INTERVISTA A REBECCA GOMPERTS

Consigli dalla nave degli aborti: l'Italia guardi alle politiche OMS

Di Giulia Innocenzi

La fondatrice di Women on Waves, associazione per la legalizzazione dell'aborto e la commercializzazione della RU486, parla ad Agenda Coscioni

L'ultima campagna di Women on Waves si è tenuta in Portogallo, dove un referendum ha aperto la strada alla legalizzazione dell'aborto.Qual'è la situazione nel resto d'Europa? In Europa ci sono ancora tre paesi dove l'aborto è molto limitato: Irlanda, Malta, Polonia. La situazione in questi paesi sembra peggiorare, anziché migliorare. In Polonia i politici chiedono un'implementazione più restrittiva della legge vigente e sempre più persone sono processate per aver praticato aborti clandestini. A Malta, a una donna che voleva partire per la Russia per abortire, è stato vietato l'espatrio. Questi paesi non sono non tengono il passo del resto dell'Unione europea, ma la questione è se un paese del genere può addirittura farne parte, considerata la violazione dei diritti delle donne in corso. Alcuni dicono che l'assistenza neonatale è progredita a tal punto che il limite dell'aborto tardivo dovrebbe essere abbassato a ventidue o a venti settimane. È una questione che riguarda la tecnologica o piuttosto l'etica? La tecnologia può a volte mantenere i feti in vita. Tuttavia, la loro qualità di vita è bassissima, le ricerche dimostrano che soltanto il 50 per cento di questi sopravvive e di questi il 50 per cento presenta gravi malformazioni. La decisione se avere o meno avere un bambino con handicap molto gravi è dura. Il dibattito sull'aborto non dovrebbe essere legato a quello degli aborti tardivi. Nel primo caso si parla di donne che non vogliono avere figli, mentre nel secondo si tratta di genitori che vogliono averne. L'art. 15 della legge italiana sull'aborto prescrive l'utilizzo delle tecniche meno rischiose per la donna.Nonostante ciò, la commercializzazione della RU486 non è stata tuttora autorizzata in Italia per supposte questioni di sicurezza sanitaria. Queste sono decisioni politiche. Ad esempio, il Viagra ha un tasso di mortalità superiore rispetto a quello dell'aborto farmacologico. Milioni di donne in Europa hanno usato la pillola abortiva senza effetti collaterali. E' interessante notare che questo tipo di retorica viene utilizzata per l'aborto farmacologico e non per il Viagra. Le donne italiane potrebbero ottenere un aborto farmacologico con l'utilizzo del Misoprostolo? Il Misoprostolo è un farmaco registrato in Italia per un altro utilizzo, ma l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato una ricerca che dimostra che il farmaco è molto efficace nel provocare un aborto farmacologico, con una probabilità di riuscita di circa il 90 per cento. Visto che la RU486 non viene venduta in Italia, le donne potrebbero chiedere al loro medico la prescrizione del Misoprostolo per l'aborto farmacologico. Riguardo ai rischi legati alla pillola abortiva, sia il Mifepristone, cioè la RU486, che il Misoprostolo, sono nella lista dei farmaci fondamentali dell'OMS. Dovrebbero essere disponibili ovunque per salvaguardare la salute delle persone e non sarebbero su quella lista se presentassero dei rischi per le donne. Penso che l'Italia dovrebbe guardare anche alle politiche dell'Organizzazione Mondiale della Sanità prima di vietare un farmaco. Quali potrebbero essere le ragioni mediche dell'obbligo di ricetta per la pillola del giorno dopo? Non ci sono ragioni mediche, ma soltanto motivazioni politiche. I farmaci di emergenza dovrebbero essere disponibili in tutte le farmacie, perché costituiscono l'unico modo per aiutare le donne a evitare gravidanze indesiderate. Più il procedimento per ottenere il farmaco diviene restrittivo, più aumentano le possibilità che la donna debba sottoporsi a un aborto. Cosa possono fare in concreto le istituzioni internazionali per rimediare al fatto che ogni 7 secondi, nel mondo, una donna muore per aborto clandestino? Fare pressione sugli stati per legalizzare gli aborti è importante, ma ciò richiede del tempo. Si dovrebbe puntare soprattutto sugli aborti farmacologici, che possono prevenire gli aborti chirurgici, molto più rischiosi. Il Misopristolo dovrebbe essere accessibile nei paesi più poveri. Il tasso di mortalità è più alto in Africa, dove le donne non hanno accesso al farmaco, mentre in America Latina, da quando il Misopristolo è stato commercializzato, le morti legate all'aborto sono diminuite. Bisogna fare pressione sui governi, sia per la registrazione di questi farmaci che per la legalizzazione degli aborti. Si tratta di donne con figli: ogni anno 160 mila bambini restano orfani a causa degli aborti clandestini. @pprofondisci Sito internet dell'organizzazione: www.womenonwaves.org Ascolta l'intervista: www.lucacoscioni.it/litalia_gu ardi_alle_poiltiche_delloms_pr ima_di_vietare_un_farmaco

Venerdì, 12 ottobre, 2007 - 12:58
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