Il pericolo della globalizzazione dei neofondamentalismi

Il diritto alla libertà dalle religioni

di Luigi Lombardi Vallauri*

Attiro l'attenzione sul fatto che voglio parlare non di libertà delle religioni ma "dalle" religioni. Questo titolo ha avuto una piccola avventura, è stato tradotto bene in inglese, "from Religions", non in francese e spagnolo dove si dice "liberté de religion" e "libertad religiosa" che potrebbe significare la solita libertà delle religioni. Io sono molto più interessato alla libertà dalle religioni perché mi sembra molto superiore e oggi molto più minacciata. Perché superiore? Perché ritengo le religioni delle caverne platoniche, dei caschi virtuali che si muovono insieme con la testa che li indossa, che diventa incapace di accorgersene.

E quindi fino a questo momento la libertà delle religioni è stata la libertà concessa alle illibertà, la libertà di non essere liberi e quindi - naturalmente all'interno del gruppo- questa libertà di abitare caverne platoniche. Quindi per quanto assolutamente rispettabile ed essenziale, la libertà delle religioni mi interessa meno, come libertà delle illibertà. Vorrei dire sei cose di cui le prime tre servono a dimostrare una tesi. La tesi è questa: le religioni organizzate non meritano uno statuto pubblico. Meritano la tutela che meritano le convinzioni personali di quelle meraviglie cosmiche e transcosmiche che sono gli uomini e che meritano le formazioni sociali di cui parla l'articolo 2 della nostra Costituzione: protezione degli uomini, protezione delle loro convinzioni e delle società intermedie. Punto e basta. Quindi meritano una protezione di diritto comune. Questa è la tesi.

Gli argomenti sono tre: primo, le religioni non sono utili; secondo, sono spesso nocive; terzo, hanno scarso fondamento. In particolare vorrei attirare la vostra attenzione sullo scarso fondamento dei fondamentalismi. Cominciamo dall'inutilità. (...) In secondo luogo le religioni sono nocive. Basta leggere Deschner, la sua opera in sei volumi Kriminalgeschichte des Christentums per sapere quanto sono nocive. In questo contesto attiro l'attenzione in primo luogo sulla nocività psicologica, per esempio sul libro di Delumeau, Le péché et la peur: La culpabilisation en Occident, sulla sessuofobia, sull'Inferno; in secondo luogo sulla nocività etica e politica, le guerre munite di legittimazione religiosa, i colonialismi, i genocidi religiosamente legittimati... Ancora oggi lo scenario allucinante dei rapporti internazionali come "clash of Civilisations" ha un'unica ragione, se andiamo a grattare, e cioè è un "clash of religions", perché da ogni altro punto di vista sono i buoni vecchi "clash" di tipo economico, di tipo politico, che naturalmente hanno generato milioni di morti: ma si sa cosa sono, non sono dei clash di civiltà, sono dei clash d'interessi. Dove si parla di clash of civilisations stiamo parlando di clash of religions. Quindi sono anche nocive...

* Professore ordinario di Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Firenze

Martedì, 8 luglio, 2008 - 17:13
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