Una ragionevole decostruzione degli affetti

"Famiglia": una, nessuna, centomila

di Piergiogio Donatelli*

Nelle sfere dei legami affettivi, dell’intimità e della sessualità l’uomo, storicamente, ha “sperimentato”. Una “buona società” gli deve consentire di poterlo fare ancora.

Pensare ai legami privati come forme di amicizi, con le idee di uguaglianza ma anche con il carattere esplorativo e aperto che esse portano con sè, mi sembra che contenga una potenzialità positiva nei confronti della trasformazione della società nel suo complesso

Nel nostro paese, istituzioni e significati che un tempo avevano una vita, i gusci di forme di vita da cui lo spirito è volato via- comediceca Weber - continuano a governare le vite delle persone

Possiamo affrontare la sfera degli affetti, dei legami personali e della sessualità da varie prospettive. Un'idea che vorrei suggerire è che, mai come in questa sfera, ciò che ci appare di volta in volta naturale, essenziale, costituivo della natura umana è invece l'esito complicato di processi di sviluppo storico, di consolidamento di pratiche, percezioni, sentimenti.
Credo che sia utile tenere presente la varietà ampia di cose che gli esseri umani hanno fatto della loro capacità di legame, di affetto, di esperienza sessuale, per allargare la nostra visione, per superare una certa ottusità e una mancanza di immaginazione che può stringere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. In questo senso è utile fare una ragionevole decostruzione dei nostri affetti. Dobbiamo nutrire il nostro senso della giustizia e della simpatia umana con l'immaginazione e riuscire a inventare modi nuovi e inediti di vivere, di sperimentare la vita.
In questo senso Mill diceva che una buona società consente di fare una molteplicità di esperimenti di vita, da cui imparare per migliorare e trasformarsi, personalmente e come collettività. Ora mi sembra che le sfere dell'intimità, quelle dei legami e della sessualità, siano invece aree di esperienza in cui spesso gli esseri umani hanno cercato di imbrigliare le possibilità di sperimentazione. Proverei a vedere con voi i modi diversi in cui queste sfere sono state messe al centro della considerazione delle società umane e degli individui.
Voglio proporre questa idea: nei modi specifici in cui gli affetti umani sono stati imbrigliati, plasmati sotto l'effetto di interessi diversi da quelli della formazione libera della propria soggettività, gli esseri umani hanno trovato e direi possono ancora trovare i modi di rispondere criticamente per affermare se stessi. Ora credo che sia interessante vedere la varietà di modi in cui gli affetti e l'intimità umana sono stati plasmati.
Un primo asse da seguire è chiaramente quello del diritto e dell'economia, in particolare con l'idea che al centro della società ci sono gli uomini, mariti e padri, e quindi l'idea del patriarcato. Questa è forse la storia di più lunga durata perché, se pensiamo ai cambiamenti enormi che sono intercorsi tra le società classiche, in Grecia e a Roma, e le società europee cristianizzate, oltre alle trasformazioni interne a queste stesse società, ebbene l'elemento di continuità principale è proprio nel ruolo di dominio, giuridico ed economico, del maschio sulla donna.
Dal punto di vista della storia del diritto e dell'economia i cambiamenti centrali sono davvero molto recenti, a partire dagli anni Cinquanta dello scorso secolo, e riguardano il ruolo occupazionale della donna che è andato imponendosi in modo significativo in alcune società e le parità dal punto di vista giuridico che sono state guadagnate.
In alcune società, come quelle scandinave, il nuovo ruolo occupazionale delle donne, la parità nei diritti e un intelligente welfare, hanno prodotto una parificazione nei fatti tra uomo e donna, una erosione dell'asimmetria non solo culturale ma anche biologica insita sia nel collegamento tra sessualità e procreazione sia nella stessa capacità procreativa della donna.
Con una adeguata cultura sessuale e con l'aiuto intelligente dello Stato alle donne in gravidanza, in modo da non favorire una dipendenza dagli aiuti statali, è possibile erodere l'asimmetria e generare un'eguaglianza, cioè una liberazione delle donne dal bisogno del maschio, che è la caratteristica di lunga durata della storia della sessualità e dei generi.
In questa linea possiamo fare anche la storia della famiglia. Le rivendicazioni di diritti delle donne, la rivendicazione dei diritti di nuove famiglie gay, la rivendicazione di avere la possibilità di fare bambini innanzitutto come donne e non come mogli di qualcuno (come è scritto invece nella Legge 40) o di crescere i figli innanzitutto come persone singole o in coppia, responsabili e desiderose di maternità e di paternità, indipendentemente dalla continuità biologica o dall'orientamento sessuale - queste rivendicazioni appartengono a questa storia, come un rovesciamento, una critica interna a questo modo di vedere giuridico ed economico della sfera degli affetti.
La democrazia che entra nella famiglia - un'idea difesa con grande forza già da Mill negli anni Cinquanta dell'Ottocento e riproposta da Giddens -, l'amore e la sessualità e la procreazione che diventano civili, sono idee che appartengono alla storia giuridica ed economica della sessualità. Potremmo porre la questione in questo modo: la ricerca umana della felicità è stata imbrigliata con gli strumenti del diritto che ha codificato un certo tipo di famiglia eterosessuale gerarchica e discriminatoria; dall'interno del mondo del diritto con il tipo di universalità che gli appartiene, le persone hanno rivendicato nuovi diritti, altri diritti, e hanno rovesciato questa costruzione con le tappe che conosciamo, con i diritti della donna, dei figli, con il nuovo diritto di famiglia e ora fuori dal nostro paese con il matrimonio gay e con le altre legiferazioni che sono andate in questa direzione.
Questo mi sembra un primo asse di spiegazione dei cambiamenti che sono intervenuti.
Un altro asse di spiegazione è quello della percezione dei corpi e quindi anche della sessualità. La sessualità umana è tra le cose più sorprendenti. Dovremmo evitare la via facile secondo cui la sessualità sarebbe una sfera quasi istintuale, molto vicina alla nostra natura meramente biologica, rispetto alla quale si è esercitato in modo più o meno repressivo il potere della società. Non perché non vi siano stati processi di repressione e di liberazione.
Non c'è dubbio, ad esempio, che nell'Ottocento si è registrata una fase repressiva che è stata seguita nei primi decenni del Novecento da una altrettanto incredibile atmosfera di apertura e di sperimentazione, in alcuni luoghi in particolare, come la Berlino di Weimar o in alcune città degli Stati Uniti, e a cui è seguito a sua volta un lungo periodo repressivo, realizzato in vari modi, attraverso le atrocità dei nazisti o con i metodi più dolci delle democrazie.
Ma la spiegazione in termini di repressione e di liberazione non è sufficiente, perché nasconde l'enorme diversità di ciò che di volta in volta si vuole reprimere o che trova il modo di liberarsi. In realtà, nel corso dell'umanità la sessualità è stata molte cose diverse. Possiamo fare alcuni esempi. La sessualità nel mondo classico è fondamentalmente una questione di ruolo sociale, non ha nessun carattere di intimità come ce lo rappresentiamo noi ora: è legata essenzialmente al proprio ruolo pubblico. In questo senso ci spieghiamo la totale assenza di qualcosa che assomigli alla nostra nozione di eterosessualità e omosessualità nel mondo greco, ad esempio, e la concentrazione davvero molto bizzarra sulle modalità della condotta sessuale più che sull'oggetto, legate a idee di mascolinità e femminilità pensate in termini totalmente pubblici: cioè nei termini del contrasto tra il dominio attivo di sé e della città, da una parte, e la condizione di subordinazione e sudditanza, dall'altra.
La sessualità dei lunghi secoli dell'Europa cristiana è una cosa molto diversa, legata al suo carattere generativo. Ma la stessa connessione tra sessualità e procreazione non è sufficiente a spiegare il processo che rende la sessualità gradualmente qualcosa di personale e di intimo e in fondo alla vicenda una vera cifra ineludibile della nostra identità: qualcosa di impensabile per i greci. Questo avviene con i controlli sempre più stretti che il cristianesimo comincia a instaurare, prima delle condotte e poi dei pensieri e degli aspetti più intimi dell'immaginazione. Rispetto a questa storia, la medicalizzazione della sessualità a partire dalla metà dell'Ottocento trasforma questa scena ma a suo modo la radicalizza e ci consegna oggetti che ci sono ben presenti come gli eterosessuali e gli omosessuali.
C'è un salto enorme tra il sodomita e l'omosessuale, tra il vizio e l'anormalità della propria natura che è anche però un passaggio di radicalità: dalla condotta viziosa e dal peccato si passa a una cifra se vogliamo proprio indelebile, che è quella della natura medica e psichiatrica della persona. Ho voluto accennare a questa storia per suggerire che i materiali storici dell'Europa moderna che hanno generato questo concetto di sessualità sono stati reimpiegati anche per opporvi una resistenza e alla fine per rovesciarne i contenuti. Come sappiamo, da principio l'invenzione di categorie psichiatriche come quella di omosessualità fu vista dai primi difensori pubblici e politici di queste condotte, come il movimento contro l'abolizione del paragrafo 175 del codice tedesco che sanciva l'interdizione dei diritti civili per atti omosessuali, fu vista da costoro (Kertbeny, Hirschfeld) come una chance di cambiamento.
Ma la resistenza e se vogliamo il rovesciamento è stato operato solo in seguito nei decenni più vicini a noi, con la liberazione sessuale che ci ha consegnato l'idea di identità sessuale: gay, lesbica, transgender. E quindi non più l'omosessuale, questa parola avvolta da tutta la sua diabolica maestosità, come scrive Edmund White nella sua autobiografia, ma le persone gay e tutte le altre identità in via di definizione. L'idea di avere una identità di cui essere orgogliosi, una identità che è la trama del proprio essere e che si situa quindi sul confine tra la natura e la cultura, ma che è al contempo l'esito tutto culturale, sociale e politico dei movimenti di liberazione che l'hanno prodotta e delle società democratiche che l'hanno accolta, è la risposta, il rovesciamento, la resistenza alla creazione di una identità malata nel sesso, la risposta che afferma una identità che è invece il coronamento felice del proprio io.
Ma c'è ancora un asse lungo il quale possiamo esaminare la sfera dei legami personali e della sessualità. Questa in effetti è stata non solo una storia giuridico-economica e una storia di corpi ma è stata anche una storia di governo delle società. La famiglia diventa a un certo momento un ganglio fondamentale nel governo delle persone.
Il concetto di famiglia, che molti ancora nella nostra società chiamano naturale e che in larga parte non corrisponde più alla vita reale delle persone, la famiglia borghese, padre madre figli tutti sotto lo stesso tetto, organizzata secondo un'etica familiare, questa famiglia è figlia anche dell'interesse dei governi per la società. L'interesse e il controllo dei governi della salute, della sessualità, delle condotte private potenzialmente pericolose, ha come punto di appoggio la famiglia, diciamo a partire dal XVIII secolo. Rispetto alle altre due storie a cui ho accennato, questa è la storia più recente, la storia delle società industriali, borghesi, che si strutturano attorno alla centralità di una società produttiva, commerciale e di consumo funzionante.
In questo contesto la famiglia è lo snodo fondamentale della società in termini di popolazione, di salute, di moralità pubblica. Ora quando questo fenomeno è compiuto la famiglia si è caricata di tutti questi significati sociali. Il rifiuto della famiglia non appare più come una scelta tra le altre, magari bizzarra ma niente più di questo, ma come una insubordinazione al modello stesso della società. In questo senso possiamo leggere ancora una volta i movimenti di liberazione come movimenti di resistenza a questo tipo di modello.
I movimenti di liberazione femminile nell'Ottocento sono presi all'inizio con incredulità e scherno proprio perché appaiono sovvertire una intera etica civile, il ruolo assegnato a ciascuno dentro la società, appaiono sovvertire la società stessa. E lo stesso vale naturalmente per il movimento di liberazione gay. Ma allora possiamo leggere questi movimenti come forme di resistenza che hanno di mira la formulazione di un modo nuovo di essere in società. Quindi ciò che è in gioco qui non è solo l'affermazione di sé e del proprio privato ma è in gioco la trasformazione del modo in cui i legami personali contribuiscono a dare forma allo spazio pubblico.
Una società dominata da rapporti personali e familiari, da concezioni della sessualità, che decostruiscono la cellula gerarchica e claustrofobica della famiglia tradizionale e che inventano nuovi legami, nuove forme di vita associata, e quindi anche nuove forme giuridiche - una società di questo tipo è anche una società diversa sotto altri aspetti del tutto indipendenti, è una società politica economica culturale diversa. Credo che i nuovi legami personali, intimi, di coppia, sessuali, faticosamente stiano inventando e depositando nuove forme che metterei in collegamento con l'idea di amicizia. L'amicizia come sappiamo è la forma di legame più antica e precedente alla famiglia cioè quando la famiglia, come nel mondo classico, era in larga parte un istituto giuridico patrimoniale che riguardava i beni tra cui vi era la prole.
Ora credo che l'amicizia sia qualcosa da esplorare. I nuovi legami familiari che non vogliono adattarsi al concetto di matrimonio e di famiglia tradizionali stanno in effetti sperimentando forme di amicizia. Le coppie gay che vivono come famiglie esplorano anch'esse cosa significa l'amicizia. L'amicizia è un rapporto tra pari e ha un carattere esplorativo, i cui criteri non sono tutti fissati in anticipo. Il modello dell'amicizia mi sembra che porti con sé delle potenzialità trasformative anche per quanto riguarda lo spazio pubblico. Quando Mill ripensava al matrimonio proponeva il rapporto tra i due sessi come un rapporto tra amici che si stimano e si confrontano in una emulazione reciproca: un rapporto che doveva educare anche al proprio ruolo pubblico, di cittadini. Pensare ai legami privati come forme di amicizia, con le idee di eguaglianza ma anche con il carattere esplorativo e aperto che esse portano con sé, mi sembra che contenga una potenzialità positiva nei confronti della trasformazione della società nel suo complesso.
Ho presentato tre modi diversi di leggere le trasformazioni che hanno riguardato le sfere degli affetti e della sessualità, in fondo tre modi diversi di leggere le nostre battaglie attuali. Sono battaglie giuridico-economiche, sono battaglie per un nuovo concetto di sessualità, sono battaglie per inventare nuove forme di convivenza, nuovi modi di essere se stessi nella società.
Non voglio dire niente del nostro paese. Nei fatti, credo, la famiglia tradizionale, la cosiddetta famiglia naturale, è in larga parte morta. In termini quantitativi le famiglie eterosessuali riproduttive sono sempre meno e si formano a un'età sempre più avanzata, vi sono sempre più celibi e il tasso di fecondità totale è tra i più bassi al mondo.
Ma è un paese che ci tiene molto a non mettere in circolazione la varietà di stili di vita che nonostante tutto stanno crescendo a dispetto della famiglia tradizionale, un paese che non tesaurizza questa varietà, che la nasconde. È una società sprofondata sempre più sotto il peso gigantesco dell'ipocrisia. Ma, come sappiamo, un fenomeno peculiare è purtroppo quello in cui i gusci vuoti di pratiche, istituzioni e significati che un tempo avevano una vita, i gusci di forme di vita da cui lo spirito è volato via (come scrive Weber), continuano a loro modo a governare le vite delle persone. Questa mi sembra per molti aspetti la condizione nel nostro paese e non è una buona condizione.

*Piergiorgio Donatelli, Docente di Bioetica all'Università di Roma "La Sapienza" 

Mercoledì, 4 giugno, 2008 - 16:22
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