Contro Giuliano. Noi uomini, le donne e l'aborto.

di Adriano Sofri

[...] Quando proclami - a voce altissima, perentoria - che l'aborto è lo scandalo supremo del nostro tempo, io non ci credo. Mi fermo, ci penso. Ma non riesco a crederci. E non solo per ragioni, chiamiamole, comparative: i genocidi che si compiono senza tregua sulla terra, gli stermini per fame e malattia e abbandono, le guerre...
Una bambina, un bambino che viene al mondo è la cosa più bella, ma un embrione abortito non è la cosa più brutta - se mai si volessero fare paragoni per sfidarsi a superlativi- la cosa più brutta p un bambino nato che muore di fame o di abbandono o di violenza, che si aggrappa al seno vuoto di sua madre. Non solo non ci credo, ma sono offeso. Mi offendo quando sento paragonare l'aborto alla Shoah. La strage degli innocenti, il miliardo di uccisi.
Forse non voglio crederci perché è troppo enorme, e io pusillanime? Quando leggo al primo punto del tuo programma l'intento di fissare per legge l'universale "dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo" (e quei "bambini" comprendono gli embrioni crioconservati e inibiti alla ricerca) io mi sento di fronte a una provocazione fanatica o superstiziosa.
Forse, com'è avvenuto per altre barbarie, sono accecato dal pregiudizio del mio tempo, o dalla corruzione della consuetudine, e però verrà un giorno in cui tutti non ci saremo, e si guarderà al nostro tempo e all'aborto con il raccapriccio che noi tutti riserviamo oggi allo schiavismo o allo sterminio dei popoli indigeni o alla Shoah. Non lo escludo affatto.
Mi interrogo, e vacillo. Forse un giorno un monaco dalla testa rasata, suonatore di arpa birmana, si chiederà perché tanta distruzione sia caduta sul mondo, e percorrerà la terra per dare sepoltura ai resti degli umani non nati, compresi quelli che oggi chiamiamo rifiuti speciali ospedalieri. Ma perché si possa sentire così, l'umanità dovrà aver compiuto passi giganteschi.
Dovrà essere diventata capace di conoscere e distinguere senza distrazioni e brutalità la sessualità rivolta all'amore o al piacere, dalla sessualità e dall'amore volti a far nascere figli. Chissà se esisterà mai un'umanità così, e se valga la pena di desiderarla, e se scienza e tecnica non si incaricheranno di dirottarla su una strada che renda derisori questi pensieri.
Ma è il disordine del mondo, la sua insuperata preistoria a impedirmi la semplificazione, l'ammucchiata lugubre che ti pronunciare la tua classifica e i tuo record: Il miliardo, da Marco Polo dei mattatoi. Il paragone con la Shoah (chiunque lo pronunci, anche il bravo Giovanni Paolo II) è pazzia: e cattiva retorica anche, che non innalza la tragedia dell'aborto e quella della Shoah, ma abbassa questa al rango del pulviscolo di cinismi, leggerezze, disgrazie, abitudini, violenze.
Non riesco a estrarre l'aborto dalla congerie di delitti sventure e fallimenti, non riesco nemmeno ad astrarre L'Aborto dagli aborti.
E' quello che fai tu, o il tuo scrupoloso e ispirato capo contabile Socci, e intanto rimproveri altrui di sbandierare La Donna a scapito delle donne. Chissà, forse hai ragione. Tuttavia, anche se avessi ragione, hai torto. Perchè hai eccitato e guadagnato applausi di una parte e rabbia di un'altra. Le parti sono rimaste quelle di prima: solo più distanti e pi impazienti [...].

Giovedì, 5 giugno, 2008 - 11:31
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