Terapia del dolore

Dichiarare guerra al dolore, in otto mosse

di Costantino Benedetti

La situazione sull'affrontare il dolore ha bisogno di un cambio di marcia in tutto il mondo: tra calendario certo e monitoraggio costante

Nel 1913 il chirurgo dell'Ohio Crile provò che alleviando il dolore post-operatorio, la mortalità post-operatoria diminuiva del 50%. Nel 1953 Bonica ribadì questo concetto e lo approfondì scrivendo sulla necessità di un'appropriata terapia del dolore. Nel 1990, Melzack dichiarò che la sofferenza diffusa e non trattata (senza motivo) era una tragedia. Nel 1987 Papa Giovanni Paolo II scrisse sul bisogno di un controllo sempre più efficace del dolore fisico poiché questo troppo spesso porta con sé l'oppressione della mente e dello spirito. Inoltre nel 1995 con riferimento alle cure di fine vita, Egli scrisse: "...è lecito alleviare il dolore tramite l'uso di narcotici, perfino quando il risultato è una ridotta coscienza e una vita più breve, se non esiste nessun altro mezzo". Nel 2007 Rich fissò alcuni punti importanti: 1. l'opinione pubblica mostra di essere moralmente offesa quando pazienti vulnerabili sono soggetti a una sofferenza non necessaria a causa dell'ignoranza, l'indifferenza o l'oppio-fobia delle cliniche; 2. i professionisti delle cure sanitarie sono colpevoli di fine ignoranza quando non perseguono e non mantengono aggiornate la loro conoscenza, capacità e attitudini; 3. le università dovrebbero essere ritenute responsabili legalmente di non insegnare terapia del dolore ai professionisti delle cure mediche e 4. il trattamento del dolore dovrebbe essere previsto per tutti i pazienti con una simile intensità di dolore, indipendentemente dalla loro aspettativa di vita. I pazienti con un'aspettativa di vita lunga dovrebbero ottenere una terapia del dolore aggressiva almeno quanto quelli con un'aspettativa breve. La diminuzione da una sofferenza insopportabile a un livello sopportabile è un diritto umano basilare, mentre l'International Narcotics Control Board (commissione internazionale di controllo dei narcotici) registra una seria riduzione globale di oppioidi, l'analgesico più efficace a nostra disposizione. Il loro consumo da parte di una qualsiasi nazione dà la misura di quanto adeguatamente o poveramente viene trattato il dolore. Nel 2006 il Canada usò 62mg di morfina pro-capite, la media mondiale era 6mg, l'Italia ne usò 2.9mg. Come si può correggere questa tragica situazione? Ci deve essere uno sforzo concertato da parte di società, governi e professionisti delle cure mediche. Ogni nazione dovrebbe sviluppare un calendario ragionevole e fattibile e monitorarne accuratamente l'applicazione. Esso dovrebbe includere almeno i seguenti obiettivi: 1. determinare e quindi aumentare il numero di esperti del dolore necessari, sostenendo la loro educazione sul dolore in centri di eccellenza; 2. impartire lezioni aggiornate sulla terapia del dolore a tutti i professionisti delle cure mediche sia laureandi che laureati; 3. richiedere che i tirocinanti generali apprendano la terapia del dolore di base; 4. i consulenti del dolore devono essere presenti in ogni ospedale principale; 5. le cliniche del dolore per pazienti esterni devono essere aperte a soddisfare i bisogni dei pazienti sofferenti; 6. stimare l'ammontare adeguato di oppioidi richiesti e ottenerli, prendendo come riferimento l'uso da parte delle nazioni più avanzate in questo campo; 7. semplificare la prescrizione degli oppioidi; 8. L'aumento nell'uso degli oppioidi richiede che il loro uso adeguato sia monitorato accuratamente tramite un ben sviluppato sistema di monitoraggio elettronico a livello nazionale, a disposizione dei medici generici che devono provvedere alle prescrizioni. Una efficace e globale "guerra al dolore" deve cominciare subito, dal momento che ci vorranno decenni per raggiungere questi obiettivi. Per correggere la tremenda carenza di oppioidi, i raccolti di oppio devono essere usati per la fabbricazione legale di oppioidi medicinali invece di essere bruciati.

Costantino Benedetti: Professor Clinical Department of Anesthesiology, Director of Cancer Pain and Palliative Medicine Arthur G. James Cancer Hospital and Richard J. Solove Research Institute

Traduzione dall'inglese di Carmen Sorrentin

Giovedì, 11 settembre, 2008 - 12:03

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Sosteniamo tutti questa grande questione morale

La battaglia quotidiana a favore della terapia antalgica dovrebbe appartenere a tutte le persone CIVILI.
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