Insufficienza renale

Graziano. Un inferno per ragioni etiche

di Graziano e Lorella Guarda

Ho scoperto di essere in insufficienza renale avanzata nel 1974, a 17 anni, e forse ero ammalato fin da bambino. Dopo 2 anni e mezzo di dieta ipoproteica e senza sale, per tentare di rallentare la malattia, ho dovuto iniziare a fare la dialisi. Era il novembre del 1976 ed avevo poco più di 19 anni. Da allora mi sono attaccato al rene artificiale per 4 ore, 3 volte la settimana, per 4.884 dialisi, circa 30.000 ore di vita in 31 anni di terapia. La speranza era di poter effettuare un trapianto di rene. Infatti, nel 1984 arriva il primo. Il trapianto funziona per 4 giorni, poi un rigetto indomabile me lo porta via. I medici mi dicono che sono un iperimmunizzato, cioè ho una forte reazione agli organi ricevuti.

Riesco a tentare un nuovo trapianto nel 1990, ma questo rene non funziona nemmeno per un giorno: un altro rigetto. Per i medici un terzo tentativo sarebbe ad elevato rischio. Intanto continuo a fare la dialisi e così passano gli anni: 15, 20, 25... e le mie condizioni di salute cominciano a diventare critiche. Nel 2003 un medico nefrologo di Vicenza che mi ha seguito per anni mi propone un trapianto da donatore vivente, nel caso io avessi un parente compatibile. Le perplessità sono veramente forti: alta probabilità di rigetto e quadro clinico difficile. Dei miei fratelli, tutti disposti a donarmi l'organo, risulta compatibile mia sorella Lorella. Ma qui cominciano gli intoppi. I chirurghi di Vicenza non si sentono preparati ad affrontare un terzo intervento. Nel 2004 il nefrologo contatta un centro di Milano specializzato in chirurgia vascolare. Io e Lorella passiamo il 2005 a fare esami su esami e finalmente siamo pronti per l'intervento se non che, dopo qualche settimana di silenzio, arriva da Milano la doccia fredda: visto il rischio non se la sentono, "sul piano etico", di eseguire il trapianto da vivente.

Mi consigliano un trapianto "da cadavere" che non coinvolgerebbe mia sorella, ma sarebbe anche molto più difficile sul piano immunologico. Il piano etico! Nel 2006 sono ricoverato per togliere i reni nativi, affrontare tre pancreatiti e levarmi la cistifellea. Intanto il nefrologo contatta un terzo centro, a Bologna, ma anch'esso rifiuta il trapianto da vivente. A questo punto esce tutta la mia forza interiore. Chiamo il nefrologo, gli ricordo che mi aveva parlato di Pisa, dove pare accettino trapianti molto critici, insisto e lo convinco a contattare il primario, il prof. Ugo Boggi. Il 16 gennaio 2008, dopo 5 anni di attesa, io e Lorella siamo stesi fianco a fianco su due lettini in preoperatoria, senza sapere bene cosa pensare. La sera stessa il rene di Lorella, dentro di me, "è partito come un treno", ed inizia un decorso che ha dello straordinario. Dopo 20 giorni sono il primo dei trapiantati ad essere dimesso. Un'ultima osservazione: il prof. Boggi era meravigliato che i medici precedenti si assumessero responsabilità di ordine etico invece che lasciarle ai pazienti e ai loro donatori, adulti e responsabili, dopo averli informati di tutti i rischi. Proprio a causa della mia situazione un trapianto da vivente era più adeguato dal punto di vista clinico e, credo, etico. Grazie Pisa, città di Galileo!

Graziano Guarda, iscritto e militante radicale dal 1977.

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Giovedì, 10 luglio, 2008 - 17:41
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