Ho la tetraparesi e difendo i “lumi” dalle mattonate

di Gustavo Fraticelli

La laicità conta: ogni volta che i principi sono ritenuti “non negoziabili”, ne consegue che occorre farli rispettare. Anche con la forza.

Sono Gustavo Fraticelli, ho 54 anni, affetto da tetraparesi spastica. Perché la mia presenza al congresso dell'Associazione "Luca coscioni"? Perché il mondo della disabilità risente molto negativamente dell'approccio irrazionale alla realtà. E questo paese, specialmente nella politica, tende ad affrontare in modo irrazionale le problematiche. Infatti, a livello politico, si tende ad approcciare la realtà a fini meramente manipolatori per ricondurre la stessa ai vari stereotipi previsti da concezioni ideologiche dogmatiche, con il risultato che tale politica finisce per essere del tutto inidonea a gestire il reale, le cui problematiche restano tali e, anzi, si acuiscono nello loro gravità in quanto lasciate senza alcuna soluzione.

Invece la realtà dovrebbe essere più modestamente gestita per quello che è dai pubblici e non violentata. Ecco il motivo di essere nell'Associazione "Luca Coscioni", che è anche quello di contrastare questo inadeguato modo di approcciare i problemi del mondo disabilità che, secondo me, deriva direttamente dalla pesante cappa culturale cattolica che grava sulle nostre teste. A tale proposito io non sono convinto, come si è detto finora, che l'invasività della chiesa sia determinata esclusivamente dall'azione, sempre più invadente, della gerarchia cattolica. Tale intrusività, specialmente negli ultimi tempi, invece, è la diretta conseguenza, della debolezza del potere politico, la controprova di tale debolezza è l'enorme e abnorme potere di interdizione che hanno assunto i giudici nei confronti della politica. A questo punto continuando l'analisi, c'è da domandarsi perché la politica si è fatta così piccola? Potremmo dire - è del tutto evidente - che alla politica "tipo Mastella" conviene, per ovvi motivi, questo volare bassissimo della politica.

Ma vedo pure nei politici laici che, alla fin fine, sono attratti e sottomessi culturalmente dall'aura di questa chiesa che ha 3000 anni, e vi rivedono l'impero romano ed il papa come l'imperatore...Secondo me una certa classe politica non è cosciente delle proprie radici; le radici di tutto stanno nell'illuminismo e nei vari periodi dove la cultura arriva all'apice, che non a caso si chiamano Classicismo e Rinascimento. Bisogna che la classe politica si riappropri di queste culture che hanno esaltato al massimo l'uomo come essere razionante e responsabile in prima persona della proprio esistenza, e ne abbiamo coscienza ed fierezza anche al cospetto della chiesa. Invece, per esempio, nella passata gestione del segretario dei radicali, tanto per non fare nomi, Capezzone, mi sono spesso rammaricato sentendo molte invettive contro queste culture. E quando si prendono a mattonate i lumi, poi questi si spengono, e allora ci ritroviamo come si è ritrovato lui: sotto le gonnelle dei preti! Questa è la logica conseguenza. Però io non sono uno scientista, perché io ho sempre a mente la frase di Bobbio, che diceva pressappoco così: "Voglio conservare la mia ragione come una fiammella affinché veda meglio il mistero che c'é intorno a me". Quindi sia ben chiaro che la ragione non spiega tutto, c'è anche un grande affascinante mistero con quale dobbiamo fare i conti. Tale mistero è così connaturato all'uomo, che sento come profonda violenza ogni spiegazione banale e materialista che ne da' la chiesa!

Detto questo, per essere consequenziali, perché a una premessa c'é una conseguenza: do il mio assenso per mettermi "a pié di lista" della lista che vorrete fare; con questo voglio dire che alle prossime elezioni voterò radicale, perché io voglio anche aiutare il prof. Ignazio Marino, che, da cattolico liberale, fece un bellissimo discorso di tolleranza a Milano, alla Convenzione del P.D., però fu criticato da troppi nello stesso P.D., in nome della solita minestra della "non negoziabilità di certi principi". Faccio notare che, come corollario a questo loro principio, c'é sempre un che di antidemocratica sopraffazione, perché se i principi non sono negoziabili, allora può diventare necessario farli rispettare ai dissenzienti con l'imposizione anche violenta.

Martedì, 4 marzo, 2008 - 14:53
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