ricevette un vero colpo di grazia a seguito del Marijuana Tax Act, datato 1937, dove la si mise al bando negli USA e poi di riflesso in gran parte del resto del mondo (la famosa casa editoriale/cartaria Hearst, la maggior sostenitrice tramite i suoi quotidiani della campagna anti cannabis, aveva appena effettuato enormi investimenti sulla carta da albero). A seguito delle politiche proibizioniste messe in atto a partire da quella data, anche l’uso terapeutico ha conosciuto decenni di oscurantismo, in Italia fino al 2007, anno nel quale, con decreto del 18 aprile, due dei principi attivi presenti nella pianta, il Delta-9-tetraidrocannabinolo ed il Trans-delta-9-tetraidrocannabinolo (Dronabinol) sono stati iscritti nella nella tabella II, sezione B, delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative composizioni medicinali, considerato che “costituiscono principi attivi di medicinali utilizzati come adiuvanti nella terapia del dolore, anche al fine di contenere i dosaggi dei farmaci oppiacei, ed inoltre si sono rivelati efficaci nel trattamento di patologie neurodegenerative quali la sclerosi multipla”. Con questo inserimento si è aperto, e ancora non si è chiuso, un periodo di teorico accesso ai farmaci cannabinoidi. Teorico perché le procedure per importarlo, alla prova dei fatti, si sono rivelate complicate e costose, e resta ancora vietata, con pene che vanno dai 2 ai 20 anni, la coltivazione. L’ Associazione Luca Coscioni, insieme ad altre, conduce una battaglia politica perché il libero accesso ai farmaci cannabinoidi sia reso effettivo, sia attraverso un accesso immediato e gratuito ai farmaci, sia attraverso la regolamentazione dell'"autocoltivazione", cioè della coltivazione ai fini esclusivi di utilizzo terapeutico da parte del paziente-coltivatore.
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La storia di Elena Bentivegna ( Repubblica.it)
"Marijuana negata e io devo soffrire per un pregiudizio"
di Emilio Radice
"Per anni ho preso farmaci pesanti, che mi tramortivano. Alcuni sono poi stati tolti dal commercio perché si è scoperto che erano addirittura cancerogeni, o peggio, come il Cronassial, travolto con la storia della mucca pazza. Però per la burocrazia sanitaria tutto era ok, anche se mi avvelenavo. Mentre non andava bene che io, malata di sclerosi multipla, potessi star meglio fumando marijuana. E ancora oggi, in questo paese che si mobilita per la vita di Eluana Englaro, per me riuscire a vivere è un problema. Contro la marijuana, anche se per uso terapeutico, congiura il pregiudizio ideologico". Elena Bentivegna, psicologa, ci parla nella sua casa della campagna romana, piena dei ricordi lasciati dalla madre, la scrittrice Carla Capponi, ma anche punteggiata qua e là da bianche bombole di ossigeno, confezioni di medicine, sedie a rotelle. Sono le testimonianze del suo dramma, accanto a cui c'è l'impegno per vivere la malattia con dignità. Una lotta per sé e per gli altri come lei. Signora Bentivegna, quando ha scoperto i benefici terapeutici della marijuana? E da quando si batte per il suo uso legale? "Che la cannabis mi facesse bene l'ho scoperto da quasi trenta anni. Ero ricoverata a Mosca, nel 1980, dopo aver compreso la gravità della mia malattia. Ma non è che là avessero chissà quali cure miracolose, piuttosto erano bravi nelle terapie collaterali e nella fisioterapia. Nella mia camera c'era anche una libanese che aveva perso le gambe sotto le bombe. E lei fumava in continuazione marijuana. Beh, respirando la sua stessa aria mi sono accorta che non avevo più bisogno dei farmaci contro gli spasmi e i dolori alla schiena. E non dovevo prendere più i sonniferi. La cannabis mi faceva bene. Un neurologo poi mi confermò che sulla marijuana erano in corso test scientifici. Ecco, è da allora che mi batto per il suo uso terapeutico". Tornata in Italia ha trovato ascolto? "E' stata dura e lo è ancora. A trentatre anni avevo diplopia, vomito centrale, depressione ed ero imbottita di cortisone. Riuscii a oppormi all'interferone. Ma soltanto nell'82, in Svizzera, potei fumare di nuovo, e mi sentii subito meglio. Poi ancora uno stop e il progressivo aggravamento del mio stato di salute. Sempre peggio fino a che, nel 2001, finisco in carrozzina e mi riconoscono una invalidità del cento per cento, con diritto di accompagno. È stato allora che la mia neurologa, la dottoressa Ada Franci, del Policlinico Umberto I di Roma, ha chiesto di poter sperimentare la cannabis terapeutica". Le hanno dato il nulla osta? "All'inizio sì, poi governatore del Lazio diventò Storace e si fermò tutto". E lei ha continuato la sua battaglia... "Per me e per gli altri come me. Abbiamo anche fondato un movimento: il Pic, ovvero Pazienti impazienti cannabis. E una svolta era sembrata esserci con l'arrivo di Livia Turco come ministro della Salute con il governo Prodi. La sperimentazione della cannabis riprese a livello regionale. Ma una notevole discrezionalità venne lasciata ai presidenti delle Asl". Dunque oggi la cannabis le viene passata dalla Asl? "No, oggi posso comprare la cannabis dalla Asl RmG, a cui appartengo, ma la devo pagare uno sproposito: circa 50 euro per 5 grammi di erba importata dall'Olanda. E per portarla via devo avere un nulla osta scritto che sembra un porto d'armi. Per me vuol dire una spesa di 850 euro al mese che non posso sostenere: è come proibirmela. Il prezzo è superiore a quello dello spaccio illegale. Evidentemente - dico io - non gli si vuol fare concorrenza. E intanto sempre a Roma c'è un'altra Asl, la Rm1, che la passa gratis. Dipende, appunto, dai rispettivi presidenti. Tuttavia anche la Rm1 oggi si è fermata, travolta dalle richieste. La Regione ha dato uno stop".Conclusione? "Per concludere: senza erba devo prendere due prozac al giorno per vincere la depressione. E allora mi domando: a chi non si vuol dare noia? Possibile mai che non ci possa essere una produzione italiana, economica, con tutti i controlli di legge? Possibile che per un pregiudizio altri debbano soffrire? E mi viene in mente Eluana Englaro e la presunta difesa della dignità della vita...".
http://www.unita.it/view.asp?
Cassazione proibizionista su autocoltivazione cannabis
Guida – manuale, estrazione domestica cannabinoidi
Cannabis terapeutica: modalità di importazione
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