Fuori il manuale Cencelli dai laboratori e dalle università

di Ignazio Marino

Ignazio Marino all’Associazione Coscioni: “Sapete che su alcune cose la penso diversamente da voi, però credo che insieme possiamo costruire un’Italia migliore”.

Sono molto contento di essere qui oggi, per poter parlare di temi che mi interessano sia per il ruolo politico che ricopro in questo momento, sia come persona che si è occupata di scienza durante tutto l'arco della sua vita. Io dico, scherzando, che in questi ultimi due anni, per la prima volta nella mia vita, il mio superiore non è un preside: ho sempre lavorato in ambiente universitario, soprattutto straniero, però mi preoccupa moltissimo il clima che si è determinato in questi ultimi mesi, o forse anche anni, nel nostro paese.

Un clima che guarda alla scienza e agli scienziati come se fossero dei pazzi manipolatori della vita, come se non avessero interesse nella qualità e nella dignità della vita e nella ricerca che possa alleviare le sofferenze, le preoccupazioni, il dramma della malattia. Credo che gli scienziati lavorino in quella direzione, e non credo che siano dei pazzi manipolatori. Però prima è stato ricordato come sulle televisioni e sui giornali si sia riportato l'esperimento ancora neanche fatto di Stephen Minger, e come sia stata data poca voce quando Marco Cappato e gli altri dell'Associazione Luca Coscioni hanno avuto il merito di invitare questo scienziato in italia, che è una persona molto mite, molto prudente, molto attenta a quello che fa, e nessuno si è preoccupato di dare rilevanza alle sue parole; anzi, si è data rilevanza all'interpretazione delle sue parole che spesso è stata errata, e non ha seguito quello che invece lui descriveva con molta semplicità. Questo è accaduto anche qualche giorno fa, quando si è avuta notizia di un esperimento che io trovo anche affascinante dal punto di vista scientifico: quello di cercare di dare a un bambino una vita sana con ciò che chiamerei un trapianto di mitocondri, consistente nell'utilizzare un nucleo, che è il luogo dove si trovano le informazioni genetiche della madre e del padre, e poi sostituire il resto della cellula, che non trasmette informazioni genetiche al figlio, evitando in questo modo che ci sia la possibilità in chi ha un difetto dei mitocondri di trasmettere al bambino una vita da ammalato. Credo che non si debba e davvero non si possa contrastare il desiderio di una coppia, di una madre a avere un bambino sano. Ma soprattutto, benché sia legittimo esprimere le proprie opinioni sulla base della propria cultura, della propria formazione, non si può cercare di contrastare questo desiderio dicendo delle bugie, dicendo che si tratta di un esperimento terribile, che altera la dignità dell'uomo, che altera il senso più intimo della vita; alcuni hanno usato (davvero mi dispiace, ma lo devo ripetere) questo termine sgradevole, ammucchiata in provetta. Ma per quale motivo dobbiamo arrivare a utilizzare questo tipo di dibattito, questo tipo di terminologia? Purtroppo ho la sensazione che molto spesso di questi uomini politici che fanno dichiarazioni e commentano sui progressi o sulle speranze della ricerca non fanno altro che leggere delle agenzie, non si documentano, non sanno assolutamente quello di cui parlano!

E questo io credo sia davvero pericoloso. Io credo che la scienza debba essere tenuta presente nelle nostre discussioni, credo che il parere degli scienziati sia assolutamente importante, credo che anche nel nostro paese dobbiamo avere un luogo, un punto di riferimento dove poi decidiamo che percorsi affrontare, un luogo dove si valuti quali sono le possibilità che la scienza ci offre e su quali vogliamo investire; un luogo che sia non un luogo sterile di confronto, dove ognuno porta la propria cultura sulla base di una suddivisione da manuale Cencelli della politica, ma un luogo dove ci siano scienziati che possono spiegare con chiarezza e con semplicità quello che vogliono e che possono fare, in modo che si possa decidere in quale direzione investire le risorse di un paese. Ma queste risorse non possono essere investite come vengono investite oggi. Ho ricordato all'inizio che ho sempre lavorato in ambiente universitario: sono convinto, forse sarà una mia fissazione, che ci siano momenti, nella nostra vita, che sono rimasti più impressi di altri nei nostri ricordi, nelle nostre memorie. Io ricordo che nel 1981, per una legge che venne introdotta nel sistema universitario italiano, vennero assunti moltissimi professori, soprattutto professori associati; penso che siano stati circa 16 mila in una volta sola, molti dei quali erano nella categoria degli assistenti universitari.

Ero appena specializzato in chirurgia generale, e ricordo che nei quartieri di Roma limitrofi all'Università La Sapienza nacquero delle case editrici che poi saranno evidentemente scomparse, dove venivano fondate delle nuove testate di medicina e chirurgia in cui, nella quarta di copertina, c'era scritto che con 50 mila lire si poteva pubblicare un lavoro nell'arco di poche settimane, perché occorrevano dei lavori scientifici da produrre per le commissioni che poi, a loro volta, dovevano promuovere quei professori associati. Non dico che tutti quei 16 mila abbiano pubblicato in quel modo, però sicuramente per molti di loro sarò stato così; allora io dico: è un'idea così impossibile per chi dovrà fare, nella prossima legislatura, il Ministro dell'Università, pensare ad una valutazione di ciò che costoro hanno realizzato in 27 anni, che è un terzo di secolo? Insomma, vediamo quanti lavori scientifici hanno pubblicato, vediamo come hanno utilizzato i soldi del paese e le loro posizioni universitarie di potere; magari risulterà che tutti e 16 mila hanno pubblicato in maniera straordinaria, anche se sono convinto che in molti casi non sia così.

Immaginate un operaio che lavora in fabbrica e per 27 anni non produce neanche un bullone? Credete che lo lascerebbero lì, continuando a mantenergli stipendio e posizione? Io non credo, e penso che il metodo della valutazione e del rigore, che significa anche premiare i migliori, debba essere utilizzato nel mondo della ricerca e nel mondo dell'università. Credo anche il mondo scientifico si divida in discipline, e che più quelle discipline sono specifiche, più ci si conosce; prima il Prof. Strata ricordava che i referee stra- nieri potrebbero servire anche per non offendere un altro professionista italiano nel caso di un giudizio negativo sulla sua proposta di ricerca. Credo che anche i relazione a questo aspetto si debba fare un passo avanti: personalmente, nella mia nicchia di ricerca legata alla chirurgia dei trapianti, sono ormai in grado, quando invio un lavoro scientifico per una pubblicazione, di capire quasi sempre chi sia il referee anonimo che l'ha commentato, perché 25 anni ci si conosce, si sa cosa pensa un altro studioso della materia, si interpreta il linguaggio. Ma non mi offendo mai se dicono che quel mio studio non va bene, che manca di alcuni parametri, che bisogna rifarlo o che è proprio sbagliata l'idea: credo che la valutazione tra pari sia l'unico metodo che possa essere utilizzato nella ricerca scientifica. Due anni fa, forse anche con un po' di ingenuità, ho voluto proporre che per i giovani sotto i 40 anni esistesse una somma, per il primo anno pari al 5% sui fondi della ricerca, per l'anno successivo pari al 10%, fino all'importo di 81 milioni di euro, attribuita soltanto sul merito, sulle capacità, sulle idee che un giovane al di sotto dei 40 anni possa avere e possa scrivere. Devo dire che all'inizio non è stata accolta con molto favore, ma adesso stiamo arrivando davvero alla fase finale: una commissione di dieci ricercatori e ricercatrici, di cui cinque stranieri, si insedierà tra poche settimane e valuterà 1720 richieste, utilizzando proprio il metodo del giudizio tra pari, nominando degli specialisti delle singole materie e arrivando a selezionare i progetti migliori, che riceveranno ciascuno 500 mila euro.

E' un grande passo in avanti, perché finalmente ci saranno nel nostro paese dei ragazzi di meno di 40 anni che potranno avere a disposizione quella somma per sviluppare un'idea, per coronare loro sogno di ricercatori. Non è possibile che i fondi per la ricerca nel nostro paese vengano gestiti sulle base di cordate, amicizie, di strumenti che sono tutto meno che trasparenti e chiari. Noi dobbiamo andare nella direzione opposta! Credo anche che sia importante considerare alcuni aspetti del lavoro che abbiamo fatto e di quello che ci sta davanti: penso che l'Associazione Coscioni faccia bene ricordarci che forse la legge 40 non è stata scritta sulla base della conoscenza scientifica, ma sulla base di rapporti di forza e di confronti tra culture diverse; un aspetto positivo (immagino che sarete tutti d'accordo) c'é, ed è quello delle linee guida, che sono state previste proprio per adeguare la legge ai progressi della medicina: credo quindi che Livia Turco le renderà pubbliche molto presto, perché la produzione di nuove linee guida potrà finalmente adeguare almeno alcuni aspetti della legge alle possibilità che la scienza offre alle persone che vogliono completare il proprio disegno di famiglia. Infine vorrei parlare brevemente del testamento biologico, di quello che abbiamo fatto in questi due anni e del fatto che questo impegno, per me, rimane il più importante: un impegno che parte proprio dalle considerazioni che sono scritte nella nostra carta costituzionale e nella Convenzione di Oviedo.

Abbiamo discusso tanto, abbiamo ascoltato tante persone, tra cui 49 esperti che sono venuti da diverse parti d'italia e del mondo; su questo tema, però, una di queste tante audizioni mi è rimasta impressa: quella dei nostri anestesisti e rianimatori, che sulla base di uno studio scientifico ci sono venuti a dire in Senato che nel 62% delle situazioni di fine vita viene presa la decisione di utilizzare quello che loro chiamano la desistenza terapeutica, cioè la sospensione delle terapie. Credo che questo sia un dato da tenere presente, perché alla fine non è vero che nessuno decide: qualcuno, al contrario, decide, e nella maggior parte dei casi lo fa in scienza e coscienza: però penso che sia un diritto inalienabile di ciascuno di noi quello di poter lasciare delle indicazioni, anche per le fasi più avanzate della vita.

Si tratta di un diritto civile, non di un tema eticamente sensibile; a volte, scherzando, dico che dopo la rivoluzione francese i diritti della persona sono diritti civili e noi dobbiamo difenderli, anche perché sono scritti nella carta costituzionale e quello che ci occorre è semplicemente una legge che permetta a chi lo vuole, senza imporre niente a nessuno, di lasciare delle indicazioni. Quindi mi impegno, se sarò eletto nella sedicesima legislatura: questo sarà il primo disegno di legge che presenterò, e lo farò perché ci credo, e anche per il rispetto di tutte le persone che in questi due anni mi hanno sostenuto moltissimo.

Voglio concludere rivolgendo una riflessione, un appello (considerate voi come chiamarlo), a Marco Pannella, a Marco Cappato, a Emma Bonino, a Rita Bernardini: io non sono un esperto, lo sapete tutti, di equilibri politici, e non so fare i calcoli rispetto a un simbolo o a una lista, perché che questo tipo di pensieri, di riflessioni, non mi appassiona neanche; a me appassionano le idee, gli obiettivi da raggiungere. Pensiamo allora, lo dico con rispetto, a quanto hanno influito all'interno dell'Ulivo alcune voci che legittimamente la pensavano diversamente dal programma dell'Unione, che voleva portare alla realizzazione di una legge sul testamento biologico; è proprio perché ci sono state quelle voci che oggi noi non abbiamo in Italia una legge su questa materia, perché altrimenti l'avremmo potuta realizzare. Mi rendo conto, anche se come ho detto i calcoli sugli equilibri politici non mi appassionano, che se i laici che presenti nel centro destra vedono una spaccatura nel centro sinistra quell'elemento possa prevalere, almeno in alcuni momenti, sull'obiettivo, che è quello di dare una legge al paese; allora dico a Marco Pannella, a Marco Cappato, a Emma Bonino, a Rita Bernardini: è chiaro che voi dovete difendere la vostra identità, è chiaro che voi dovete difendere il vostro percorso, che è un percorso leale, trasparente, che tanto ha dato al nostro paese e del quale tutti dobbiamo essere orgogliosi , però riflettete e cercate di trovare un modo per darci il vostro contributo, che è davvero importante. Sapete che su alcune cose la penso diversamente da voi, però credo che insieme possiamo costruire un'Italia migliore.

Martedì, 4 marzo, 2008 - 16:07
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