La democrazia fa breccia nelle relazioni private

Dall'amore fatale all'amore civile

di Enrichetta Buchli*

Conquistare, assoggettare, schiavi d'amore: tutta la terminologia che percorre la storia dell'umanità e dell'amore assoluto è un vocabolario di guerra

Sono molto contenta che questo breve capitolo sia stato così importante per tutti noi e ci abbia aiutato a riflettere su un processo generale di civilizzazione di un'umanità che è ancora evidentemente lontana e, sopratutto, quello che poi riguarda il mio lavoro, per una possibilità di salute mentale.
L'idea naturalmente è stata ispirata anche dal libro di Giddens che insiste sul tentare una democrazia all'interno dell'intimità. Sembrerebbero cose molto scontate ma io sono rimasta sempre molto impressionata dalle storie dei pazienti, sia delle storie di coppie che delle storie familiari, in quanto invece mi sono resa conto di come la democrazia non entri nelle mura domestiche e lì viga un clima di tirannia.
C'è uno psicanalista francese che ha scritto un bel libro e ve lo consiglio; lui si chiama Racamié, "Incesto e incestuale", dove in realtà la problematica incestuale non è soltanto legata a poche famiglie patologiche ma è un po' un clima che è paradossalmente diffuso.
Paradossalmente la famiglia nucleare si barrica sempre di più in una sorta di isolamento, non ci sono molte relazioni sociali e pubbliche sopratutto nelle famiglie urbane, si vedono le storie di crimini come ad esempio nella trasmissione "Amori criminali" dove man mano la coppia si isola sempre di più e l'uomo vuole avere il dominio assoluto e totale sulla donna.
Quasi sempre questo è quello che succede e quasi mai, anzi mai, è viceversa, fino poi alla distruzione progressiva. L'incestuale non è l'incesto nel senso libidico ma è un modo di abusare e di de-umanizzare completamente la persona, privandola, esattamente come succede nelle situazioni di schiavitù, dei suoi diritti umani, anche della facoltà e della possibilità di parlare; questo è tipico delle tirannie, questo succede nei genitori rispetto ai figli che però non impostano una regola. Racamié non parla del super-io come la legge generale che dovrebbe poi, all'interno della famiglia, rispecchiare anche la legge della società.
Non è il padre, in questo senso, portatore del logos e delle regole e della civiltà quanto il soggetto che si impone, l'abuso narcisistico, "Tu devi fare quello che voglio io" per una sorta di arcaico giudizio.
Ecco che qui, nella civiltà postmoderna, si ritorna a forme di arcaismo primitivo dove prevale la legge del sangue; "io ti ho fatto, io ti posso uccidere, se mi abbandoni ti uccido o mi faccio fuori io. Se tu diventi quello che devi essere, se tu realizzi il tuo sé, secondo il diritto di tutte le civiltà e anche quelle antiche - pensiamo a quello che c'è scritto nel Vangelo e anche prima - se tu realizzi i tuoi bisogni psichici, individuali, spirituali, neghi me".
Dunque il messaggio esplicito o, quasi sempre, implicito è "Non essere, non esistere. Tu devi essere un prolungamento della mia imposizione, di quello che voglio io". Si tratta di problematiche e di sintomi che hanno a che fare con scissioni della personalità perché la vera personalità deve essere negata dal figlio, dalla moglie, dalla persona e quindi poi si creano una serie di situazioni gravissime, dalle incidenze di sintomi come fobie, panico, problemi alimentari, disperazioni, depressioni, mancanza di voglia di vivere all'impossibilità o impotenza di contrapporsi, di far valere i propri diritti anche nel mondo del lavoro.
Insomma si tratta di molestie morali rispetto alle quali purtroppo la legge non può fare niente per il momento - mentre qualcosa si comincia a fare con la violenza fisica - se questa violenza è nella psiche, ma nell'anima e non nel corpo non si può fare niente. Adesso si comincia a fare comunque qualcosa, sopratutto in Spagna ci sono tribunali che studiano anche queste questioni delle molestie morali che una volta magari si potevano chiamare plagio o crudeltà mentale, però, siccome non sono quantificabili questi delitti, sono ancora invisibili, le persone soggette -e sono tantissime, quasi tutte le famiglie- ancora non possono fare niente.
Ricordate che nella tragedia greca Sofocle è uno dei primi che comincia, già nell'iniziale prima forma di democrazia ateniese, a contrapporre le idee arcaiche, tiranniche e sanguinarie del diritto del sangue contro le leggi della democrazia di Apollo che vorrebbe qualche cosa che riguarda il rispetto dell'individuo e del soggetto. Perché è l'amore fatale questo? Perché questi rapporti attuali e antichi contengono una patologia che confluisce all'interno di tanti fattori tra cui anche purtroppo questo mito, che si è imposto nel Medioevo, dell'amore assoluto - pensate che tutti noi siamo andati a scuola leggendo queste bellissime poesie di Dante, di Cavalcanti, di Petrarca... - però se guardiamo bene, io ho studiato bene queste poesie d'amore, non hanno niente ha che fare con l'amore vero rispetto a un soggetto perché l'altro, in questo caso la donna, è un prodotto immaginario -direbbe una psicanalista americana, tra l'altro femminista, Benjamin, che sono "oggetti soggettivamente concepiti" - quindi una figura del femminile che parte da una fantasia che non ha niente a che vedere con la donna; la Dea, infatti la donna angelicata è un prodotto dell'immaginazione .
Tristano e Isotta è il primo grande romanzo di questo tipo, che guarda caso si inserisce in un codice non di eros ma di guerra . Tutta la terminologia che percorre la storia dell'umanità fino ai giorni nostri, purtroppo, tutto il vocabolario è un vocabolario di guerra; conquistare, assoggettare, schiavi d'amore.
E' una guerra. Denis de Ruchmont che è il primo che si è occupato di questa problematica in "Amore in Occidente" dice che questo non c'entra niente con l'amore, c'entra con un discorso perverso di conquista e di assoggettamento di un altro, in nome di questo immaginario e dove la donna si contrappone come essere reale in carne ed ossa viene vissuta come limite a questo immaginario e quindi deve essere fatta fuori.
Comunque tutta la storia di questa passione che è stata tanto esaltata dalla letteratura è un amore che è amore-morte e se non c'è l'ingrediente della distruzione finale - anche un libro che è andato per la maggiore nei primi del Novecento di Bataille "La mistica dell'amore" deve poi portare alla dissoluzione perché l'unica vera unione con l'altro è la dissoluzione.
Ma non può essere un'unione con l'altro perché l'altro è un soggetto, incarnato nello spazio e nel tempo, che non potrà mai aderire né alle fantasie immaginarie, né essere re-inglobato magicamente in un corpo fisico; quindi anche prima della nuova legge sulla violenza delle donne - è come se il desiderio fosse quello di cannibalizzare l'altro, facendolo diventare una preda - c'è stato anche qualche killer seriale che preso da questa pulsione estrema si è mangiato la vittima.
Cosa succede all'interno di una storia molto complicata e anche qui si inserisce l'atra questione colludendo col tema dell'amore assoluto e fatale, una trasformazione dei rapporti familiari che fino al 700 erano di tipo patriarcale, qui parliamo di storia e non diamo delle valutazioni certamente per i bambini è meglio avere delle famiglie allargate che due genitori pieni di stress che trasmettono involontariamente o volontariamente tutte le loro angosce della sopravvivenza su di loro che non hanno strumenti per difendersi quindi per i figli e meglio una quantità di persone che possono essere anche testimoni di eventuali violenze.
La rivoluzione industriale ha creato la famiglia mononucleare ed ha coniugati il mito dell'amore assoluto con il matrimonio. Con questa famiglia cominciano le patologie e nasce infatti la psicanalisi perché la donna non può più parlare come faccio io adesso.
Nel settecento le donne erano, infatti, infinitamente più libere, ma non soltanto nelle corti dove ci sono scienziate, amanti-consulenti dei re, anche nella popolazione, si accentua lo stereotipo di genere e l'ideale della donna dice Young, che ha l'io nell'ombra, si radica nell'ottocento, anche nei vestiti, pensiamo l'uomo nel 600 e nel 700 vestiva con parrucche, merletti, cipria, mentre nel 800 si veste di nero, marrone, le donne erano vestite diversamente.
Anche i padri della psicoanalisi hanno navigato in questa cultura. L'uomo per sopravvivere non può mangiare la carne cruda che strappa con le mani, l'uomo per sopravvivere ha iniziato la tecnica, e sono iniziati degli strumenti culturali, anche il dire cosa deve fare l'uomo cosa la donna è tutto un rapporto di esperienze che passano da generazione in generazione ci sono dei codici che passano da inconscio ad inconscio compresi i peccati così come dice la bibbia purtroppo Freud, Young che da un lato hanno fornito strumenti per salvarci da queste patologie nello stesso tempo hanno pensato che ci fosse l'aspetto del femminile e del maschile biologicamente motivati, addirittura una allieva di Freud, Hellen, Doich, parla di masochismo della donna biologicamente motivato, mentre Freud diceva che la donna è incapace di sublimazione.
Passiamo all'amore civile l'amore civile è rispettare gli altri non in relazione al desiderio che l'altro si comporti come voglio io. Le donne che subiscono questo pensano sia giusto corrispondere completamente ai desideri dell'altro e non esigono rispetto, la questione è parlare, è creare dei piccoli parlamenti sia fuori di se che dentro di se, in questo senso un altro psicanalista, Winnicot, diceva l'equilibrio di una persona è creare una democrazia interiore, e dunque negoziare sempre tutto dichiarare, secondo i bisogni e le necessità del momento di entrambi i protagonisti della relazione, le soluzioni possibili non valgono per tutti, per esempio Sartre e Simone de Beauvoir, vissero la loro relazione civile intellettuale in case separate, quindi le soluzioni possono essere diverse e giuste a secondo delle esigenze di ognuno.

*Enrichetta Buchli, filosofa, psicoanalista, diplomata all'istituto Jung di Zurigo, didatta e docente della Scuola di Psicoterapia. Per la Baldini&Castoldi ha recentemente pubblicato: "Il mito dell'amore fatale".

 

Amore civile: una bibliografia
Enrichetta Buchli, Il mito dell'amore fatale, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006
D.De Rougemont, L'amore e l'occidente, tr. it. Rizzoli, Milano 1993
M.Hurni, G.Stoll-Simona, L'odio dell'amore. Le perversioni nelle relazioni umane, tr.it.L'Harmattan Italia, Torino 1998
S. Filippini, Relazioni perverse. La violenza psicologica nella coppia, Franco Angeli, Milano 2006 AAVV, I generi della violenza, Franco Angeli, Milano 2008
S.Mitchell, L'amore può durare?,Tr. it. Cortina, Milano 2003 P.C.Racamier, Incesto e incestuale, tr.it. Franco Angeli, Milano 2003
M.Benasayag, G.Schmit, L'epoca delle passioni tristi, tr.it. Feltrinelli, Milano 2004
Giddens, La trasformazione dell'intimità, tr.it. Il Mulino, Bologna, 1995
Z.Bauman, Amore liquido, tr.it. Laterza, Bari 2004
U.Beck, E.Beck-Gernsheim, Il normale caos dell'amore, Bollati Boringhieri, Torino 1996
M.T. Giannelli, Comunicare in modo etico, Cortina, Milano 2007

Mercoledì, 4 giugno, 2008 - 15:37
Eccetto dove diversamente specificato i contenuti di questo sito
sono rilasciati sotto la licenza Creative Commons: Attribuzione della paternità

Licenza Creative Commons

cc Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76 - 00186 Roma, Italia.
Tel. 06 689 79 286, Fax. +39 06 23 32 72 48, Email info [at] lucacoscioni.it
Posta Certificata: associazionelucacoscioni [at] pec.it