Che c’azzecca l’adozione con l'embrione?

Botta e risposta tra Il Foglio ed Agenda Coscioni sulla modifica della Legge 40

LA DICHIARAZIONE Cappato:"Ora è doveroso modificare la legge" 18 settembre 2007 L'utilizzo della parola "adozione", ora anche da parte del Ministro Turco, relativamente agli embrioni non impiantabili, è doppiamente fuorviante, sia perché genera confusione rispetto alla questione dell'adozione di bambini, sia perché si deve misurare con gli ostacoli posti dalla legge 40, rispetto alla quale la donazione di embrioni si porrebbe come vera e propria doppia eterologa, dunque vietatisssima. Non si può dunque aggirare il problema della modifica di una legge che preferisce far marcire gli embrioni che utilizzarli in altro modo. Dal momento poi che la possibilità di trovare coppie disposte ad impiantarsi embrioni altrui è tutta da verificare, e che spesso tali embrioni sovrannumerari sono assolutamente nonimpiantabili, ci auguriamo che il Ministro si voglia anche porre il problema della donazione di quegli embrioni anche a fini di ricerca.

L'EDITORIALE Il Foglio: "L'embrione è adottabile" 19 settembre Il ministro Livia Turco ha dichiarato al settimanale Grazia che è d'accordo, in linea di principio, con l'idea di "rendere adottabili gli embrioni in esubero". [...] E' molto importante che questa ragionevole posizione sia stata fatta propria dal ministro della Salute, e i suoi critici dovrebbero ricordare che, nel 2005, lo stesso Comitato nazionale di bioetica si era espresso a stragrande maggioranza (due soli voti contrari) negli stessi termini. Il principio di quel pronunciamento, così come delle parole della Turco, è che per quelle vite sospese nell'azoto liquido sussiste un diritto a nascere che va garantito, compatibilmente con la disponibilità di donne pronte ad accoglierle. Succede normalmente negli Stati Uniti, dove qualche mese fa George W. Bush ha ricevuto un gruppo di piccoli nati p r o p r i o così, perché ci sono state donne, spesso già madri di famiglia, che hanno deciso di dar loro una possibilità. Non è proprio il caso di parlare, come fa il rifondarolo Salvatore Bonadonna, di nessuna "borsa dell'embrione" o di losche compravendite, e anche il radicale Marco Cappato dovrebbe rinunciare a definire "fuorviante" il temine "adozione" applicato agli embrioni abbandonati (lui li chiama "non impiantabili" e a fuorviare è lui, perché un embrione crioconservato è sempre impiantabile: di recente è nato un bambino da un embrione rimasto congelato per tredici anni). [...]

LETTERA AL DIRETTORE Prof. Forabosco: "I diritti al concepito? Una novità confessionale" 26 settembre Al Direttore - Il precedente Comitato nazionale di bioetica (Cnb), con un documento del 18 settembre 2005, si era espresso a favore della "adozione per la nascita" degli embrioni crioconservati e residuali derivanti da procreazione medicalmente assistita. Ora anche il ministro della Salute, Livia Turco, si è detta d'accordo con l'idea di rendere adottabili gli embrioni in esubero. Il fatto ha avuto larga risonanza nella stampa, la quale non ha mancato di evidenziare come il ministro, sostenendo questa idea, si sia di fatto posto dalla parte di quanti hanno approvato e tuttora approvano il comma 2 dell'art. 1 della legge 40/2004, cardine di tutta la filosofia della legge. Con questo comma si riconoscono al concepito i medesimi diritti soggettivi che la nostra società assegna ai suoi componenti, nonostante esso - soprattutto nelle sue prime fasi di sviluppo preimpianto - sia una entità tutt'altro che chiara sul piano biologico e non definita sul piano giuridico. Da questa posizione, che può essere considerata ideologicoconfessionale, è derivato anche il divieto dell'utilizzo per la ricerca dei prodotti iniziali della fecondazione, sia freschi che congelati. Marco Cappato, dell'Associazione Luca Coscioni, in un comunicato si augurava che il ministro associ alla proposta di rendere adottabili gli embrioni in esubero anche quella della donazione per la ricerca scientifica degli embrioni crioconservati e residuali, considerato che "spesso tali embrioni sono assolutamente non-impiantabili". Su quest'ultima affermazione non è d'accordo il Foglio, scrivendo, in un editoriale del 19 settembre scorso, che "l'embrione crioconservato è sempre impiantabile", come dimostra la nascita di un bambino da un embrione rimasto congelato per tredici anni. Vi sono invece dati tecnicoscientifici consolidati che fanno ritenere corretta la conclusione di Marco Cappato. Studi ormai classici hanno stimato intorno al 20 per cento il tasso di fecondità della donna e, di conseguenza, è da ritenere che almeno l'80 per cento dei prodotti del concepimento umano in vivo non portino alla nascita di alcun bambino. Questi studi ci hanno anche detto che la maggior parte delle perdite (oltre il 60 per cento dei casi) avviene per un mancato impianto in utero dei concepiti, a seguito di una loro inidoneità biologica. E' così facile concludere che la maggior parte degli embrioni crioconservati e residuali non sono idonei a una adozione per la nascita e sono conseguentemente da ritenersi assolutamente non-impiantabili. Questi embrioni potrebbero quindi essere destinati alla ricerca. Inoltre, una parte significativa degli embrioni crioconservati muore per effetto dello scongelamento. Anche questi embrioni potrebbero essere destinati alla ricerca. Si tratta per questo di individuare dei criteri di accertamento di morte dell'embrione che renda possibile la donazione alla ricerca di singole cellule embrionali sopravviventi, stabilendo un'analogia con la donazione di organi ex mortuo. In effetti, la legge 40/2004 mentre pone chiaramente (all'art. 13) il divieto della ricerca e di ogni forma di sperimentazione non terapeutica sugli embrioni, nulla dice in merito al destino degli embrioni residuali prossimi a estinzione, né relativamente a quelli che non possono portare in nessun caso alla nascita di un bambino, per loro intrinseca incapacità di sviluppo.

LA RISPOSTA Il Foglio: "Nulla di ideologico. Basta la razionalità" 26 settembre Con rispetto per le sue opinioni e per la sua competenza di genetista, le faccio osservare prima di tutto che non c'è niente di ideologico o di confessionale nella posizione che attribuisce all'embrione umano e alla sua identità e vitalità biologica il diritto alla protezione e alla tutela della legge, se non della pietà. Basta l'argomentazione razionale, che d'altra parte può combinarsi, senza commettere reato ideologico, con la spinta etica di una fede religiosa (confessionale, anche). Non c'è studio classico che autorizzi l'emissione di seriali certificati di morte pro ricerca. E studi seri dicono che si può fare a meno di macellare carne umana embrionale.

LA REPLICA Il prof. Forabosco: "Se non è ideologia, è teologia" 27 settembre Il commento del direttore del Il Foglio merita, a mio avviso, una sia pur breve replica, poiché esso non ha sostanzialmente affrontato l'argomento oggetto della lettera - la non impiantabilità di molti embrioni crioconservati - bensì il punto chiave di tutta la filosofia della legge 40 : la personalità giuridica del concepito. Sono d'accordo con il direttore che non c'è niente di ideologico o di confessionale in una posizione che attribuisce all'embrione umano e alla sua identità e vitalità biologica il diritto alla protezione e alla tutela della legge. Osservo tuttavia che la legge 40/2004 non si limitata a questo. Con l'art.1, comma 2 assegna, infatti, al concepito i medesimi diritti soggettivi dei suoi genitori. Esso viene così giuridicamente riconosciuto come una persona ed è questo riconoscimento che ritengo derivi da una visione ideologico-confessionale dell'argomento trattato. Non c'è, a quanto mi risulta, nessuna argomentazione scientifica che consenta di concludere che l'oocita diventa una persona nell'attimo stesso in cui viene attivato e cioè nel preciso momento nel quale la sua membrana esterna viene percorsa da l'onda di depolarizzazione che dà inizio alla sua attivazione. Per gli embriologi, gli scienziati che studiano questi eventi, l'oocita attivato è e rimane una cellula - sua pure ricca di potenzialità biologiche. Concordano con questa posizione numerose legislazioni europee che riconoscono al prodotto del concepimento il diritto alla protezione e alla tutela della legge solo a fasi più avanzate delle sviluppo e precis a m e n t e q u a n d o q u e s t o prodotto si è già saldamente impiantato in utero e dopo che ha avuto inizio la formazione del corpo del futuro individuo. Per i credenti "cattolici" evidentemente non è così. Il prodotto del concepimento umano - sin dalle sue inizialissime fasi di sviluppo quando non ha ancora nemmeno avuto inizio la formazione del corpo del futuri individuo - è già "carne" umana (come dice il direttore del Il Foglio) e cioè un modo di esistere dell'essere umano davanti a Dio. Non importa che questo prodotto abbia solo il 50% delle probabilità di impiantarsi in utero e di dare così inizio alla gravidanza, né solo il 20% di probabilità di far nascere un bambino. Per questo resto convinto che l'art.1, comma 2 della legge 40/2004 risponda più ad una visione teologica delle prime fasi dello sviluppo umano che ad un razionale scientifico : ad una vis i o n e ideologico-confessionale quindi! L'occasione di questa breve replica mi consente anche una risposta alla conclusione del commento del direttore del Il Foglio secondo il quale "Non c'è studio classico che autorizzi l'emissione di seriali certificati di morte pro ricerca". Giusto il 26 ottobre 2007 il Comitato Nazionale di Bioetica ha approvato un documento dal tutolo «Embrioni alla ricerca quando gli scienziati definiranno lo stato di morte» che apre la strada alla possibilità di donare per la ricerca scientifica gli embrioni derivati da tecniche di procreazione assistita e non più impiantabili. E' proprio quanto chiedeva Marco Cappato nella sua dichiarazione che ha dato origine ha questo carteggio. Si tratta solo di iniziare lo studio scientifico per definire lo stato di morte del prodotto del concepimento nelle fasi preimpianto. Si tratta anche, io credo, di comprendere fra questi anche quelli che per le loro alterazioni genetiche, non possono in nessun caso portare alla nascita di un bambino.

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:15

commenti

embrione persona umana a tutti gli effetti secondo la Chiesa

Se l'embrione è a tutti gli effetti una persona umana con gli stessi diritti di un adulto, allora mi sembra si possa sostenere che l'embrione dovrebbe essere battezzato quanto prima, se i genitori sono ovviamente di religione cattolica. Per quale ragione ciò non avviene? O forse l'embrione dovrebbe essere considerato come se fosse un essere umano, ma in realtà ancora non lo è.
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