Così, siamo d' accordo

di Roberto Cicciomessere

Mi sembra che siamo sostanzialmente d'accordo. Nel documento di Luca Pardi e Massimo Ippolito si afferma che, diversamente da quanto appare nel banner del sito di RD ("Rientro Dolce - per un ritorno dolce a due miliardi di persone") non è questo l'obiettivo dell'associazione ("RD non ha mai sostenuto il progetto di rientro della popolazione entro 2 miliardi di individui in un secolo. L'indicazione stessa del numero di 2 miliardi è piuttosto intuitiva e non basata su studi approfonditi"). Ne prendo atto. Le conclusioni, a cui arriva il documento è perfettamente condivisibile e, come riconoscono gli autori, coincide con le note finali del mio appunto:"I presidi che riteniamo necessari per mitigare l'impatto con la crisi energetica ed ecologica sono tre e, almeno in parte, coincidono con quelli che sembra immaginare il documento di Cicciomessere: 1) moderazione riproduttiva per contenere la popolazione entro 8 miliardi di individui a livello globale, in previsione di una graduale discesa. 2) Moderazione nei consumi di materie prime e di risorse rinnovabili e non. 3) Efficienza nell'uso delle risorse." Sostenevo infatti che "basterebbe spostare in giù qualche centesimo di punto del tasso di fecondità per ridurre in modo significativo il tetto dei 9 miliardi di umani, per esempio al livello di 8,5 miliardi a cui si prevede scenderà la popolazione nel 2150, scongiurando la lenta ripresa della crescita della popolazione che il rapporto ipotizza nel secolo e mezzo successivo". Fissare questo obiettivo a 8 miliardi, in un paio di secoli, mi sembra un obiettivo serio, anche se maledettamente difficile. La parte sostanziale del mio ragionamento verteva su una evidenza empirica: gran parte delle considerazioni sui limiti della crescita, sulla indisponibilità e incompatibilità ambientale del raddoppio della domanda di risorse energetiche, e non solo, determinate dall'aumento della popolazione mondiale, sui cui insiste giustamente il documento di RD, purtroppo si realizzeranno nei prossimi decenni per cui non si può intervenire, se non in modo insignificante, sulla variabile demografica. Occorrono misure urgenti e drastiche di risparmio e di aumento significativo dell'efficienza energetica a prescindere dalla crescita della popolazione. Non solo incentivi, ma persino divieti di utilizzo di pompe e motori con basso rendimento per limitare il consumo di combustibili fossili. Ne trarrebbe vantaggio certamente l'ambiente, ma anche il nostro sistema industriale e sarebbe persino un mezzo per limitare l'invasione di prodotti con scarsa efficienza energetica. Non conoscevo i dati sul picco dell'uranio, ma se l'IEA suggerisce il nucleare, probabilmente li conosce e avrà delle buone ragioni per proporlo. Merita, in ogni caso, di approfondire il tema. Per quanto riguarda la questione di fondo del "rientro dolce", mi sono limitato a considerare che quello che sembrava essere l'obiettivo dell'associazione, "un ritorno dolce a due miliardi di persone" non era, anche provocatoriamente, proponibile, se non con mezzi decisamente poco dolci. Le dinamiche demografiche sono abbastanza conosciute e alcune regioni del mondo, in via di sviluppo. si trovano ancora nella "middle transition", in cui si registra una caduta molto più lenta e poi una stabilizzazione del tasso di mortalità e una caduta più significativa, con successive ulteriori flessioni più lente, del tasso di natalità, collegato a un mutamento dei costumi che porta a non considerare più i figli come una riserva di forza lavoro o una assicurazione per la vecchiaia. In queste regioni la popolazione continua ad aumentare, ma in maniera più lenta nei regimi che hanno imposto una pianificazione delle nascite coercitiva, più veloce nelle democrazie che non possono usare politiche poco "dolci". I paesi più sviluppati si trovano, invece, nell'ultima fase della transizione in cui la popolazione si stabilizza e, in ragione anche delle politiche, tende a decrescere o a crescere in modo più moderato. L'esempio dell'Europa e degli Stati Uniti è significativo: nel vecchio continente la popolazione diminuirà sensibilmente, negli Usa crescerà, anche per problemi di densità della popolazione e per scelte geopolitiche. Come abbiamo visto nella nota, anche i paesi in via di sviluppo entreranno, con un significativo ritardo, in questa fase di stabilizzazione. Che fare? Le soluzioni mi sembrano decisamente al di fuori della nostra portata operativa. Parlarne, invece, non costa nulla. Beh, se a Roma, invece che votare sindaci che concepiscono il loro ruolo non molto diversamente da quello degli impresari di concerti o degli animatori dei villaggi turistici, facessimo una campagna politica per un primo cittadino che s'impegni a costruire almeno 5 metropolitane contemporaneamente nei prossimi dieci anni, invece che aspettare, forse, il 2050, forniremmo un piccolo ma significativo contributo al risparmio energetico. Troppo poco ambizioso?

Venerdì, 12 ottobre, 2007 - 13:39
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it