Letture

Donne e potere dell'empatia

di Andrew Samuels

Dal nesso tra costruzione dello spazio nella psiche maschile e in quella femminile, di come esso differisca tra di esse, delle ineluttabili implicazioni che ciò ha per la vita politica

Non sono molti i libri che abbracciano, con autorità non disgiunta da profonda empatia per la condizione umana, un campo vasto, complesso e difficile come quello esplorato in quest'opera. Essa utilizza, integrandoli con padronanza e chiarezza, elementi estratti dalla Scienza Politica, dall'Antropologia, dalla Sociologia, dalla Biologia e dalla pratica terapeutica, in un'ottica ove nessuna disciplina viene presentata come fondante le altre. Al tempo stesso, è un'opera mossa da un'evidente passione, una passione fortemente argomentata che l'anima e la sorregge dal principio alla fine. Essa appare al momento giusto: quando in tutto il mondo, ma soprattutto in Occidente, si è ormai fatta strada la convinzione che la cittadinanza resta un fenomeno maschile, e il riconoscere la necessità d'un cambiamento è diventato qualcosa di più d'una nuda e cruda tattica elettorale. E' ormai chiaro a tutti, infatti, non soltanto che il voto femminile è un elemento essenziale nella contesa politica, ma che c'è qualcosa di più dietro questa emarginazione: il nesso tra genere e potere nella sfera pubblica.
E, tuttavia, soprattutto in alcuni paesi, a tutt'oggi la partecipazione femminile è, consciamente o inconsciamente, sentita come qualcosa di strano, di anomalo, che si sottrae all'ordine "naturale" delle cose. Nessuna trattazione, che io sappia, del rapporto genere-potere affronta il tema con l'originalità, la forza e la competenza che caratterizzano questo libro. Al massimo, il discorso si limita a riconoscere che le donne aspirano a un diverso tipo di stile di leadership. Nessuno ha parlato mai del nesso tra costruzione dello spazio nella psiche maschile e in quella femminile, di come esso differisca tra di esse, delle ineluttabili implicazioni che ciò ha per la vita politica. Ma che questo libro appaia in un momento come questo, in cui giunge opportuno e tempestivo, sarebbe poco, se non ci fossero altri meriti sui quali voglio richiamare l'attenzione del lettore. Nella mia veste di accademico che si occupa di politica da un punto di vista psicologico e, al tempo stesso, di analista junghiano, mi sento lusingato di svolgere questo ruolo di mediazione tra campi diversi, tradizionalmente tenuti separati.
Il primo merito consiste nell'essere, malgrado la penosa pochezza del pensiero politico tradizionale e la tragedia della realtà politica, un testo profondamente ottimista. Questo ottimismo si fonda sulla persuasione, implicita ed esplicita, che lo spirito femminile, lo spirito di empatia, di cui le donne (ma non soltanto esse) sono portatrici, può espandersi e "cambiare il mondo". Si tratta d'uno spirito elastico che, ove non sia pesantemente contrastato, lascia sperare che un mutamento dei meccanismi del potere, tradizionalmente gestiti dai maschi in modo distruttivo, possa far posto a un diverso tipo d'organizzazione politica, economica e sociale.. Un altro merito mi riguarda direttamente come terapista. Un'implicazione della tesi quivi sostenuta è che la partecipazione in un contesto politico in cui ci sia una partecipazione massiccia delle donne può rivelarsi capace di conseguenze trasformative sia per le donne che per gli uomini. Il libro, come accennato, riguarda come i due sessi si collocano nello spazio. Si tratta, quindi, d'un lavoro d'impianto materialistico e, al contempo, psicologico rispetto ai rapporti di potere. Le due dimensioni - lo spazio come letterale operazionalizzazione del potere, come territorio, e lo spazio come spazio nella mente - non sono dimensioni facilmente abbordabili né per gli accademici, né per i terapisti. Quella che s'era soliti chiamare "la questione Marx-Freud" è ancora una questione aperta.
Gli scienziati politici non dovrebbero sentirsi respinti dall'uso che si fa in questo libro di tropi psicologici giacchè, oggi, almeno nel mondo occidentale la politica non è altro che un processo psicologico. Di qui il suggerimento che ognuno dei due sessi lamenti di non poter essere l'altro sesso, lamenti l'assenza di bonarietà in un mondo che costringe a un'identità sessuata, è non solamente un'intuizione psicanalitica profonda, ma offre la base emotiva per una maggiore comprensione reciproca tra i sessi, per quanto limitata questa possa essere. Se ogni sesso potesse riconoscere la propria pochezza e tristezza rispetto ai limiti psicologici e politici in cui è costretto a lottare per vivere, l'empatia tra di essi sarebbe maggiore. Le cose migliorerebbero radicalmente nel settore pubblico come pure in quello delle comunicazioni private. Da questo punto di vista, le brevi note sull'orgasmo in questo libro sono di enorme interesse sia da un punto di vista pubblico che privato. Gli autori sono consapevoli del rischio potenziale d'esser qualificati come "biologisti" o "essenzialisti". In apertura del libro, essi affrontano questa critica, e a mio giudizio la liquidano in modo chiaro e convincente. La loro impostazione è di tipo socioevoluzionistico, fondata su due ipotesi - l'invidia del sangue mestruale e il meccanismo compensatorio della caccia - che vengono in modo assolutamente originale messe alla base della loro critica delle Scienze Sociali e in particolare della Scienza Politica e del Diritto. È in quest'ottica storicistica, mirante a fornire delle interpretazioni che possano essere benefiche per l'umanità, che questo libro dev'esser letto. Perché è un senso di profonda benevolenza verso tutti i segmenti della società, e la loro sofferenza, che traluce da tutte queste pagine, costruite con competenza sulla base di argomenti meditati e profondi. I limiti della psiche maschile, così altamente distruttiva, non sono considerati come un dato irremovibile.
Ovviamente, il problema non è quello di far diventare donne gli uomini o di trasferire aristofanescamente il potere nelle mani delle donne. Il problema è quello di far diventare "umana" la società, una società nuova quale premio da conseguire grazie alla più profonda rivoluzione verificatasi nel corso della storia umana: l'emergere della donna come soggetto nella vita pubblica. Un tesoro che non ha prezzo se riusciamo a conseguirlo.

Mercoledì, 6 agosto, 2008 - 10:24
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