Soccorso Civile: cannabis terapeutica

CannabisLa canapa (Cannabis, L. 1753) è una pianta a fiore, appartiene alla famiglia delle Cannabaceae, dette anche Cannabinacee, ordine delle Urticales. Sull'esatta tassonomia del genere Cannabis (Cannabaceae) vi sono opinioni diverse: alcuni autori distinguono solo una specie (sativa) con due sottospecie, ciascuna con due varietà (Cannabis sativa e indica), altri dividono invece il genere in tre specie (sativa, indica e ruderalis), altri infine propongono che la specie Cannabis sativa comprenda tutti gli individui, a parte forse le varietà usate per la produzione di hashish e marijuana in Afghanistan e Pakistan, che andrebbero raggruppate sotto la specie Cannabis indica. In ogni caso, tutte le specie, sottospecie o varietà citate possono essere tra di loro incrociate dando luogo ad una progenie fertile. Prove dell'utilizzo della cannabis si hanno fin dai tempi del Neolitico. Numerose testimonianze in tutto l’arco della storia umana riportano una svariata quantità di usi, fra i quali quello terapeutico ( principalmente analgesico, sedativo, miorilassante). La coltivazione della canapa ricevette un vero colpo di grazia a seguito del Marijuana Tax Act, datato 1937, dove la si mise al bando negli USA e poi di riflesso in gran parte del resto del mondo (la famosa casa editoriale/cartaria Hearst, la maggior sostenitrice tramite i suoi quotidiani della campagna anti cannabis, aveva appena effettuato enormi investimenti sulla carta da albero). A seguito delle politiche proibizioniste messe in atto a partire da quella data, anche l’uso terapeutico ha conosciuto decenni di oscurantismo, in Italia fino al 2007, anno nel quale, con decreto del 18 aprile, due dei principi attivi presenti nella pianta, il Delta-9-tetraidrocannabinolo ed il Trans-delta-9-tetraidrocannabinolo (Dronabinol) sono stati iscritti nella nella tabella II, sezione B, delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative composizioni medicinali, considerato che “costituiscono principi attivi di medicinali utilizzati come adiuvanti nella terapia del dolore, anche al fine di contenere i dosaggi dei farmaci oppiacei, ed inoltre si sono rivelati efficaci nel trattamento di patologie neurodegenerative quali la sclerosi multipla”. Con questo inserimento si è aperto, e ancora non si è chiuso, un periodo di teorico accesso ai farmaci cannabinoidi. Teorico perché le procedure per importarlo, alla prova dei fatti, si sono rivelate complicate e costose, e resta ancora vietata, con pene che vanno dai 2 ai 20 anni, la coltivazione. L’ Associazione Luca Coscioni, insieme ad altre, conduce una battaglia politica perché il libero accesso ai farmaci cannabinoidi sia reso effettivo, sia attraverso un accesso immediato e gratuito ai farmaci, sia attraverso la regolamentazione dell'"autocoltivazione", cioè della coltivazione ai fini esclusivi di utilizzo terapeutico da parte del paziente-coltivatore.

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Lunedì, 19 novembre, 2007 - 18:36

commenti

La storia di Elena Bentivegna ( Repubblica.it)

"Marijuana negata e io devo soffrire per un pregiudizio"

di Emilio Radice

"Per anni ho preso farmaci pesanti, che mi tramortivano. Alcuni sono poi stati tolti dal commercio perché si è scoperto che erano addirittura cancerogeni, o peggio, come il Cronassial, travolto con la storia della mucca pazza. Però per la burocrazia sanitaria tutto era ok, anche se mi avvelenavo. Mentre non andava bene che io, malata di sclerosi multipla, potessi star meglio fumando marijuana. E ancora oggi, in questo paese che si mobilita per la vita di Eluana Englaro, per me riuscire a vivere è un problema. Contro la marijuana, anche se per uso terapeutico, congiura il pregiudizio ideologico". Elena Bentivegna, psicologa, ci parla nella sua casa della campagna romana, piena dei ricordi lasciati dalla madre, la scrittrice Carla Capponi, ma anche punteggiata qua e là da bianche bombole di ossigeno, confezioni di medicine, sedie a rotelle. Sono le testimonianze del suo dramma, accanto a cui c'è l'impegno per vivere la malattia con dignità. Una lotta per sé e per gli altri come lei. Signora Bentivegna, quando ha scoperto i benefici terapeutici della marijuana? E da quando si batte per il suo uso legale? "Che la cannabis mi facesse bene l'ho scoperto da quasi trenta anni. Ero ricoverata a Mosca, nel 1980, dopo aver compreso la gravità della mia malattia. Ma non è che là avessero chissà quali cure miracolose, piuttosto erano bravi nelle terapie collaterali e nella fisioterapia. Nella mia camera c'era anche una libanese che aveva perso le gambe sotto le bombe. E lei fumava in continuazione marijuana. Beh, respirando la sua stessa aria mi sono accorta che non avevo più bisogno dei farmaci contro gli spasmi e i dolori alla schiena. E non dovevo prendere più i sonniferi. La cannabis mi faceva bene. Un neurologo poi mi confermò che sulla marijuana erano in corso test scientifici. Ecco, è da allora che mi batto per il suo uso terapeutico". Tornata in Italia ha trovato ascolto? "E' stata dura e lo è ancora. A trentatre anni avevo diplopia, vomito centrale, depressione ed ero imbottita di cortisone. Riuscii a oppormi all'interferone. Ma soltanto nell'82, in Svizzera, potei fumare di nuovo, e mi sentii subito meglio. Poi ancora uno stop e il progressivo aggravamento del mio stato di salute. Sempre peggio fino a che, nel 2001, finisco in carrozzina e mi riconoscono una invalidità del cento per cento, con diritto di accompagno. È stato allora che la mia neurologa, la dottoressa Ada Franci, del Policlinico Umberto I di Roma, ha chiesto di poter sperimentare la cannabis terapeutica". Le hanno dato il nulla osta? "All'inizio sì, poi governatore del Lazio diventò Storace e si fermò tutto". E lei ha continuato la sua battaglia... "Per me e per gli altri come me. Abbiamo anche fondato un movimento: il Pic, ovvero Pazienti impazienti cannabis. E una svolta era sembrata esserci con l'arrivo di Livia Turco come ministro della Salute con il governo Prodi. La sperimentazione della cannabis riprese a livello regionale. Ma una notevole discrezionalità venne lasciata ai presidenti delle Asl". Dunque oggi la cannabis le viene passata dalla Asl? "No, oggi posso comprare la cannabis dalla Asl RmG, a cui appartengo, ma la devo pagare uno sproposito: circa 50 euro per 5 grammi di erba importata dall'Olanda. E per portarla via devo avere un nulla osta scritto che sembra un porto d'armi. Per me vuol dire una spesa di 850 euro al mese che non posso sostenere: è come proibirmela. Il prezzo è superiore a quello dello spaccio illegale. Evidentemente - dico io - non gli si vuol fare concorrenza. E intanto sempre a Roma c'è un'altra Asl, la Rm1, che la passa gratis. Dipende, appunto, dai rispettivi presidenti. Tuttavia anche la Rm1 oggi si è fermata, travolta dalle richieste. La Regione ha dato uno stop".Conclusione? "Per concludere: senza erba devo prendere due prozac al giorno per vincere la depressione. E allora mi domando: a chi non si vuol dare noia? Possibile mai che non ci possa essere una produzione italiana, economica, con tutti i controlli di legge? Possibile che per un pregiudizio altri debbano soffrire? E mi viene in mente Eluana Englaro e la presunta difesa della dignità della vita...".
 

http://www.unita.it/view.asp?

http://www.unita.it/view.asp?idContent=74910

Cassazione proibizionista su autocoltivazione cannabis

Riporto per esteso l'articolo linkato da Mar Cannabis, la Cassazione torna proibizionista: no alla coltivazione in casa La Cassazione sente aria di destra. E si adegua. Rimane illecito penale coltivare qualche pianta di cannabis per uso personale. Lo hanno deciso le sezioni unite della Cassazione sposando la linea 'durà nel perseguire chi pianta qualche piantina di marijuana sul balcone o nel giardino di casa. Nella sua requisitoria, il rappresentante della Procura della suprema corte, Vitaliano Esposito, aveva invece chiesto di non considerare penalmente perseguibile la coltivazione domestica. Ma il suo parere non è stato ascoltato. Con questa decisione, presa dalle sezioni unite della Suprema Corte presieduta dal Primo presidente Vincenzo Carbone, i giudice del "Palazzaccio" sposano la linea proibizionista e più intransigente nella repressione della coltivazione di piccoli quantitativi di marijuana, in contrasto con decisioni precedenti - prese dalle sezioni semplici della stessa Cassazione - che avevano depenalizzato il comportamento di chi coltiva qualche piantina. La decisione presa dalla Cassazione è contraria a molta giurisprudenza che aveva invece escluso la rilevanza penale delle coltivazioni domestiche di cannabis. Con la sentenza 40362 dello scorso anno per esempio era stato assolto un uomo che aveva coltivato qualche piantina a scopo puramente ornamentale. Il brusco dietro front della Suprema corte, che in qualche modo poteva preannunciare la decisione presa poco prima delle 13.30 di oggi, dalle sezioni unite penali, è arrivato a gennaio di quest'anno: con la sentenza n. 871 la IV sezione penale aveva infatti stabilito che per essere punito bastava coltivare una sola piantina di cannabis. La conferma da parte del Collegio esteso, presieduto dal primo presidente della Cassazione, Carbone. Si è quindi chiusa questa confusa pagina di giurisprudenza sulla questione cannabis.

Guida – manuale, estrazione domestica cannabinoidi

Estrazione domestica di tutti i fitocannabinoidi (identificate oltre 400 sostanze chimiche differenti , una settantina di tali componenti attivi appartengono alla famiglia dei cannabinoidi, molti dei quali ancora poco esaminati) presenti nella Cannabis Sativa, Indica e Ruderalis, per gli usi medici dei cannabinoidi. Le informazioni disponibili su questo testo non intendono in alcun modo istigare od indurre a comportamenti VIETATI DALLA LEGGE. L’approvvigionamento di cannabis, o suoi derivati, deve avvenire con le modalità prescritte ai sensi del DPR 309/90 e successive modificazioni. I cannabinoidi di grande interesse sono: • il Δ9 - tetraidrocannabinolo (THC, Delta 9-THC, uno dei maggiori e più noti principi attivi della Cannabis) • il cannabidiolo (CBD) • la tetraidrocannabivarina (THCV) • il cannabinolo (CBN) • il cannabigerolo (CBG) • il cannabinidiolo (CBND) • il cannabicromene (CBC) • il cannabiciclolo (CBL) • il cannabielsoino (CBE) • il cannabitriolo (CBT) • la cannabivarina (CBV) • la cannabicromevarina (CBCV) • la cannabidivarina (CBDV) • la cannabigerovarina (CBGV) • il cannabigerolo monoetiletere (CBGM) I fitocannabinoidi possono esser ingeriti (sono liposolubili), vaporizzati e fumati. Per l’estrazione dei cannabinoidi, le infiorescenze di Canapa, ( Erba, Maria, Ganja, Hemp, Kif, Grass, Shit, Mary Jane, Marijuana, etc.) devono essere asciugate completamente *. I cannabinoidi (THC,CBD, etc.) non sono idrosolubili (cioè non si sciolgono in acqua), ma lo sono nei grassi, ( Olio, burro, grassi animali e vegetali) e in alcol, etere, cloroformio, solventi derivati dal petrolio ( Esano, benzene, etere di petrolio, diclorometano, toluene, ecc... ). Questi ultimi hanno il vantaggio di essere molto più selettivi, perchè negli alcoli oltre ai cannabinoidi si disciolgono anche la clorofilla** e numerose altre sostanze. Purtroppo questi solventi sono estremamente tossici per l'organismo umano così come lo sono in genere tutti i tipi di alcol. Benché vengano fatti evaporare, i solventi lasciano sempre qualche residuo, l'unico con un grado di tossicità basso o trascurabile é l'alcol etilico. * I fiori di canapa sono asciutti quando, avvolti nel cellofan, non fanno più condensa. ** Per eliminare la clorofilla i coltivatori libanesi lasciano le piante di canapa sul campo fino a che non sono quasi asciutte. Entro questo tempo acquistano un colore marrone - rossastro ( la clorofilla è distrutta dai Raggi UV del sole ). Esistono vari metodi di estrazione: 1°) – Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con il polline dell’infiorescenza di canapa (tipologie di Hashish pregiato: il Charas [indiano], il Manali, il Malana, il Parvati [prodotti nella regione himalayana dell’India],il Kashmiri,il Nepal Temple Balls [nepalese], l’Afgano, il Pakistano) – Come si prepara: A) – durante il periodo di fioritura (è il metodo più antico e non prevede il taglio delle piante), a più riprese sfregare tra il palmo delle mani, piano, le estremità fiorite della pianta, B) – raschiare dalle mani, con apposito coltellino, la resina gommosa raccolta sul palmo delle mani; C) – raccogliere la resina di canapa (polline) in un contenitore liscio; D) – impastare la resina, manualmente, in pani; E) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino. 2°) - Estratto solido di cannabis: Hashish. Prodotto con la di resina di canapa (Cioccolato, Libanese, Libano Oro, Super Polm, Skuff, Bourbouqa, Marocco 00, Riff marocchino, il Turco, Olandese, ecc) – Come si prepara: A) – scuotere, sbattere e/o strofinare i fiori maturi della canapa femmina su una serie di setacci; B) – raccogliere la polvere resinosa in apposito contenitore; C) – comprimere la polvere, dopo averla riscaldata per permettere che le resine si fondano ed attacchino insieme, in blocchi o pani (magari con l’ausilio di mezzi meccanici); D) – sigillare la resina con cellofan, panni di canapa o lino. 3°) - Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a freddo di olio di canapa, ottenuto per mezzo di un veicolo alcolico – L'olio (3° - 4°), vaporizzato, fumato o ingerito, ha una concentrazione di cannabinoidi molto più alta del materiale di partenza ( da 5 a 10) e quindi deve essere utilizzato, in proporzione, in quantità ridotte. L'Hash - Olio ha un'apparenza distintiva del dorato - miele e dal verde scuro a quasi nero con una consistenza abbastanza solida (viscoso, simile a catrame). A temperatura ambiente è assai appiccicoso, ma una volta riscaldato è un liquido. Come si prepara: A) – far macerare l’infiorescenza (o l’ hashish) finemente sminuzzata in una soluzione idroalcolica a 95° gradi alcolici volumetrici, in 5 - 10 volumi di alcol ed 1 volume di materiale, in un contenitore chiuso (vaso, bottiglia o un recipiente di materiale neutro), in un luogo fresco e scuro per 28 giorni, il periodo di un intero ciclo lunare. B) – Trascorso il tempo previsto filtrare la soluzione in un recipiente, con un filtro di carta, un collant, oppure con un colino a maglia fine e spremere la pianta; C) – per separare la parte liquida (alcol e sostanze disciolte) si può fare evaporare l’alcol a bagnomaria ( l'alcol etilico evapora a 78,3 °C, l'acqua a 100°C ) oppure può essere recuperato in un qualunque distillatore ( in genere di vetro ) e rimarrà, comunque, sul fondo l’estratto: L’olio. 4°) - Estratto liquido di cannabis: Preparazione galenica magistrale a caldo di olio di canapa – Come si prepara: A) – mettere in un pentola l’infiorescenza sbriciolata; B) – affogarla completamente in alcol con gradazione 40° - 50°; C) – far cuocere a basso fuoco, circa 80º; D) – filtrare la soluzione e fare evaporare l’alcol restante. In questo modo, p.es., estraggono i principi attivi della cannabis per il medicinale << Sativex ® >>. Il << Sativex ® >> è un farmaco a contenuto standardizzato di fitocannabinoidi e contiene solo due forme purificate della canapa, THC e CBD. Per produrlo ( è uno spray sublinguale), estraggono i cannabinoidi sotto vacuo in un circuito chiuso, recuperando così continuamente l'alcol, e successivamente, affinché possa essere nebulizzato, lo allungano in solventi con un rapporto circa 1:1 (etanolo, glicole propilenico). Includono anche un ingrediente supplementare, l’ olio di menta piperita, che evita al paziente il “temuto” effetto psicoattivo della cannabis (High). * Il << Sativex ® >> è un prodotto industriale e l’utilizzo del “glicole propilenico” dipende dal fatto che, 1° costa pochissimo e si nasconde molto bene negli oli essenziali, e 2°, contrasta l’effetto disseccante dell’alcool nella lozione idroalcoolica. Il “propylene glycol” non esiste in natura, è un prodotto chimico. 5°) - Olio cotto di cannabis, per uso alimentare: Come si prepara: A) – ridurre l’infiorescenza di Cannabis in piccoli frammenti e metterla nella pentola; B) – aggiungere olio (o burro) quanto basta, l’olio deve coprire bene i fiori (1:10 - 1:20 – 1:30, in base alla % di THC presente nell’infiorescenza ed alla desiderata concentrazione di principi attivi); C) – aggiungere acqua, 4 – 5 - 6 cm (tanto, la si dovrà far evaporare, lentamente, tutta…), per evitare surriscaldamenti ed allungare il tempo di cottura, per una buona estrazione; D) – mettere con coperchio su fiamma bassa e far bollire; E) – quando sta per svanire l’acqua allontanare dalla fiamma il tegame, perché l’olio surriscaldato farebbe vaporizzare i cannabinoidi, far svaporare tutta l’acqua e continuare a mantenerlo caldo (a circa 80°: non bollente, no frittura!) per almeno 5 minuti; F) – lasciare macerare per 1 giorno e filtrare; 6°) – Tintura madre e tintura classica di canapa – La tintura è una preparazione liquida ottenuta mediante l'azione estrattiva dell'alcol sulla pianta intera o su sue parti (foglie, radici, ecc.). La differenza più rilevante tra la tintura classica e la tintura madre (T.M.) é nel materiale di partenza: nella tintura classica é costituito dalla droga secca, mentre nella tintura madre é dato dalla pianta fresca. In tal modo nella tintura madre vengono preservati più principi attivi. Pro. Trattandosi di una forma di estrazione molto diffusa e tra le più utilizzate in Fitoterapia. E' un preparato che si presta bene all’automedicazione e l'efficacia, nella maggior parte dei casi, è buona. Contro. Il contenuto in alcol non è irrilevante e pertanto non è adatta a chi presenta disturbi al fegato, ai bambini e a chiunque abbia problemi con l'alcol. Come si prepara: A) – La droga, viene messa a macerare, in una bottiglia o un recipiente di materiale neutro, in una soluzione idroalcolica che va dai 45° ai 70° gradi alcolici volumetrici, in relazione alla quantità d'acqua che la pianta contiene naturalmente: è necessaria quella percentuale di alcol che permette di ottenere un rapporto droga/solvente. Nella preparazione delle tinture idroalcooliche si adotta generalmente una regola fissa: per ottenere cinque parti di tintura finale, è necessaria una parte di droga (ovvero, 20 grammi di droga per ottenere 100 ml di tintura). B) – mettere la pianta a macerare per un periodo variabile, da 25 a 40 giorni. C) – filtrare la soluzione così ottenuta e farla decantare per 48 ore. In questo modo (con alcol a 45° - 70° gradi) la T.M. di cannabis agisce prevalentemente in virtù della presenza dei 330 principi attivi, diversi dai cannabinoidi, identificati nel fiore di canapa (alcaloidi, oligoelementi, etc). Ma, per sciogliere anche i cannabinoidi basta far cuocere a circa 80º la soluzione idroalcolica con i fiori di cannabis, oppure, far macerare la pianta in una soluzione a 95° gradi alcolici e, infine, per ridurre la gradazione alcolica della T.M. ottenuta, aggiungere acqua q.b. La scadenza è di 5 anni, a confezione chiusa. 7°) – Tisana - Con l’infiorescenza si può preparare, inizialmente (prima di procedere con il 2°,4° o 5° metodo di estrazione), per combinare l’azione terapeutica di altri principi attivi presenti nell’infiorescenza di canapa, un eccellente “The di canapa”, ma ricordate che, in tutte le tisane, i Cannabinoidi sono presenti in quantità minore rispetto a quella terapeuticamente attiva (non sono idrosolubili) e si preparano prima dell'uso perché si alterano facilmente. Come si prepara: A) – far bollire l' ”erba” per almeno 20 - 30 minuti, coperta aggiungendo acqua di tanto in tanto; B) – separare con il setaccio la tisana dall’infiorescenza lasciando sul fondo del tegame i pistilli e resina non disciolta nell’acqua; C) – rimettere l’infiorescenza nella pentola e continuare l’estrazione dei cannabinoidi, indifferentemente, con il 3°, 4° o 5° metodo illustrato. Nota1: tutti i processi di estrazione del THC e del CBD, per non buttare nulla, si devono ripetere almeno due volte. Nota2: I recipienti usati per la conservazione di tutti gli estratti liquidi di Cannabis, devono essere di vetro scuro (o meglio, rivestiti con nastro adesivo di colore nero coprente) con chiusura ermetica, e tenuti in un luoghi freschi ed oscuri; I farmaci, correntemente commercializzati in Italia per uso terapeutico ( Cannabis Curativa ), sono: a) Cannabinoidi naturali, Cannabis Flos: • Bedrocan ® • Bedrobinol ® • Bediol ® b) Estratto di Cannabis: • << Sativex ® >> c) Cannabinoidi di sintesi: • Marinol ® (dronabinol) • Cesamet ® (nabilone) Va fatto notare che i derivati sintetici sembrano mostrare minore efficacia e maggiore incidenza di effetti collaterali rispetto ai derivati naturali, a tutt'oggi preferiti da molti pazienti. Per informazioni dettagliate, sugli usi terapeutici della cannabis, visitate il sito dell’Associazione per la Cannabis Terapeutica [ACT]: www.medicalcannabis.it

Cannabis terapeutica: modalità di importazione

dal sito http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=16773 - ll dronabinol (Delta-9-tetraidrocannabinolo) e' un principio attivo contenuto in medicinali utilizzati come adiuvanti nella terapia del dolore, anche al fine di contenere i dosaggi dei farmaci oppiacei ed inoltre si e' rivelato efficace nel trattamento di patologie neurodegenerative quali la sclerosi multipla, Hiv, tumore e altre gravi patologie; - con decreto del Ministero Della Salute del 18 aprile 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale N. 98 del 28 Aprile 2007 il dronabinol e' stato inserito nelle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative composizioni medicinali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni ed integrazioni, recante il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope e di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza; - Il dronabinol è inserito nella tabella II del DPR 9 ottobre 1990, n. 309, che comprende le sostanze stupefacenti e psicotrope con riconosciuta attività faramacologica e cioè i farmaci, indipendentemente dal fatto che essi siano o meno autorizzati all’immissione in commercio sul territorio nazionale. La collocazione nella Tabella II afferma l’attività farmacologia di una data sostanza ed il suo potenziale utilizzo in terapia ma non significa l’automatica autorizzazione alla produzione o all’immissione in commercio sul territorio nazionale, che è regolata da specifiche norme fatte osservare dalla specifica autorità competente, Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Chi volesse quindi assumere il dronabinol dovrebbe richiederne l’importazione da un Paese estero dove è regolarmente registrato, in applicazione del D.M. 11 febbraio 1997 e successive modificazioni ed integrazioni. -in Italia solo le Asl trentine-altoatesine, l'Asl di Bolzano, quella di Crotone (Asl 5Kr) e quelle di Roma (Asl RmA e RmE) si fanno carico della spesa per quanto riguarda i farmaci cannabinoidi. Il ministero della salute in applicazione del D.M. 11 febbraio 1997 e successive modificazioni ed integrazioni, prevede il rimborso per questo tipo di farmaco. In particolare vedasi l'art 5 del D. M. 11 febbraio 1997 ; Quindi è ppossibilem importare la cannabis dall'estero, ma il costo è a totale carico del paziente. Su www.pazienticannabis.org è possibile scaricare i modelli da compilare e compilati per fare richiesta, previa autorizzazione del medico curante, alla ASL dell'importazione dall'estero. C'è una panoramica dei possibili tipi di cannabis importabile dal ministero della salute olandese. Chiedete prima alla ASL se occorre pagare il farmaco, la spedizione o nulla di tutto ciò. In bocca al lupo. Pino

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Come procurarsi la cannabis a scopo terapeutico

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La morte di Aldo Bianzino

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