La mozione della Lega

Disintegrazione a scuola

di angiolo bandinelli

La mozione, presentata dalla Lega ma votata dalla maggioranza, che invita il ministro dell'educazione a istituire classi differenziali dove i bambini extracomunitari o comunque figli di migranti possano ricevere uno specifico insegnamento per la lingua italiana, non regge ad una qualsiasi analisi e riflessione didattica e pedagogica sensata: tutti sanno bene che i bambini imparano le lingue non tanto dagli insegnanti quanto piuttosto dalla frequentazione coi i coetanei dei giochi o della scuola. Abolire la mescolanza significa ritardare quell'apprendimento linguistico che si dice di voler favorire. Ma, come si vede subito, la faccenda investe temi e problemi ben più generali, che vanno ben oltre l'ambito scolastico: la mozione è apparsa subito come l'ennesima manifestazione di xenofobia tipica della politica leghista, nutrita di una mitologia "sangue e suolo" non dissimile, nelle sue motivazioni, da quella hitleriana. L'opposizione è stata subito vivace e trasversale, non tutta le destra, non tutta la maggioranza ha digerito l'iniziativa dei padani di Bossi, anche dopo averla votata per disciplina parlamentare. Ci pare anche di poter dire che buona parte del mondo cattolico e la stessa Chiesa abbiano assunto una posizione corretta, civile e democratica, respingendola. Più in generale, alla Chiesa va dato senz'altro atto di aver resistito e di essersi anche opposta con grande chiarezza alle aggressioni della Lega e della maggioranza nei confronti dei diritti dei migranti, degli extracomunitari, dei rom o romeni, aggressioni che sono una delle caratteristiche che denotano questo governo, con la sua esasperata politica di "law and order". Così, su un tema che riguarda i diritti civili ed umani, i radicali e il mondo cattolico si trovano - come si usa dire - a marciare divisi per colpire uniti. Non è la prima volta: basti ricordare la lunga campagna contro lo sterminio per fame nel mondo che vide più volte i radicali, con le loro marce pasquali in Piazza San Pietro, appellarsi al papa per averne un sostegno morale. Che arrivò, quando Marco Pannella ed Emma Bonino vennero ricevuti in Vaticano da Giovanni Paolo II. Dovremmo essere soddisfatti, per la scelta compiuta dai cattolici sul tema dell'integrazione? Si e no: perché non possiamo non avvertire come l'atteggiamento odierno della Chiesa sia ben diverso da quello che la stessa Chiesa assunse all'epoca del referendum del 2005 sulla fecondazione assistita, o che assume ogni volta che entrano in ballo i temi etici o che riguardino la libertà di scelta dell'individuo, dal testamento biologico all'eutanasia. Basterebbe la metà dell'intransigenza e dell'intolleranza mostrata dal Vaticano su questi temi per liquidare o mettere in crisi irreparabile la xenofobia, se non l'aperto razzismo, che oggi dilaga nel paese. Ma, ahimè, la politica dei due pesi e due misure, dell'opportunismo di fronte ai poteri, fa parte dell'armamentario - diplomatico ma punto ecclesiale - che distingue da sempre il Vaticano/Chiesa; almeno - per i tempi moderni - dall'epoca delle ambiguità di Pio XII sulle leggi razziali e l'Olocausto. È una delle forme in cui si manifesta, in modo nefasto, il famoso "Date a Cesare quel che è di Cesare...".

Martedì, 4 novembre, 2008 - 13:37
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