Intervista a Paolo Bianco

Concorsi per pochi (già eletti)

Int. a Paolo Bianco m.parachini

Dopo l’appello lanciato dall’Associazione Coscioni altri scienziati si mobilitano- Il 7 marzo il Sole24Ore ha pubblicato una lettera-appello di scienziati al Presidente della Repubblica Napolitano in cui si chiedeva,in buona sostanza,che nessun finanziamento pubblico per la ricerca scientifica possa mai essere erogato senza un formale e regolamentato processo di peer-review e, inoltre, si sollecitava Napolitano ad istituire una singola agenzia di finanziamento, che prenda origine dalla comunità scientifica nazionale ed internazionale, per fare la valutazione e la selezione delle proposte scientifiche da finanziare.Il primo firmatario,anzi,di questa lettera appello al presidente Napolitano è Paolo Bianco, professore di anatomia patologica alla Sapienza di Roma ed è vicedirettore dell’Istituto di biologia cellulare e ingegneria dei tessuti del Parco biomedico San Raffaele di Roma.

 

Qual è stata la risposta al vostro appello?

La prima evoluzione, direi, è la grande risposta che abbiamo avuto da parte dei colleghi. Nel giro di pochi giorni sono state raggiunte 2500 firme e la lista si allunga in tempo reale; questo dimostra una cosa, che noi sapevamo perfettamente di aver messo il dito su una piaga molto aperta per un gran numero di persone. Credo si possa dire che per lo meno l'obiettivo di portare un problema, quasi "esoterico", all'attenzione del grande pubblico è stato raggiunto.

Estrapoliamo due punti dal vostro appello, per capirli meglio. Primo punto, il criterio di peerreview: è una valutazione nel merito fatta da un gruppo di persone competenti e non anonime - sui progetti di ricerca. Il Ministro Mussi ha presentato un decreto proprio su questo,ma la Corte dei Conti lo ha bocciato perché in questo decreto si prevedeva che ci fosse una valutazione dei candidati affidata a revisori anonimi. Allora, qual è la differenza tra una valutazione sottoposta a revisori anonimi e la vera e propria peer review di cui tanto invece parliamo e parlate nel vostro appello?

La differenza è radicale. È un po' come dire la differenza che c'è tra un liquido e la benzina: la benzina è un liquido, ma è benzina. In Italia l'adozione di sistemi di revisione anonima non è affatto una novità. Esiste una revisione anonima per i progetti di ricerca che si presentano al MIUR, esiste una revisione anonima per molte altre iniziative in ambito ministeriale e pubblico. Una revisione anonima non significa necessariamente peer-review, e su questo punto, una cosa su cui noi abbiamo insistito in tutte le occasioni in cui ci siamo occupati del problema, è che non basta che ci sia un revisore anonimo per fare una peer-review.

Quali sono le cose fondamentali perché ci sia peer review?

Primo, la sottrazione del processo di revisione scientifica a qualunque altro tipo di influenza politica, ideologica, di contiguità, conflitti di interesse e quant'altro. In secondo luogo, non esiste peer-review se non esiste un rigoroso regolamento che nel dettaglio escluda ognuna delle influenze negative che io ho prima citato. Questo per quanto riguarda il sistema di peer- review applicato al problema dei finanziamenti della scienza. Il problema che tu citavi, cioè quello che riguarda il fatto che la Corte dei Conti ha sollevato delle questioni circa una proposta del Ministro Mussi, dà l'opportunità anche di indicare come sia confusa la percezione di che cosa significhi peer-review nel nostro paese, perfino, diciamo, quando si tratti di persone che, come il Ministro Mussi, dimostrano una importante sensibilità politica al problema.

Ecco parliamo del decreto del Ministro Mussi, a cosa si riferiva precisamente?

Il decreto del Ministro Mussi si riferiva alle procedure di concorso per assunzione di ricercatori universitari. Intanto specifichiamo che questo è un ambito di applicazione del principio di peer-review molto diverso da quello dei finanziamenti e, se non altro, è un ambito di applicazione in cui, curiosamente, l'anonimato non fa peer-review. Cioè la peer review nell'assunzione di professori, per esempio, non è mai anonima nei paesi in cui si applica; ovunque esistono dei comitati, delle commissioni di studiosi che vengono indicati al bisogno per selezionare dei candidati, ma non lo fanno affatto in modo anonimo. Io mi sono molto sorpreso della apparente confusione di questa situazione. In realtà non c'è bisogno che i commissari di un concorso siano anonimi.

Anonimi, lo dico per chi ci ascolta, significa comunque sorteggiati all'interno di revisori interni o esterni.

Sì, i revisori scientifici, che siano anonimi o che siano scoperti, per definizione non sono mai sorteggiati, perché il principio della peer- review è che se io sono un fisico delle particelle che studia il "bosone zeta 0", il mio profilo scientifico o il profilo scientifico di un mio articolo o il profilo scientifico di una mia richiesta di finanziamenti, deve essere valutata da un fisico che si occupi del "bosone zeta 0" e non da uno zoologo. Dunque, il criterio di sorteggio, di casualità o di elezione di chi valuta la scienza, è semplicemente fuori dal mondo. Al contrario, i revisori sono attivamente scelti, e colgo l'occasione per dire che non sono mai attivamente scelti nel caso dei concorsi universitari, dove anzi, e questa è una cosa che nessuno curiosamente ha rimarcato, i membri della commissione di concorso sono eletti e a tutto il paese è sfuggita la natura profonda di questo fatto.

I commissari sono eletti da chi?

Sono eletti dai professori della disciplina. Per esempio, le discipline sono organizzate in raggruppamenti disciplinari, chiunque sia come me un professore di anatomia patologica fa parte di quel raggruppamento disciplinare. Quando si deve fare un concorso, per esempio per un altro professore ordinario, tutti i professori ordinari votano una commissione.

Votano con delle candidature o ciascuno dice il proprio nome?

Ciascuno vota chi gli pare. Allora, votare una commissione che poi seleziona dei candidati secondo un criterio di maggioranza significa adottare, nella selezione della scienza, un criterio elettorale. Mentre tutti in questo paese si sono stracciati le vesti per circa 15 anni almeno, ma forse molto di più, sui singoli episodi sgradevoli, chiamiamoli scandali, che succedono periodicamente in tema di concorso, nessuno mai ha detto una cosa elementare, che un meccanismo elettorale è proprio della politica, ma non è proprio della scienza, a meno che non si voglia, nella scienza, adottare un criterio politico, che è esattamente ciò che accade.

Dunque di fatto cosa avviene per fare un esempio?

Quando fu varata l'ultima legge di riforma universitaria, si introdusse il criterio dell'idoneità, cioè significa che una commissione identificava non solo un vincitore del concorso, ma anche altri due potenziali vincitori qualificati come idonei. Ora, forse sfugge a qualcuno che se una commissione di cinque persone deve nominare tre vincitori, lo deve fare con una maggioranze di tre su cinque, questo equivale a istituire il principio per legge che si è nominati professore in base ad un accordo tra i commissari. E' abbastanza chiaro.

Come ci si può opporre a questo?

Noi tutti viviamo in un Paese in cui tutti sanno che la responsabilità penale è personale, noi viviamo anche in un paese in cui l'unica responsabilità personale è quella penale. Allora, mentre i concorsi universitari con una frequenza astronomica finiscono nelle mani del TAR piuttosto che della Procura della Repubblica, nessuno ha mai sollevato il problema che se i commissari di un concorso compiono una scelta, dovrebbero in qualche modo risponderne a qualcuno.

Magari non in sede penale... Mi sembra un punto essenziale perché significa proprio restituire a ciascuno di noi cittadini, la dimensione che si stanno spendendo i nostri soldi e che quindi i criteri con cui questi nostri soldi vengono assegnati è anche affar nostro.

Esattamente così. Allora, se le cose in fatto di concorsi non vanno bene oggi - e se andassero bene il Ministro Mussi non avrebbe proposto le sue modifiche ai regolamenti - non vanno bene in una realtà in cui i selezionatori, cioè i professori commissari sono pubblici, sono identificabili dal candidato e dal pubblico e i curriculum scientifici in epoca di internet, pub med, scientific information ecc., sono di dominio pubblico. E quindi, se succedono le peggiori schifezze in un mondo in cui tutto è sotto gli occhi di tutti, come si fa a pensare che introdurre l'anonimato dei commissari possa migliorare le cose? È ovvio che a questo punto i commissari anonimi sono anonimi per i candidati del concorso, per le sedi universitarie che bandiscono i concorsi, per tutti, tranne per coloro che li selezionano, dunque, coloro che li selezionano hanno in mano un meccanismo di selezione che è sottratto ad un controllo pubblico. Questa è una cosa, secondo me, semplicemente inconcepibile. Ora, la ragione per cui la Corte dei Conti ha fermato il regolamento Mussi non è però questa. È che esiste una sterminata normativa che regola i concorsi pubblici in Italia, che ha origine addirittura nella Costituzione, che impone che per diventare professore si debba fare un concorso pubblico. È evidentemente il principio dell'anonimato dei revisori in un sistema normativo di questo tipo che è tecnicamente poco conforme, ma sotto c'è un problema maggiore e questo problema maggiore va affrontato. Fa bene il Ministro Mussi a sollevarlo, ma va affrontato in una direzione abbastanza diversa da quelle che sono state finora indicate.

Mercoledì, 9 aprile, 2008 - 18:45
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it