Il Ministro Turco non decide nemmeno quando lo prescrive la Legge

di ANTONINO FORABOSCO

E così anche l'ottobre 2007 è trascorso senza che il Ministro della Salute, Livia Turco, abbia emanato - come aveva promesso - l'attesa revisione delle linee guida che la legge 40/2004 prescrive debba avvenire, almeno ogni tre anni, in rapporto all'evoluzione tecnico- scientifica delle procedure di procreazione medicalmente assistita (PMA). Tre anni dovevano essere, quindi, il limite massimo: le innovazioni scientifiche avvenute in ambito di PMA sono state infatti numerose e significative. In vigore restano perciò ancora le linee guida emanate da Girolamo Sirchia (DM. del 21.04.2004 e G.U. n.191 del 16.08.2004) con il carico di problemi sociali e medici che creano, come ha dimostrato la decisione del Tribunale di Cagliari (relativamente al divieto di diagnosi preimpianto per le coppie a rischio riproduttivo per malattie genetiche) e come ha evidenziato, lo scorso 17 ottobre, l'Audizione sullo stato di applicazione della legge 40/2004 del Ministro Turco alla Commissione Affari Sociali della Camera. Non vi è dubbio che l'aggiornamento delle linee guida della legge 40 avrebbe potuto essere attuato per tempo! Già più di un anno fa e perciò con largo anticipo sulla loro scadenza, Livia Turco aveva ravvisato questa necessità e manifestato l'intenzione di attivare la procedura di revisione, affidando questo incarico a Maura Cossutta - sua consulente in materia di tutela della salute della donna e del bambino. E' stato tuttavia sufficiente che alcuni parlamentari dell'opposizione e della Margherita si "inalberassero" per far fare marcia indietro al Ministro, avvallando così la tesi da loro sostenuta che essendo stata Maura Cossutta relatrice di minoranza della legge 40 il suo incarico sarebbe stato «un insulto nei confronti della maggioranza degli italiani che hanno bocciato il referendum». Si è lasciato così trascorrere un anno prima di riaffrontare il problema e solo a fine aprile di quest'anno il Ministro ha chiesto al Consiglio Superiore di Sanità (CSS), come prescrive la legge 40, di conoscere se sussistessero i presupposti di legge per l'aggiornamento delle linee guida. Per dare questo parere il CSS ha ritenuto indispensabile istituire un Gruppo di lavoro ad hoc, chiamando a farne parte - come rappresentante del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) - Bruno Dallapiccola, che ha guidato come Presidente di "Scienza e Vita" la campagna di astensione al referendum. Né il ministro, né nessun altro si è opposto a questa nomina e soprattutto nessuno ha affermato di ritenerla un insulto nei confronti degli oltre 10 milioni di italiani che hanno votato "Si" ai referendum. Solo le modalità della nomina sono state contestate da tre componenti del CNB, Gilberto Corbellini, Demetrio Neri e Carlo Flamigni, essendo essa avvenuta senza consultare - come prassi vorrebbe - in CNB e senza comunicare successivamente alla sua assemblea l'avvenuta nomina - come regolamento prescrive. Nemmeno riguardo alla composizione del Gruppo di lavoro ad hoc vi sono state interrogazioni parlamentari, né si sono sentite dichiarazioni di dissenso. Eppure, scorrendo i suoi nominativi, si ha la netta impressione che questo gruppo sia stato assemblato più per la "residenza" romana dei suoi componenti - meglio se allievi o collaboratori del professor Dallapiccola - che per le loro effettive competenze tecnicoscientifiche in materia di PMA. Dimostrativo è il fatto che lo stesso Dallapiccola, oltre a non avere alcuna specifica esperienza sull'evoluzione tecnicoscientifica della PMA, non può nemmeno acquisirne se è coerente con quanto sostenuto nel corso della campagna referendaria e precisamente che «gli avanzamenti scientifici in ambito della generazione umana sono incompatibili con la nostra civiltà, oltre che antitetici con il pensiero cattolico». Ciononostante, è stato nominato quale rappresentante del CNB, un organismo che annovera autorità riconosciute sulla fecondazione assistita, come Carlo Flamigni. Non meraviglia perciò che, con un siffatto gruppo di lavoro, le proposte del CSS abbiano accuratamente evitato di affrontare quegli aspetti delle linee guida che sono oggi in aperto contrasto con evoluzione tecnico-scientifica della PMA. Valga per tutti la mancanza di chiare parole in merito al congelamento degli oociti, una pratica ancora priva di significativi risultati in termi di "bambino in braccio" , che le società scientifiche internazionali - e recentemente anche l'American Society for Reproductive Medicine - ritengono del tutto sperimentale e quindi deontologicamente non proponibile alle coppie che debbono far ricorso alla PMA per avere dei figli. Ma c'è di più! Le proposte del CSS sono un vero e proprio insulto per le coppie a rischio per patologie ereditarie. Si propone infatti di "certificare" a queste coppie lo stato di infertilità «per implementare, a scopo di ricerca, lo studio del primo corpuscolo polare, per attingere informazioni su importanti patologie, quali le traslocazioni bilanciate e le malattie monogeniche e X-linked dominanti cavie». Detto in termini pratici: il certificato d'infertilità non serve a permettere loro il ricorso alla diagnosi preimpianto, ma solo per implementare le ricerche sul «primo corpuscolo polare». Il termine «corpuscolo» traduce approssimativamente l'inglese «body ». Per indicare questa cellula gli embriologi italiani e quanti lavorano nella PMA usano invece il termine di «globulo polare »: la cattiva traduzione è già un brutto segnale di incompetenza, che diventa davvero inaccettabile se si constata che, con questa proposta, le coppie a rischio per malattie genetiche sono ridotte a mere «cavie» per una ricerca che, come è ormai ampiamente dimostrato, non garantisce affatto la nascita di bambini privi dalle malattie di cui genitori sono portatori. Lascia poi davvero sconcertati il riferimento alle traslocazioni bilanciate - come causa di importanti patologie - presente nella sopra riportata frase. Almeno un italiano su trecento è, infatti, portatore di una di queste anomalie cromosomiche senza che questo comporti loro alcuna conseguenza clinica. E' quanto si insegna già al primo anno di medicina! Lo scopo è quello di far si che il futuro medico possa, secondo scienza e coscienza, tranquillizzare le coppie che, a seguito di diagnosi prenatale, si possono trovare di fronte all'inaspettato riscontro di una queste anomalie nel nascituro. E' evidente che una affermazione come quella riportata, presente in un documento ufficiale del CSS, può distruggere tutto questo lavoro e far precipitare le coppie, che in corso di gravidanza fanno questa scoperta, in uno stato di ansia che può anche sfociare nel rifiuto della stessa gravidanza in corso. Viene perciò da chiedersi come sia stato possibile che la presenza nel Gruppo di lavoro ad hoc di ben tre professori di Genetica medica delle Facoltà romane di Medicina e Chirurgia non abbia impedito che nel documento del CSS, consegnato al Ministro della Salute, figurasse una simile affermazione. Non potendo contare su di un valido supporto tecnico-scientifico, si può ben capire perché Livia Turco non sia riuscita ad attuare per tempo - come prescritto dalla legge 40/2004 - l'aggiornamento delle linee guida. Questo tuttavia non la scusa. Come minimo avrebbe dovuto vigilare affinché i suoi organi tecnici di riferimento fossero effettivamente all'altezza di operare in modo coerente all'evoluzione tecnicoscientifica delle procedure di PMA. Così non è stato ed ora dobbiamo purtroppo prendere atto che l'attuale Ministro della Salute non ha rispettato la legge e soprattutto non ha corrisposto alle attese di migliaia di coppie sterili o con patologie genetiche.

Lunedì, 3 dicembre, 2007 - 16:17
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