Contro la malattia e il proibizionismo

di Andrea Trisciuoglio

Come si trasforma la malattia in un’occasione di rinascita e lotta politica.Il coraggio di persone come Coscioni e Welby, di trasformare il privato in Res Publica

Mi chiamo Andrea Trisciuoglio e ho 30 anni. Il 20 febbraio 2006 mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla, variante secondariamente progressiva. Della mia malattia, di questa intrusa, la cosa più importante è di averla trasformata in un'occasione di rinascita e lotta politica. Di aver avuto il coraggio, come Luca, di trasformare il mio privato in Res Publica. Di voler ribadire che la persona malata è anzitutto persona e, come tale, ha diritto a vivere un'esistenza piena. Per la sclerosi multipla non c'è un trattamento specifico. Non esiste cura. Si usano farmaci anche per altre malattie per tentare di rallentarne il decorso. Ma molte terapie creano troppi effetti collaterali. Faccio un esempio: nel bugiardino dell'interferone che facevo fino ad un mese fa c'è scritto: "Potrebbe provocare gravi stati depressivi". Ed io pensavo: "Beh, chi ha la sclerosi multipla certo allegro non è, quindi è un accentuare lo stato depressivo in cui ci si può trovare". Tanti malati come me vorrebbero poter utilizzare alcuni farmaci in grado di lenire gli spasmi e quei forti dolori che derivano dalla malattia. L'esperienza m'induce, stante un mondo d'incerta informazione, a un doveroso aggiornamento nel tentativo di portare un contributo di chiarezza sulla cannabis terapeutica poiché viene purtroppo ancora letta come una deviazione di personali egoismi, mentre - nella realtà - ci sono riscontri scientifici che fanno luce sull'effettiva portata terapeutica della Marijuana. Già immagino le potenziali espressioni di scherno che possono derivare dal solo fare cenno a detto "Prodotto". Sono arrivato alla convinzione invece che non debbano esistere criteri o giudizi preconfezionati: la Marijuana, conosciuta da millenni dalla Medicina di tutto il Mondo, ha offerto importanti aiuti per alleviare e curare Malattie e Dolori. Affermare che i cannabinoidi non trovano nessun impiego terapeutico sarebbe una classificazione priva di ogni validità scientifica e in netto contrasto con le più recenti acquisizioni della ricerca. Negli ultimi anni, undici stati USA, il Canada, l'Olanda, il Belgio e altri paesi hanno già reso disponibile la Cannabis per le persone affette da varie malattie e disturbi, e per evitare lunghi rinvii nell'attesa di veri e propri farmaci, persino nella sua forma grezza di infiorescenze essiccate. Faccio anche notare che una semplice ricerca su "Medline", la principale banca dati medica, lista ben 712 articoli sui possibili usi di cannabis/cannabinoidi nella terapia del dolore, e 243 sui possibili usi nella sclerosi multipla. Questi sono solo due dei numerosi campi in cui sono attualmente in corso importanti ricerche. Fra gli altri possiamo citare il glaucoma, le ischemie cerebrali (ictus), i glioblastomi, le epilessie, la sindrome di Tourette, l'osteoporosi, l'obesità, l'artrite reumatoide e altre malattie infiammatorie croniche di origine autoimmune. E questo senza considerare le applicazioni ormai consolidate, e supportate da evidenze incontrovertibili, come quelle contro la nausea e il vomito nelle chemioterapie antitumorali, e la stimolazione dell'appetito nella sindrome da deperimento da ADIS. Le potenzialità terapeutiche dei derivati della cannabis nel trattamento dei sintomi della sclerosi multipla hanno trovato un'importante conferma nei risultati di uno studio pubblicato sull'autorevole rivista The Lancet. Una sperimentazione clinica che ha coinvolto 630 pazienti in 33 Centri del Regno Unito conferma che i derivati della cannabis producono significativi miglioramenti nella deambulazione nonché un miglioramento soggettivo riferito a sintomi quali il dolore, gli spasmi muscolari, la spasticità, i disturbi del sonno. La ricerca conferma inoltre che i cannabinoidi hanno un ottimo profilo di tollerabilità con scarsa incidenza di effetti collaterali. I cannabinoidi sono farmaci per il trattamento del dolore e della spasticità muscolare secondari a sclerosi multipla o a lesioni traumatiche del midollo spinale, quali farmaci antiinfiammatori nel trattamento di patologie invalidanti come l'artrite reumatoide, quali coadiuvanti nella terapia di alcune forme di dolore cronico, quali agenti antiossidanti in corso di trauma cranico, di ictus o di patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, nei malati di glaucoma quali farmaci in grado di ridurre la pressione intraoculare, nel trattamento dell'epilessia quali farmaci anticonvulsivanti. In base al decreto ministeriale 11/02/1997, il 5 dicembre 2006 ho presentato alla Asl di Foggia la richiesta di importazione del Bedrocan (infiorescenze di marijuana), e qui sono cominciate le difficoltà. Non faccio la storia degli ostacoli che ho dovuto superare: basti dire che ad oggi (14 mesi dopo la richiesta!), non ho potuto avere il Bedrocan, a carico della Asl. Alla mia richiesta mi è stato comunicato che, se lo volevo, dovevo pagarlo euro 602,16. Non potendo assumermi la spesa (sono disoccupato) ho insistito per averlo gratuitamente, come malato cronico. In questi giorni leggevo sulla Gazzetta del Mezzogiorno del primo neurologo in Italia (prof. Francesco Teatini) che esercita a Bolzano (in Trentino Alto Adige) ad aver somministrato gratuitamente il farmaco in regime di ricovero ospedaliero in Day Hospital. Mi permetto alcune osservazioni. Primo, i cannabinoidi hanno potenziale terapeutico: ad esempio il cannabidiolo che, oltre ad azioni proprie, sembra prolungare e modulare l'effetto del Thc. Secondo, per i malati che si curano con questi farmaci non è accettabile che ogni Asl si comporti in modo diverso, ora assumendosi il costo, ora facendolo pagare ai malati. Terzo, non mi sembra giusto dover rifare ex-novo la procedura di autorizzazione a ogni nuova ricetta! Data la cronicità delle malattie interessate, una volta concessa la prima autorizzazione, i rinnovi dovrebbero essere automatici. Chi intende utilizzare questi farmaci dovrebbe richiederne l'importazione da un Paese estero dove sono regolarmente registrati, pagandoli a proprie spese e ogni confezione costa 600 euro. Così un malato di sclerosi multipla italiano non può usare un farmaco approvato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e il suo costituzionale diritto a curarsi è accompagnato da una fattura da seicento euro. Peggio: il diritto alla cura è lasciato alla valutazione dell'ente locale, per cui se ci si ammala di sclerosi è meglio abitare a Bolzano, o dovunque il buon senso di un medico voglia aggirare una legge mal scritta. Ogni limitazione della conoscenza in nome di pregiudizi ideologici è un contributo al perpetuarsi di dolori e sofferenze. Spero che mi aiuterete a rendere questo paese un po' più libero e giusto.

Lunedì, 4 Febbraio, 2008 - 15:41
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