Il mio ultimo viaggio: destinazione suicidio assistito

Traduzione di Giulia Innocenzi

La testimonianza dell'attrice Maia Simon, che ha scelto la Svizzera per "terminare la vita dignitosamente"

Uccello in gabbia Sono sempre stata una nomade, in viaggio. L'esterno rappresenta per me il campo delle scoperte e degli incontri e essere confinata in casa è come se mi assassinassero. Se non ho la libertà di andare fuori, prendere un treno, un autobus, un aereo, è come se fossi un uccello messo in gabbia. Evasione Fra le mie più grandi paure ci sono sempre state la dipendenza e la degradazione. Ho accompagnato mia madre, che è morta di cancro, nel centro di cure palliative, una struttura migliore rispetto all'ospedale. Tuttavia, attendere la morte in maniera passiva diventerebbe per me una paura ossessiva, quindi, visto che ho ancora delle energie, ho preferito organizzare il mio ultimo viaggio, con la famiglia e gli amici. Visto che in Francia il suicidio assistito è illegale, sono costretta ad andare all'estero. Nell'affrontare il viaggio, non penso alla morte, ma all'evasione, che sarà per me l'ultima. La fine fa parte del lungo percorso della vita, ma in Francia non si parla abbastanza della morte, è un tabù. Intensità interiore Ho avuto il tempo, durante questa lunga malattia, di sentire la degradazione del mio corpo. Ora, invece, vivo una grande intensità interiore, sento che sono arrivata al limite e penso che ora sia arrivato il momento per affrontare la morte. Con questa malattia, passato un determinato stadio, bisogna restare in ospedale, e non voglio. Devo ringraziare i miei amici, che hanno accettato pian piano la mia decisione, perché mi amano e mi conoscono molto bene, sanno cos'è bene per me. Hanno superato i loro pregiudizi e le loro paure, e ora sono totalmente in sintonia con me. Quattro di loro mi accompagneranno nel viaggio che mi accingo a compiere. La mia testimonianza Tutto ciò che vedo mi sembra privo di significato, mi importa soltanto dei momenti passati con gli amici. Del resto non mi interessa più nulla, fatta eccezione, però, della mia testimonianza sul suicidio assistito, che rilascio per far avanzare la battaglia di libertà degli uomini che desiderano di terminare la vita dignitosamente. Partirò, cosa c'è di meglio? Scegliere la data è stato un sollievo e mi ha dato felicità, perché ho potuto dire a me stessa: "Puoi fare ciò che desideri. Parti come volevi". Sarà il grande salto verso l'infinito. Quando è permesso di fare ciò che si desidera veramente si prova una grande gioia e serenità, sentimenti che si scontrano con l'immagine di me all'ospedale, nella dipendenza e nella degradazione. Partirò, cosa c'è di meglio? Traduzione di Giulia Innocenzi @pprofondisci Per ascoltare e commentare la testimonianza di Maia Simon: http://www.lucacoscioni.it/il_mi o_ultimo_viaggio_destinazione_ suicidio_assistito

Venerdì, 12 ottobre, 2007 - 13:09
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