Confindustria: “Trasparenza per l'assegnazione dei fondi"

Int. a Gianfelice Rocca

di Giulia Innocenzi

Presidente Rocca, quale valore aggiunto può dare la ricerca allo sviluppo economico? Il sistema produttivo italiano ha bisogno, per competere in un mondo che è molto cambiato, di maggiore intelligenza e di innovazione dei propri prodotti. A questo proposito, occorre ricordare che l'Italia esporta prodotti ad alta tecnologia in quantità molto inferiore rispetto agli altri paesi avanzati. Un ambiente scientificamente valido e innovativo e una ricerca volta a cambiare il mondo intorno a sé, sono le condizioni necessarie per lo sviluppo della competitività e della produttività del mondo industriale .
Un nodo da sciogliere per la competitività è la ricerca di base. Come poter favorire gli investimenti in questo settore? La ricerca di base è tradizionalmente finanziata dal settore pubblico. Per favorirla i fondi pubblici dovrebbero essere spesi sotto forma di agenzia, attraverso una competizione trasparente fra gruppi di ricerca. In Italia, invece, la ricerca di base è finanziata attraverso decisioni centrali, scelte quasi politiche o influenzate da gruppi di ricerca di vere e proprie lobby. La distribuzione delle risorse attraverso le agenzie di spesa costituirebbe un passo in avanti in termini di trasparenza, che farebbe enormemente crescere l'efficacia e l'efficienza della nostra ricerca di base. Occorre inoltre favorire la ricerca all'interno dell'industria, attraverso i crediti d'imposta, perché questo ha anche un effetto sinergico con la ricerca di base. In tutti i paesi si è registrato un vantaggio reciproco fra le due ricerche.
L'università è la chiave di volta di ogni sistema competitivo.Come attirare,o non fare partire, i migliori cervelli?
Per i giovani brillanti è fondamentale poter vivere in un ambiente libero, trasparente, aperto, che li tenga e li trattenga. L'Italia deve fare grandi sforzi in questo senso. Inoltre, i giovani devono poter usufruire di propri budget di spesa. Anche se aumentassimo gli stipendi dei ricercatori, che sono molto bassi, non risolveremmo il brain drain di questo paese. I giovani si muovono a seconda della libertà di ricerca, mentre da noi si tende a pensare ai ricercatori principalmente come portaborse di professori di maggiore età. Ciò non deve succedere, noi dobbiamo sfruttare i cervelli quando sono giovani, nel picco di maggiore creatività, dando loro autonomia e libertà di ricerca. Questa è una vera e propria rivoluzione culturale.
Per promuovere la competizione nel sistema universitario, Confindustria sostiene il superamento del valore legale del titolo di studio.Quale valore aggiunto per le università italiane? Il valore legale viene interpretato come garanzia di qualità per i nostri studenti. Noi sappiamo come sia differenziato il numero e le caratteristiche delle università italiane. Dietro il valore legale si nasconde un'enorme capacità di intervento centralistico da parte di un ministero, che interviene nell'organizzazione dettagliata e minuta della vita universitaria. Inoltre il valore legale viene usato non dalle imprese private, ma dal settore pubblico, rappresentando per quest'ultimo un limite nella scelta delle persone. Anziché potersi avvalere di procedure più flessibili ed elastiche, le imprese pubbliche sono costrette in procedure amministrative e burocratiche. Pertanto Confindustria è convinta che sia possibile raggiungere una garanzia di qualità attraverso l'accreditamento, anche europeo, trasparente e indipendente, che lascia alle università raggiungere i livelli richiesti, senza l'interventismo centrale di fatto molto dannoso rispetto alla libertà di insegnamento e alla libertà di innovazione. Starebbe all'imprenditorialità universitaria trovare forme di insegnamento più dinamiche.

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:33
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