La nuova maggioranza

E se questa maggioranza facesse qualcosa di liberale?

di Rocco Berardo

Il nuovo parlamento, senza una maggioranza precaria, potrebbe offrire risposte non così scontate come forse ci si potrebbe aspettare da una maggioranza conservatrice.

Terminata la campagna elettorale, c'è speranza che la riflessione prenda spazio alla propaganda, e la ragione prenda spazio alla religione: anzi, alla pseudoreligione?

Dobbiamo aspettarci un parlamento sempre più simile ad un ufficio copisteria o passacarte convocato per mettere il timbro alle richieste vaticane?

Giuliano Amato, personaggio non certo imputabile di sentimenti anticlericali, ha detto dei politici italiani di esser affetti da una sindrome particolare: di voler fare "a gara a trascrivere il volere dei prelati, neanche fossero impiegati postali che compilano un telegramma sotto dettatura". Figuriamoci se questa situazione non debba uscir rafforzata e aggravata, in un parlamento dove godono di una schiacciante maggioranza quelle forze che durante la campagna elettorale hanno agitato in maniera intimidatoria i temi etici più delicati, il cosiddetto diritto alla vita, la legge 40, la RU486 - mostro dei nostri tempi - e perfino minacciato di introdurre il ticket alla 194.
Cosa dobbiamo aspettarci? Di fronte a tanto inquinamento, si potrebbe forse arrivare ad assimilare l'intero parlamento, non i singoli parlamentari, a un ufficio copisteria o passacarte convocato per mettere il timbro alle richieste vaticane.
Ma dovevamo aspettarcelo, anzi ce lo aspettavamo: né il PD né il PDL hanno mai fatto una bandiera del tema della laicità. Anzi, se hanno fatto a gara è stato piuttosto per strapparsi il primato su quale tra le due forze potesse vantare più cattolici nelle proprie liste, badando bene a che i laici (quelli non "sani", secondo la definizione ratzingeriana) fossero tenuti a debita distanza.
Tuttavia, terminata la campagna elettorale, c'è speranza che la riflessione prenda spazio alla propaganda, e la ragione prenda spazio alla religione: anzi, alla pseudoreligione.
In questo senso, non sarebbe strano se le riforme più laiche provenissero proprio dallo schieramento più ortodossamente marcato. Si è detto in passato, per un governo e una maggioranza di altro segno (ma facile ad individuare), che proprio dalle componenti parlamentari più legate ai sindacati (quelle che affollano rumorosamente le piazze quando stanno all'opposizione) ci si poteva aspettare una seria riforma del lavoro, delle pensioni e del welfare.
Questa possibilità era suggerita da un'ovvia constatazione: i sindacati non avrebbero potuto fare troppa resistenza alle temute riforme, pena il trovarsi dinanzi, prima o poi, una maggioranza ancora peggiore. Forse, se fosse rimasto in carica con la sua variegata e riottosa maggioranza, il governo cui alludiamo avrebbe portato a termine l'ardua missione.
Oggi, in altro contesto, non è del tutto assurdo immaginare uno scenario analogo: il centrodestra, che in questi anni si è caratterizzato per aver fatto muro contro le riforme liberali sui temi dei diritti civili - dal Family Day all'astensione sui referendum, dalla RU486 alla 194 - ricevendo in cambio il massimo dell'appoggio vaticano, proprio su questi temi potrebbe trovare il coraggio di imporre, se non un deciso mutamento di rotta, almeno un avanzamento in senso più liberale, almeno su alcune delle normative in ballo.
I punti sui quali qualche passo avanti non ci pare impossibile sono molti. Indichiamo alcuni passaggi: a proposito delle linee guida della legge 40, le prime risposte date sulla loro emanazione sono state di duro attacco nei confronti del Ministro Livia Turco.
Le linee guida che la Turco aveva proposto non rappresentano una grande conquista, sono solo un piccolo passo avanti, e tuttavia le risposte - immediate e dunque, sperabilmente, non meditate - hanno sollecitato una rapida contromossa da parte del nuovo governo: cancellarle, riscriverle! Non va, decisamente.
Su questo terreno, però, la prima cosa da fare è almeno evitare brutte figure, errori di prospettiva, passi sbagliati: per esempio, bislacca ci è sembrata la posizione della neo Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, che per limitare gli aborti avrebbe proposto di aiutare economicamente le donne che abbiano deciso di evitarlo.
Non si capisce se abbia proposto di sostenere tutte le donne in attesa di un figlio o solo quelle che "minacciano" l'interruzione di gravidanza: sono battute buone per la propaganda, ma che non offrono nulla di positivo.
Intanto, invece, un importante avanzamento verso l'integrale applicazione della legge sull'interruzione di gravidanza è rappresentato dall'entrata in commercio, anche in Italia, della RU486, la pillola per l'aborto farmacologico.
Insista e strepiti quanto vuole la neodeputata Eugenia Roccella, ma la famigerata pillola rappresenta, per unanime, universale riconoscimento, una metodologia di aborto avanzata, civile e vantaggiosa per la donna, ormai largamente in uso in tutti i paesi occidentali.
Non c'è che da attendere l'approvazione della pillola da parte dell'AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco - un atto dovuto dalla pratica di mutuo riconoscimento - e confidare che la maggioranza parlamentare e il governo non facciano opposizione, non sollevino remore, ritardi o perplessità. Magari per opportunismo, come abbiamo auspicato.
Ne saremmo ben lieti. Ma sarà proprio così? Noi vogliamo confidare che Maurizio Sacconi, il nuovo ministro del welfare (che incorpora le competenze del ministero della salute) abbia quel giusto giudizio di chi ha di fronte, prima ancora che gli estremismi interni alla maggioranza, precise sentenze di Tribunali che impongono (per esempio) alle linee guida di non sconfinare nelle decisioni del legislatore.
Sacconi ha l'esperienza politica e storica adatta per comportarsi con saggezza e lungimiranza, per restare nell'ambito di quella cultura europea cui egli sicuramente appartiene. In questo variegato scenario, non essendo più Berlusconi alla ricerca di consenso (l'approvazione della legge 40 avvenne quando i sondaggi erano in picchiata, e l'Udc pretendeva di riscuotere il prezzo della sua partecipazione al governo) è irragionevole attendersi che le scelte di questo Parlamento si confrontino con i dati empirici, e non corrispondano necessariamente ai principi del catechismo?

Mercoledì, 4 giugno, 2008 - 18:59
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