L'iniziativa trasnazionale

Difendere la moratoria che c'è

di marcoperduca

La nostra Moratoria sulla convenzione proibizionista, contro la ricerca sulle staminali è a rischio di doversi scontrare oggi con la nuova campagna proibizionista del Foglio

Nell'autunno del 2004 l'Associazione Luca Coscioni, in collaborazione con il Partito Radicale Transnazionale, è riuscita, nel giro di pochi mesi, con una mobilitazione straordinaria che ha legato cittadini italiani, organizzazioni statunitensi e decine e decine di Premi Nobel, ad imporre un'altra moratoria che, benché non fu definita con quel termine, ha molto a che fare con quanto proposto alla fine del 2007 da Giuliano Ferrara e che ha interessato parte della visita del Papa negli USA della metà di aprile scorso.

Nel 2002 e successivamente nel 2003 i governi di Francia e Germania, preoccupati della totale mancanza di regolamentazione dei più recenti sviluppi della ricerca scientifica in campo biomedico, decisero di portare al cospetto delle Nazioni Unite la questione della cosiddetta clonazione riproduttiva che fu iscritta all'ordine del giorno del sesto comitato (affari legali) dell'Assemblea generale dell'Onu come "cloning of human beings". Ne nacque un dibattito al termine del quale fu deciso di prendere in considerazione la possibilità di elaborare una convenzione internazionale che impedisse la clonazione degli esseri umani.

Alla fine del 2003 la Santa Sede, che ancora non aveva ottenuto grazie all'azione diplomatica dell'allora governo Berlusconi lo status di osservatore speciale di cui gode oggi, si inserì, con un documento di una pagina e mezzo, nel dibattito. In meno di due cartelle riuscì a mistificare l'intenzione primaria di Francia e Germania - impedire la clonazione riproduttiva - introducendo il concetto di "clonazione umana" fino ad allora mai esistito. Così come all'inizio dell'anno siamo stati messi al corrente dell'esistenza del reato di "feticidio", cinque anni fa il Vaticano creò il neologismo della "clonazione umana" che, fu spiegato in un documento fatto circolare ufficialmente tra tutti gli stati membri dell'Onu, includeva tanto la clonazione degli esseri umani, quanto tutto ciò che di umano è possibile (ri)produrre scientificamente, quindi anche la clonazione terapeutica e le ricerche sulle cellule staminali embrionali.

Nel giro di pochi mesi, verso la fine di settembre del 2004, mentre a Roma si stava lavorando per convocare la sessione di fondazione di quello che nel 2006 sarebbe stato il Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica, l'Associazione Coscioni e il Partito Radicale iniziarono a organizzare la resistenza al Palazzo di Vetro contro il lavoro del Vaticano e dei suoi alleati Berlusconi e Bush. Il fronte proibizionista fu coordinato dal Costa Rica in uno sforzo che, partendo dalla chiamata alle armi dei paesi con spiccata identità cattolica, quindi la stragrande maggioranza dell'America centrale, buona parte dell'Africa e i soliti noti in Europa - Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda e Polonia - riuscì ad iscrivere nell'agenda dell'Assemblea generale tanto il concetto di clonazione umana, quanto la necessità del suo divieto attraverso l'adozione di una convenzione internazionale da negoziare all'interno dell'Onu.

Leader del fronte contrario erano Regno unito, Belgio, Giappone e Corea del sud. Occorreva quindi giocare di sponda a sostegno della fermezza liberale di Londra e Bruxelles mobilitando l'opinione pubblica, le associazioni dei pazienti nonché la comunità scientifica. Per giorni in cooperazione con l'organizzazione Genetics Policy Institute, federata all'American Coalition for the Advancement of Science, furono inviate migliaia di e-mail a partire dai 100 premi Nobel che negli anni si erano manifestati in sostegno dell'attività politica di Luca Coscioni. Nel giro di ore si innescò un vero e proprio effetto domino e nel giro di pochi giorni una quarantina di Nobel sottoscrissero un appello in cui, appellandosi al Patto internazionale dei diritti sociali, economici e culturali, se ne chiedeva il pieno rispetto rifiutando la proibizione indiscriminata della clonazione perché si sarebbero imposte norme restrittive su una serie ricerche, spesso già in atto e della loro traduzione in cure per milioni di malati.

L'appello fu fatto proprio da oltre 100 associazioni statunitensi e facsato a tutte le rappresentanze all'Onu di New York. Alla mobilitazione transnazionale di opinione pubblica, e alla ricerca di alleati nella comunità scientifica globale, si aggiungeva la lobby all'interno del Palazzo di Vetro, dove il Partito Radicale Nonviolento è ampiamente conosciuto per la difesa dei diritti umani e riconosciuto come aggregatore laico di forze su obiettivi specifici, con il sottoscritto alla ricerca di incontri di presentazione dei rischi della proibizione e di distribuzione di studi e ricerche che documentavano le possibilità di sviluppo di cure dalla ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Cruciale fu l'incontro con le associazioni statunitensi che riuscì a rafforzare il fronte antiproibizionista che iniziava a subire anche l'attacco della "società civile" organizzata e sponsorizzata dall'Opus Dei che per l'occasione inviò a New York decine di costruttori di menzogne anti-scientifiche per guadagnare la maggioranza dei consensi alle Nazioni Unite. Grazie all'intransigenza dei britannici e al quotidiano tallonamento degli indecisi, siamo riusciti a indebolire fortemente le premesse ideologiche dell'iniziativa e a disinnescare la risoluzione della miccia che avrebbe dato il via al processo negoziale della Convenzione. Nel gennaio del 2005, dopo settimane di negoziati informali molto tesi, si è arrivati quindi alla sospensione dell'attacco proibizionista; siamo riusciti a guadagnare una moratoria del dogma della "sacralità della vita dal concepimento". La vittoria del Popolo delle Libertà alle elezioni, la campagna trimestrale e a reti unificate di Giuliano Ferrara a favore di una sospensione degli aborti nel mondo e il recente discorso contro la scienza del Papa all'Onu sono lì a segnalare che le forze oscurantiste, magari con strategie più sofisticate, si stanno riorganizzando rapidamente.

Se si tiene presente che Bush sarà alla Casa Bianca ancora per poco, c'è da aspettarsi un blitz già nei prossimi mesi quando si terrà la sessione plenaria del Consiglio economico e sociale a luglio. La nostra Moratoria sulla convenzione proibizionista, che avrebbe avuto conseguenze nefaste per l'avanzamento della scienza ma anche poi per la libertà di ricerca scientifica tout court, è a rischio di doversi scontrare con la campagna del Foglio che mira ad emendare la Dichiarazione universale dei diritti umani per "ampliare" il diritto alla vita fissandone l'inizio al momento del concepimento e la fine con la morte naturale. Esiste una lettera diretta al Segretario generale Ban Ki-Moon, che è di una pochezza preoccupante anche dal punto di vista del linguaggio; ci si dice poi sia stata fatta propria dalle menti più illuminate della destra e del conservatorismo italiano, ed esiste, ci informano quotidianamente tutti i media italiani, una precisa catena di comando.

Se nel 2004, nel giro di 48 ore, abbiamo raccolto 40 Nobel che hanno fatto la differenza, questa volta la portata dello scontro sarà radicalmente diversa. Dobbiamo recuperare la memoria di quanto fatto per dimostrare che, quando si lotta anche a livello transnazionale, si riesce a portare a casa, pur con questo minimo di forze che abbiamo a disposizione, degli obiettivi ben precisi. Nel 2004, quando abbiamo portato avanti questa battaglia alle Nazioni Unite, non c'erano radicali in Parlamento, anzi, c'era un governo chiaramente schierato contro (tutto) quello che noi stavamo facendo allora. Oggi di radicali ve ne sono almeno nove. Viste le premesse quella presenza dovrà essere rafforzata quotidianamente in modo militante.

Lunedì, 5 maggio, 2008 - 16:33
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