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Mercoledì, 4 aprile, 2007 - 15:07

Ultimi contenuti

Nessun dottor morte per Nuvoli

Avvenire
05/04/2007
di Pier Luigi Fornari

Per evitare una strumentalizzazione politico-mediatica analoga a quella del caso di Piergiorgio Welby, il Senato sulla vicenda di Giovanni Nuvoli, ricoverato in rianimazione all'ospedale di Sassari perché affetto da sclerosi laterale amiotrofica, indica la strada «preferenziale» del ricovero in una struttura di residenza sanitario-assistenziale (Rsa). La ospedalizzazione domiciliare richiesta dal paziente, date «le criticità riscontrate» nel sopralluogo a Sassari, infatti è ritenuta praticabile solo con «un'adeguata sorveglianza sia dal punto di vista sanitario che bioetico». E’ quanto afferma la relazione, predisposta dal relatori Sandra Monacelli dell'Udc e Daniele Bosone della Margherita, approvata ieri dalla commissione di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale di Palazzo Madama.

Welby Troppo sbrigativo archiviare

Avvenire
05/04/2007
di Ilaria Nava

Non si sa quale sarà la sorte processuale di Mario Riccio, il medico che staccò la spina a Welby. Quello che oggi si sa è che non è possibile liquidare il suo operato con due archiviazioni. Come noto, l'Ordine dei medici di Cremona aveva giudicato la condotta del dottor Riccio «ineccepibile», archiviando il caso. Anche la Procura di Roma, dopo l'apertura di un fascicolo contro ignoti, aveva chiesto al gip Renato Laviola l'archiviazione spiegando che “nessun addebito debba muoversi a chi, in presenza di una impossibilità fisica del paziente, abbia materialmente operato il distacco del ventilatore automatico, in quanto l'azione è stata eseguita per dare effettività a quel diritto del paziente”. Il gip, però, ha rigettato la richiesta di archiviazione e ordinato l'iscrizione di Riccio nel registro degli indagati insieme al reato ipotizzato a suo carico: omicidio del consenziente, previsto dall'articolo 579 del codice penale, che prevede la reclusione da 6 a 15 anni per chi procura la morte di un uomo con il suo consenso. E adesso?

D 'Agostino: noi cattolici traditi Il testo del Comitato era diverso

Il Corriere della Sera
05/04/2007
di Angela Frenda

«E io che mi ero quasi scordato tutto». Francesco D'Agostino, giurista ed editorialista del quotidiano della Cei, Avvenire, usa toni ironici per spiegare quel che sta accadendo. Da presidente del Comitato nazionale di bioetica, nel 2003, riuscì a far approvare, dopo un lungo dibattito, un documento formale che invitava «il Parlamento italiano a legiferare sul testamento biologico». Era un passo avanti nel dialogo tra laici e cattolici, perché su molti aspetti era stata raggiunta una sintesi delle rispettive posizioni. «Sì — racconta D'Agostino- c' era stata una mediazione su molti punti. All'unanimità si era deciso, ad esempio, che il medico deve prendere in considerazione il testamento, ma non è vincolato a eseguirlo. Motivando però per iscritto la sua decisione. Era un modello intelligente: garantiva malato e medico. L'unica piccola eccezione c'era stata sul tema dei pazienti in coma persistente e in particolare sulla possibilità di inserire nel testamento biologico il rifiuto di alimentazione e idratazione: qui c'era dissenso. Per il resto, il nostro documento era un'ottima base di lavoro». Ma da ieri, con le parole del segretario della Cei, monsignor Betori, sul testamento biologico si assiste a un rinnovato scontro.

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