Fecondazione e aborto è ora di cambiare

di Carlo Flamigni

Se la legge 40 non verrà cambiata, anche solo nelle linee guida, tra i cittadini italiani costretti a recarsi all’estero torneranno ad accentuarsi differenze di classe.

Ho accettato molto volentieri l'invito a venire qui e a stare con voi; ho pure ragionato su cose utili, propositive, che potessi dire, visto che ragionamenti teorici ne abbiamo fatti tanti. Ci troviamo in una situazione di grande difficoltà. Non credo di avere mai visto un magistero cattolico così sicuro di non correre rischi, vista l'impudenza con la quale sta intervenendo nella vita politica italiana. Recentemente ho letto su l'Avvenire un intervento, evidentemente ispirato dal Cardinale Ruini, nel quale si chiedeva a Berlusconi di trattare con maggiore cortesia il povero Casini: mio Dio! mio Dio!, non fosse mai che rimane fuori dal potere! In questo caso non mi è sembrato di sentire interventi di critica.

E' stato accettato come un fatto inevitabile: la chiesa ha diritto di dire la sua opinione, la dica pure, la dica anche quando si tratta di problemi che riguardano così pressantemente la nostra libertà, la nostra civiltà, la nostra democrazia. Voglio parlare rapidamente di due temi sui quali spero di poter fare una proposta concreta: il primo problema è naturalmente quello dell'aborto, sul quale c'è una pressione straordinaria. Mi sembra di vedere una crociata nei confronti dell'aborto che prende strade, come potete vedere, anche abbastanza tortuose. Il documento dei medici delle cliniche ostetriche di Roma, che fondamentalmente contiene solo aria fritta e per definizione l'aria fritta non ha cattivo odore e quindi non ci dovrebbe disturbare, in realtà è un documento odioso. L'aria fritta riguarda il fatto che fa ritenere che ci sia nella legge 194 qualcosa di sbagliato, di storto, di immorale, che dovrebbe essere corretto e che riguarda gli interventi tardivi, quelli che la legge regola nel capitolo "oltre il novantesimo giorno". Io lo trovo assolutamente strano perchè la legge è molto chiara.

La legge 194, la ricordo per i pochi che non la conoscessero, dice che quando il medico capisce che il feto ha capacità di vivere autonomamente, allora decadono le norme che riguardano la richiesta di interruzione di gravidanza, quelle secondo le quali il medico può accettare l'interruzione perché ritiene ci sia un problema di salute psicologica o un problema che riguarda la malconformazione del feto che possono causare sofferenza alla paziente. Nel caso che il feto sia vitale, queste norme non regolano più; vale la norma per cui in qualsiasi momento in cui - uso un'espressione che viene usato da alcuni rabbini - il feto diventa l'assassino di sua madre, quindi è la vita della madre che è messa a rischio, allora in quei momenti c'è una regola di necessità nei confronti della quale tutte le altre norme debbono tacere.

Ma questa c'era anche prima della 194. Nella mia vita di ginecologo ricordo il mio direttore, un uomo che non avrebbe mai fatto un'interruzione di gravidanza, molto ossequioso alle norme morali che allora vigevano, legate al fatto che nelle università c'era uno straordinario rispetto per tutto quello che la chiesa diceva, che però ha praticato alcuni aborti nelle condizioni di necessità, quelle in cui o si faceva l'interruzione di gravidanza, oppure la donna moriva. E' logico che in queste circostanze sia interesse di tutti, compresa la donna, che il bambino venga rianimato e che si faccia il possibile per farlo sopravvivere.

Quindi quel documento è veramente aria fritta. Non è più aria fritta quando si chiede di tenere la madre del bambino fuori dalla stanza dove si decide della vita di suo figlio. Questa è insieme crudeltà, stupidità, aggressività ed ignoranza, da una parte perchè non si capisce che nella maggior parte dei casi questa madre è molto più interessata alla vita del bambino di quanto non lo possa essere il suo medico, dall'altra parte perchè credo ci si dimentichi che quel bambino ha innanzitutto due persone che sono responsabili per lui, che sono i suoi genitori, e che non è vero che i suoi genitori sono sbalorditi dalle circostanze, non hanno il buon senso, la capacità razionale di intervenire e di dare un'opinione giusta e accettabile.

Ebbene, questa aggressione io la trovo così grave ed importante che dovremmo tutti andare a rileggere la legge 194, per capire insieme se va bene così o se è giusto modificarla. Per moltissimo tempo, pur capendo che alcune piccole cose potendo essere cambiate, ho fatto una assoluta resistenza nei confronti di chi chiedeva di tornare a discuterla perchè temevo che aprire una porta grande così potesse scatenare l'inferno e aprire un portone attraverso il quale sarebbero passate tutte le richieste di revisione possibile. "I tempi non sono maturi, i tempi non sono adatti". Oggi però devo dire che qualche cosa cambierei. Vi chiedo di esaminare questa proposta e di vedere se su questa, tutti insieme, noi possiamo fare pressioni. Io toglierei quella parte nella quale si accetta l'obiezione di coscienza, perchè questo è un grave problema per la legge, per l'applicazione della legge. Il numero di obbiettori di coscienza cresce e posso dare testimonianza personale del fatto che molti obiettori di coscienza non obiettano per ragioni morali, ma per ragioni pratiche: non voglio entrare nell'antica polemica se qualcuno di questi medici sia obiettore di coscienza in clinica e non nel suo ambulatorio; non lo so, non l'ho mai visto dimostrato, non mi piace nemmeno come obiezione.

Ma da me sono venuti collaboratori a dirmi: "Io non voglio più perdere il mio tempo in questa cosa banale, quando posso dedicarlo a cose più remunerative dal punto di vista della mia figura professionale, andando in sala operatoria a fare qualcosa di più nobile". Per altri c'è un discorso diverso: gli obiettori di coscienza trovano più facilmente posizione in certi ospedali, si collocano più facilmente là dove c'è una obiezione ai non obiettori. Credo che l'obiezione di coscienza avesse un significato preciso quando la legge è stata fatta, perchè negli ospedali dove è stata applicata la legge 194 c'erano dei ginecologi che erano finiti in ospedale senza immaginare che un giorno ci sarebbero stati questi capovolgimenti di fronte.

Non erano preparati, avevano diritto di dire: "La mia carriera l'ho impegnata qui, però questa cosa non la voglio fare, fate in modo che io possa continuare la mia carriera senza dovere accettare una cosa che mi ripugna". È giusto. Oggi il problema dell'interruzione volontaria di gravidanza è un problema di salute della donna. Si può accettare l'idea che un medico entri in un ospedale e si occupi della salute di una donna ma dica "di quella salute no"? Vada da un'altra parte. Dareste voi mai un incarico in un centro dove si fanno continuamente trasfusioni di sangue a un Testimone di Geova? O mettiamo a vendere la carne di maiale a un musulmano? Potete fare mille valutazioni, ma mi pare che tutto questo sia assurdo. Chi vuole occuparsi della salute della donna se ne deve occupare integralmente.

Il secondo tema riguarda la legge 40, la legge sulla procreazione assistita. Questo sarebbe forse il momento per iniziare a ragionare su questa confusione che si sta creando su cose che fin dall'inizio ci erano sembrate complesse e sulle quali ci sarebbe stata necessità di ragionamenti pacati. Il potere straordinario che sta prendendo il Vaticano su questi temi ha creato grande confusione e la confusione aumenta continuamente. D'altra parte, si diceva una volta, che tutti vengono in soccorso del vincitore; è successo anche questa volta, è umano e civile, ma meno umano e meno civile è che in soccorso del vincitore vengano persone che vengono dal vecchio mondo laico, persone che hanno deciso in modo abbastanza innaturale di vendere l'anima a Dio. Se leggete il giornale di oggi scoprirete che Ferrara, per esempio, non ha partecipato ad un incontro che aveva con Pannella in televisione, dicendo che la televisione è "anti-veritativa".

Non so nemmeno se la parola esista sul dizionario. So che Luca Volontà ultimamente, quando parla della legge 40, dice che la legge è "occisiva". Occisiva è sicuramente una parola che il vocabolario italiano ignora; ma lui è francese per quello che so, quindi ha delle difficoltà linguistiche. Il problema vero però è che la legge 40 ha fatto danni, ne sta facendo e ne farà, anche perchè non mi pare che ci siano assolutamente le possibilità di modificarla in modo significativo. Aspettiamo con ansia qualche modifica nelle nuove linee guida promesse per i giorni prossimi, ma onestamente finché non le leggo ho qualche esitazione a crederci.

Ma i danni ci sono e mi sembra che il danno maggiore sia quello che deriva dal fatto che molti cittadini italiani vanno a cercare migliore fortuna all'estero. Questo crea innanzitutto il problema di far sì che ancora una volta esista una divisione di classi nel nostro paese: ci sono le persone che se lo possono permettere che vanno nell'Europa ricca, cinica, ma tecnicamente avanzata, che ha aumentato i prezzi quando ha saputo che arrivavano anche le coppie italiane, quindi in Francia, Svizzera, Spagna; le persone che non se lo possono permettere, neanche vendendosi la casa, vanno invece nell'Europa povera, in Albania, Ucraina, dove trovano prezzi stracciati, ma nessuna garanzia. Ma il problema è più importante di così.

In molti paesi dell'Europa ricca le nostre coppie vengono sfruttate fino all'ultimo soldo. Si fanno eseguire a molti di loro esami che sono privi di qualsiasi significato e hanno l'unica concretezza del costo, altissimo. Vedo tornare queste coppie senza quello che volevano, senza il bambino in braccio per il quale erano partiti, con ricordi molto sgradevoli e senza sapere più cosa fare. Allora io credo, e questa è la proposta che faccio, che noi potremmo creare in un luogo dove questo non rappresenti un reato, quindi pensavo a San Marino, un consultorio gratuito per le coppie che vogliono andare all'estero, nel quale io credo possiamo trovare trenta brave persone che hanno voglia di andarci. Non credo che questo rappresenti per un ginecologo un costo spaventoso; io tra l'altro sono di Forlì e quindi un paio di volte al mese posso andarci tranquillamente. Credo che lì noi possiamo rappresentare un punto di riferimento costante e utile. Queste sono le due cose che volevo dirvi. L'altra è molto più semplice e più rapida da dire: io auguro a tutti noi miglior fortuna in avvenire.

Martedì, 4 marzo, 2008 - 16:17
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