Dove finiscono i fondi ministeriali

Emergenza ricerca. In Italia si spende poco, ma male

di Marco Valerio Lo Prete

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Fondi destinati alla ricerca. Si può parlare, anche in questo campo, di un vero e proprio "caso Italia"? Prendi ad esempio i finanziamenti del Ministero della Salute per l'attuazione di un programma di ricerche sperimentali e cliniche sulle cellule staminali. Nel novembre 2001 il l'allora Ministro della Salute Girolamo Sirchia, istituisce, presso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), la Commissione nazionale cellule staminali, presieduta da Enrico Garaci, presidente dell'ISS, nonché membro di Scienza e Vita. La Commissione, composta da 12 membri, avrebbe dovuto, per i successivi tre anni, "decidere la destinazione ai diversi progetti di ricerca del finanziamento annuale di 5 miliardi stanziato dalla legge 23 dicembre 2000 per ciascuno dei tre anni (2001, 2002, 2003), al fine di attuare un programma di ricerche sperimentali e cliniche sulle cellule staminali". Si parlava allora di 5 miliardi di lire per anno, pari a circa 2,5 milioni di euro, per un totale di 7,5 milioni di euro in tre anni. Di anni ne sono passati 7 ed ancora risulta difficile spiegare come siano andate veramente le cose.

I bandi fantasma per la ricerca sulle staminali

Solo nell'aprile 2004 la Commissione, a seguito di numerose sollecitazioni, pubblica i risultati del processo di assegnazione dei fondi del primo bando. La lista, incredibile dictu, è addirittura resa disponibile on-line, così che sia consultabile da tutti (e da nessuno). Ma è sufficiente che qualche smaliziato navigatore della Rete inizi a leggere i resoconti, che la Commissione decide sia arrivato il momento di cancellare ogni sua traccia dal web. Donatella Poretti, allora deputata della Rosa nel Pugno e dirigente dell'Associazione Coscioni, fa notare subito come alcuni membri della Commissione abbiano "presentato anche 5-7 progetti, utilizzando il fatto che ciascuno poteva elaborare un progetto come capogruppo (su due gruppi partecipanti) ma anche uno come secondo intestatario". E poi lo stesso sistema vale per ciascuno degli associati e dei ricercatori appartenenti allo stesso gruppo del "luminare" di turno. "La probabile cifra ottenuta per ciascun progetto finanziato - continua la Poretti - poteva essere di 150-250 mila euro (massimo consentito 400.000 totali per due anni), a fronte di 3-4 pagine di testo che documentava la ricerca". Dalla teoria alla prassi il passo è breve: prendi ad esempio il professor Angelo Vescovi, membro della Commissione che sceglie a chi assegnare i fondi. Lui stesso presenta il progetto numero 118 in quanto responsabile dello stesso; neanche a dirlo lo giudica meritevole, quindi sceglie di finanziarlo. Ma poi, ricercatore instancabile, presenta anche il progetto 120 come corresponsabile.

E poi c'è il numero 108, responsabile la dottoressa Galli, ovvero una ricercatrice che lavorava presso il laboratorio dello stesso Vescovi. Ancora, il numero 86 con corresponsabile ancora una volta la dottoressa Galli, il 17 con corresponsabile il dottor Gritti - all'epoca anch'egli nel laboratorio di Vescovi -. Lo stesso dicasi per il professor Cesare Peschle, responsabile del progetto 65 e corresponsabile dei progetti 114 e 136. Insomma molti dei progetti giudicati e finanziati dalla Commissione nazionale cellule staminali risultavano sottomessi dagli stessi Membri della commissione. I dubbi non finiscono qui: la tempistica dei bandi è saltata completamente rispetto a quella prospettata in un primo momento. Il primo bando è pubblicato nel 2003 - e non nel 2001 -, il secondo nel 2005 - e non nel 2003 -. Dalle risposte alle interrogazioni si viene a sapere inoltre che il terzo bando che era stato previsto non vedrà mai la luce: "Non risulta invece l'esistenza di un terzo bando, che non è stato mai proposto né discusso dalla Commissione Nazionale. In effetti, dopo il secondo bando, i fondi a disposizione della Commissione erano esauriti", afferma candidamente il Ministero della Salute. Come sembrerebbe saltato il "tetto" massimo del finanziamento: infatti in un primo momento, nel decreto di istituzione della Commissione nazionale sulle staminali, si parla di un finanziamento da attribuire pari a 7,5 milioni di euro (già 5 miliardi di vecchie lire); poi il Ministro, di fronte ad un'interrogazione parlamentare, spiega che i milioni di euro attributi sono già 11; infine, in quella che per ora è l'ultima comunicazione ufficiale da parte dell'ISS, si è parlato di 17 milioni di euro.

Ricapitoliamo: del terzo bando si è persa ogni traccia; della seconda quota dei finanziamenti sappiamo che è stata erogata ma non sappiamo né a quanto ammonti né chi ne abbia beneficiato. A proposito del primo bando, invece, qualche informazione l'abbiamo ricostruita. Nel novembre 2007 infatti, sul sito web dell'ISS, ancora una volta senza dare grande risalto alla cosa, vengono inseriti gli elenchi dei destinatari dei finanziamenti. Peccato che si decida di non indicare l'ammontare assegnato a ciascuna unità operativa, impedendo così di chiarire quante risorse siano state assegnate ai progetti vincitori. Infine, come per ogni attività di ricerca che si rispetti, arriva il momento della verifica. Sarebbe buona pratica consentire che il cittadino - ed in particolare un qualsiasi membro della comunità scientifica - possa conoscere il valore scientifico delle pubblicazioni generate con i soldi delle tasse pagate. Un modo per farlo è quello di analizzare il cosiddetto "fattore di impatto" (impact factor in inglese), ovvero una misura della frequenza con cui un "articolo medio" di una rivista viene citato dalle altre riviste in un certo periodo; una misura della credibilità delle riviste stesse che dunque, di riflesso, attesta anche il valore dell'articolo su esse pubblicato. L'ISS, con un suo comunicato del novembre 2007, dichiara che è stato raggiunto lo straordinario risultato di 261 pubblicazioni con impact factor cumulativo pari a 1.773.

Ma ad una analisi più attenta svolta da parte di esperti esterni, che vi proponiamo in questa pagina, sembrerebbe che solo 126 articoli siano propriamente imputabili ai progetti finanziati con fondi ISS, con un impact factor totale di 167. Non contento della poca chiarezza con cui si sono gestiti i fondi, sembrerebbe che l'ISS provi a gettare fumo negli occhi anche a quanti, soprattutto nella comunità scientifica, provassero a valutare seriamente i risultati ottenuti.

La denuncia dei ricercatori e degli scienziati

La stessa comunità scientifica non è rimasta con le mani in mano. Il 10 novembre scorso, alcuni illustri ricercatori italiani di fama mondiale hanno deciso di scrivere in forma privata al Ministro per ottenere delucidazioni pubbliche sulla gestione di altri tre milioni di euro previsti nella finanziaria 2007 per la ricerca sulle cellule staminali. Gestiti "direttamente dal Ministero della Salute e dall'Istituto Superiore di Sanità", "sono già stati assegnati, per ammissione anche pubblica di alcuni ricercatori, ma non risulta che sia stato pubblicato un bando o che singoli ricercatori o istituzioni abbiano potuto liberamente presentare progetti o domande di finanziamento". Insomma rischiano di fare la fine dei 7,5 milioni di euro dell'ISS. La risposta della Turco non si fa attendere: "Vogliamo dircela tutta: questa è una vergognosa guerra per bande" (La Stampa). Eppure la prof.ssa Cattaneo, direttrice del Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e farmacologia delle malattie neurodegenerative all'Università degli studi di Milano, intervistata lo scorso dicembre da Agenda Coscioni, ci tiene a precisare che non si tratta di "singoli episodi. Ciò che non va è l'a-b-c stesso dell'assegnazione dei fondi, nonostante l'introduzione di certe regole sarebbe, tra l'altro, a costo zero". (MVLP)

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Giovedì, 3 luglio, 2008 - 16:53

commenti

caso englaro

Non trovo altre parole se non quelle da me già espresse in una lettera inviata a Corrado Augias e pubblicata su "la Repubblica" del 25 luglio 2008, dove esprimevo la mia tristezza e lo sconcerto dopo avere visto il Sig: Paolo Ravasin chiedere espressamente davanti ad una telecamera di essere lasciato morire, ponendo fine ad un'agonia che si protrae da troppo tempo. Ecco perchè trovo incomprensibili le parole del ministro Mara Carfagna sulla vicenda Englaro. Non è forse contro natura mantenere in vita un uomo con tecnologie e macchinari, non è forse la morte una delle più grandi manifestazioni della natura? Perciò, lasciamo che essa compia il suo corso, come è sempre stato e sempre sarà, uomo permettendo! davide.fraccon@accaparlante.it
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