Così Luca ci ha "strumentalizzato" tutti

Maria Antonietta ripercorre i primi passi di Luca Coscioni in politica. Dall’elezione online con i radicali a quando Veltroni lo definì “coraggioso testimone”.

Alla fine chissà se il vento o le correnti abbiano davvero riportato Luca Coscioni ai luoghi che amava. E' passato poco più di un anno mezzo da quando le sue ceneri sono state disperse n mare, a largo di Porto Santo Stefano, all'Argentario, in Toscana. Due anni esatti sono invece passati dalla sua morte. Era il 20 febbraio 2006. A Orvieto era freddo, pioveva e la pioggia non avrebbe più smesso di cadere sino al giorno dei suoi funerali. Anche allora l'Italia si preparava a votare Luca sarebbe probabilmente entrato in Parlamento lì avrebbe fatto risuonare la sua voce metallica alla quale ormai soltanto una macchina, il sintetizzatore vocale, dava la forza di farsi ascoltare. Luca Coscioni era malato di sla, era ancora giovane e aveva in testa un'idea da affermare: la libertà.

Da quel giorno del 2006 l'Italia è molto cambiata. Non sisteva allora - ma se ne parlava - il Partito democratico, proprio quel partito con cui i compagni di Luca stanno trattando in queste ore il futuro di un pezzo di storia di questo paese, duello dei radicali dei quali proprio Luca divenne presidente. «Da allora, nessun passo avanti è stato fatto», osserva amaramente oggi la moglie Maria Antonietta Farina, presidente dei Radicali italiani e copresidente dell'associazione che porta il nome del marito. E anche la legge 40 va nella direzione opposta a quella in cui lui credeva: non a caso si battè per l`aborgazione totale di quella legge.

E parla di «inerzia» e di «paura». Paura soprattutto del centrosinistra come del centrodestra di portare certe idee in campagna elettorale, paura di sconvolgere questa campagna elettorale». «Questi - dice, amaramente - per qualcuno sono temi vivi. Per molti altri sono temi che devono rimanere confinati nelle coscienze individuali ». Proprio questo, spiega la Coscioni, è il cuore del problema, la ragione che spinge lei e i suoi compagni di strada, i radicali, ad andare avanti con il partito e con l'associazione che proprio domenica scorsa ha celebrato il suo VI congresso. «Il problema, se le nostre idee non troveranno accoglienza nel Pd, non è tanto nostro, quanto dello stesso Pd», dice. «Sappiamo che tra loro c`è chi si è occupato di staminali, di testamento biologico. E conosciamo la loro solitudine e le loro difficoltà.

Sappiamo dei veti e degli ostacoli». «Ma noi - dice ancora - vorremmo parlare anche di economia, di giustizia. Non poterlo più fare, accettare di perdere visibilità per i nostri argomenti significa non soltanto accettare il nostro suicidio ma anche il suicidio di quelle idee». Questa era anche l`idea di Luca. Si erano conosciuti a Viterbo, Luca e Maria Antonietta, dove lui era professore a contratto. Era il 1994. Soltanto l`anno dopo Luca manifestò i primi segni della malattia. «Abbiamo avuto soltanto un anno di normalità», ricorda ora la moglie con tenerezza. «La sua ultima maratona - dice ancora ricordando una delle passioni del marito, oltre alla politica - è dell`ottobre del 1994. Si stava preparando anche per la maratona di New York. Ma non l'ha mai potuta correre». Si sposarono nel dicembre del 1999 a Orvieto. In chiesa.

Luca era già immobilizzato sulla sedia a rotelle e aveva già problemi di movimento e di parola. Nel 1997 perse la completa autonomia nel mangiare e le parole si fecero incomprensibili. Iniziò ad usare il sintetizzatore. Da allora la sua voce divenne metallica. In privato però Luca e Maria Antonietta utilizzavano un cartoncino sul quale erano disposte le lettere dell'alfabeto che Luca indicava una ad una. «Mediamente, impiego 30 secondi per scrivere una parola», scrisse Luca nel suo Maratoneta, pubblicato da Stampa Alternativa, la cui prefazione è di José Saramago, presidente onorario dell`associazione Luca Coscioni. «Questo - si legge nel suo libro - di fatto, significa che, per me, le parole sono una risorsa scarsa. [...] E possibile, anche in questa condizione di restrizione della mia libertà espressiva, un vantaggio, quello di dover puntare al cuore di un problema, o di un tema, con il minor numero possibile di battute, che mi costringe, letteralmente, ad essere chiaro con me stesso, prima ancora di esserlo con gli altri». E chiarezza significa anche che, con la malattia, nella sua vita, torna la politica.

Nel 1995 era stato eletto a Orvieto consigliere comunale con una lista civica che appoggiava un sindaco di Forza Italia. Presto dovette dimettersi a seguito della diagnosi della malattia. Allora, la sua priorità divenne capire di più di quella malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, che, scrisse in una lettera al Presidente della Repubblica nel 2001, «porta, inesorabilmente, alla paralisi totale della muscolatura volontaria, imprigionando lo spirito in un gigante di pietra». Si interessò agli studi del professor Dulbecco e si convinse che, attraverso lo studio delle cellule staminali embrionaili, si sarebbe potuti arrivare ad una cura. «Devo riprendere a fare politica», si disse. Era il 2000, c`erano le elezioni per il comitato nazionale dei Radicali. Si potevano presentare le liste online.

Decise di presentare la sua; antiproibizionista. «Si presentò a Chianciano. Quando iniziò a parlare con la sua voce metallica fu il silenzio. Non se lo aspettava nessuno». Alla fine Pannella lo raggiunse, si inginocchiò accanto a lui e guardandolo negli occhi - e non dall'alto in basso come capita sempre a chi è bloccato su una sedia a rotelle - gli disse che avrebbe potuto fare dei radicali uno strumento per affermare le proprie idee. «Tutti, anche molti politici, invece dissero il contrario - dice oggi Maria Antonietta - Sostennero che Luca fu strumentalizzato. E un paese strano questo, un paese in cui si è convinti che un malato può soltanto chiedere e mai dare qualcosa».

Nel 2001 fu candidato capolista con la Lista Bonino («la stessa della quale i queste ore di trattative col Pd si parla tanto», dice la moglie) ma non riuscì a superare lo sbarramento. Fu ricandidato nel 2006 ma a quelle elezioni non ci arrivò. Non volle essere attaccato al respiratore artificiale. «La sua fu una scelta libera. Quando mi accorsi che stava male gli dissi che avrei chiamato l'ambulanza. Disse di no. La chiamai lo stesso e il medico provò a rianimarlo in modo naturale». Non servì. Luca aveva 39 anni.

La notizia della morte la diede Marco Pannella a Radio Radicale. Due giorni dopo si celebrò il funerale. Tra i tanti messaggi inviati a Maria Antonietta, anche, quello di Walter Veltroni. «E stato un coraggioso testimone del nostro tempo», scrisse allora l'attuale segretario del Partito democratico. E viene da pensare a quella parola: coraggio. E gli occhi della moglie di Luca sembrano proprio invocarla quella parola, ancora oggi che proprio tra Veltroni e i radicali si discute se portare o meno queste battaglie nell`ambito del nuovo partito del centrosinistra. «Coraggio», appunto, di dare nuova voce alle idee di chi quella voce l`aveva persa già in vita, sostituita da una voce metallica che in Parlamento non riuscì mai ad arrivare.

Martedì, 4 marzo, 2008 - 16:53
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