Le nomine agli istituti di scienza e sanità

I vassalli della politica alla guida della scienza

di gilberto corbellini

I casi eclatanti
delle nomine di
Garaci (ISS) e
Cuccurullo
(CSS) sono la
cartina di
tornasole del
“rispetto” di cui
gode la
comunità
scientifica
italiana da parte
dei governi del
paese.

Da quasi mezzo secolo i governi che si succedono sembrano dar per scontato, senza dirlo, che la ricerca scientifica, l'innovazione tecnologica e un'istruzione non servono all'Italia. E' comunque difficile trovare un governo che, quanto quello in carica (governo Prodi al momento in cui si scriveva, ndr), abbia in così poco tempo umiliato le competenze e la creatività scientifiche in settori strategici per l'economia e la vita civile degli italiani. Va riconosciuto il coraggio del ministro Mussi, che ha istruito una procedura finalmente sensata per scegliere il futuro presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, affidando a dieci scienziati di fama internazionale la valutazione delle auto- candidature [...].

Purtroppo Mussi non è stato altrettanto coraggioso e illuminato nel riformare le procedure di reclutamento e nel concepire la struttura e il funzionamento dell'agenzia per la valutazione delta ricerca. Per tutto il resto, il governo ha fatto peggio delle più negative previsioni. Cercando di non alterare gli equilibri politici esistenti, che però sono proprio la causa dell'inefficienza in cui versa la ricerca italiana. A cominciare dalla decisione di nominare presidente dell'Enea Luigi Paganetto, che era diventato commissario straordinario dello stesso ente nel 2005, quando fu licenziato Carlo Rubbia e che ha saputo solo normalizzare politicamente l'Enea. Non meno sorprendente è il rapporto di fiducia che lega questo governo al potente e discusso, ma onnipresente, Franco Cuccurullo, rettore dell'Università di Chieti, presidente del Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca dal 2003 e del Consiglio superiore di sanità dal 2006. Cuccurullo ha co-firmato nel 2004 un articolo contenente un falso scientifico, ma nessuno ha dato importanza a un fatto che in qualsiasi altro paese scientificamente avanzato avrebbe indotto a ridimensionarne il ruolo e il potere decisionale. [...]

Non meno grave è stata la conferma di Enrico Garaci alla guida dell'Istituto superiore di sanità, nello stesso giorno in cui la rivista Nature invitava il ministro Turco a non nominare una persona che possono apprezzare solo quei ricercatori che vorrebbero mantenere nell'inefficienza il sistema della ricerca biomedica italiana. Il ministro della Salute Livia Turco ha addirittura accusato di agire secondo una logica di bande i ricercatori che hanno criticato la decisione e denunciato la pratica poco meritocratica e collusiva di distribuire i finanziamenti alla ricerca biomedica da parte dell'Istituto superiore di sanità in relazione ad alcuni ambiti come lo studio delle staminali. Se una replica di tale arroganza e una difesa così inconsistente della nomina di Garaci fosse stata fatta da un ministro inglese, la Royal Society ne avrebbe chiesto le dimissioni. E probabilmente le avrebbe ottenute, godendo le comunità scientifiche degli altri paesi occidentali di una credibilità tale e di un rispetto da parte del governo che gli scienziati italiani neppure si sognano.alla guida della scienza

Giovedì, 3 luglio, 2008 - 17:40
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