REPLICA A PAOLETTO


IL GIORNALE DI VICENZA

Mercoledì 30 Giugno 2010 LETTERE Pagina 62

Redigere la propria carta di vita e depositarla presso un registro comunale significa dare ai cittad

Redigere la propria carta di vita e depositarla presso un registro comunale significa dare ai cittadini la possibilità di vedere rispettate le proprie volontà secondo i principi di libertà e autodeterminazione che la nostra stessa Carta costituzionale prevede. Non solo. Sondaggi recenti e meno recenti ci dicono che sono proprio i cittadini che sentono l’esigenza di redigere il Testamento biologico.
Siamo convinte che se ancora c’è una qualche possibilità di ottenere una buona legge e di vedere riconosciuto un diritto essenziale dipende dagli stessi cittadini, che possono far sentire la propria voce e - responsabilmente e liberamente - sottoscrivere le proprie volontà di fine vita e inserire i propri nominativi nei registri comunali.
Troviamo, dunque n! on solo imprecisa, ma anche formalmente scorretta la dichiarazione del direttore del settimanale diocesano Lauro Paoletto pubblicata nei giorni scorsi. “A prescindere dai gravi problemi etici che tale scelta pone alla coscienza dei credenti – scrive Paoletto – è indubbio che l’istituzione di tale registro mediante atti meramente amministrativi sia un fatto privo di qualsiasi rilevanza giuridica e, dunque, non porti alcun concreto vantaggio al cittadino! Un atto illegittimo e inutile”.
Ricordiamo per prima cosa al direttore che se i problemi etici sono veramente gravi non si possono trascurare: inoltre, ridurre a mero atto amministrativo un’iniziativa portata in Consiglio comunale suona quasi offensivo rispetto al lavoro del Consiglio stesso.
Anche perché, siamo convinte, al contrario di quanto Paoletto esprime, che proprio al Comune e al Sindaco, nella sua veste di massima autorità sanitaria, possono far capo iniziative v! olte ad introdurre il riconoscimento formale delle dichiarazio! ni anticipate di trattamento di carattere sanitario.
I principi cui facciamo riferimento e che ci spingono a continuare sulla strada intrapresa sono affermati nella nostra Carta costituzionale, in convenzioni internazionali, come quella di Oviedo, e in alcune sentenze che sono intervenute a fare chiarezza su recenti eventi, come il caso di Eluana Englaro.
Proprio la giurisprudenza della Cassazione in merito alla vicenda Englaro ci fa ritenere, non solo utile un documento certificato delle volontà della persona, ma anche un passo essenziale per la concreta tutela di un diritto fondamentale.
In presenza di un documento con data certa e firma certa, che attesti incontestabilmente le volontà individuali, si possono evitare - e non è risultato di poco conto - complessità, lungaggini e incertezze derivanti dall’accertamento delle medesime volontà mediante testimoni. Ci spiegherà ora Paoletto cosa è illegittimo e cosa è inut! ile!
Simonetta Dezi
Rosalba Trivellin
Associazione Coscioni
 

Mercoledì, 30 giugno, 2010 - 16:43

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