Il mistero del discorso del Papa alla Sapienza

di Romano Scozzafava

Il Rettore: “Il Papa parlerà di pena di morte”. Ma l’argomento non viene neanche sfiorato nel discorso. Il sospetto cambiamento.

Sono uno dei docenti miscredenti, intolleranti, laici integralisti, che hanno firmato (siamo più di 700 che ci siamo aggiunti ai 67 iniziali) contro la decisione del Rettore di affidare a Sua Santità Benedetto XVI una relazione nell'ambito dell'inaugurazione dell'anno accademico. E' stato scritto e detto ormai tutto su questo episodio, e tutti (o quasi) si sono scandalizzati (per esempio, Veltroni, Ferrara, Casini, Mussi, Livia Turco, Buttiglione - l'autorevole docente di "Filosofia politica", prima in Liechtenstein ed ora alla libera Università San Pio V -, Bondi, ecc., e mi viene da pensare ad un aforisma di Walter Lippmann: "Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa"), ripetendo sempre la solita mistificazione sulla presunta intolleranza che avrebbe impedito al Papa di parlare (ed invece la rinuncia del Papa dimostra che è proprio Lui l'intollerante, perché se fosse andato alla Sapienza e fosse stato contestato, certo non la Sua sicurezza sarebbe stata in pericolo, ma la Sua immagine di Autorità al di sopra di tutte le altre ed a cui tutti, senza eccezione, si sottomettono e plaudono). Quindi non ritornerò su quanto già ampiamente discusso e dibattuto, ma vorrei invece evidenziare un aspetto che mi pare nessuno abbia toccato. Dunque: il Rettore, nei giorni precedenti la cerimonia d'inaugurazione, ha inviato a noi docenti più di un messaggio, sottolineando ripetutamente (evidentemente anche per difendersi dalle critiche ricevute) il fatto che l'invito al Papa si inseriva perfettamente nel tema (chi meglio del Papa avrebbe potuto trattare tale argomento?) che aveva scelto per l'inaugurazione, cioè la "moratoria sulla pena di morte". Tanto che, in un'intervista che avevo dato a Radio Radicale qualche giorno prima, avevo dato per scontato che il Papa avrebbe approfittato della circostanza per parlare della moratoria (ancora una volta) alla maniera di Ferrara, ritirando fuori le Sue ben note idee su vita, embrione, aborto, ecc. Vediamo invece cosa è successo, esaminando il testo che il Papa ha inviato, dichiarando che si trattava di quello che avrebbe dovuto leggere nel Suo intervento (e reperibile sul sito www.uniroma1.it). Parla di questioni quanto mai generiche, e nella parte iniziale afferma: "Nell'università Sapienza, l'antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale", e poi va avanti con una lunga relazione piena di considerazioni "etiche" (per così dire), e parla anche di come si riconosce la verità, ma l'argomento "moratoria sulla pena di morte" (sia pure dal Suo punto di vista) non viene neanche sfiorato! Allora i casi sono due: o il Papa, per far vedere quanto Lui sia aperto e tollerante, ha cambiato il testo che aveva preparato sulla pena di morte, parlando invece di argomenti come natura del Papato, fede, ragione etica, la verità che ci rende buoni, e via discorrendo oppure era proprio questo il testo che avrebbe letto se fosse venuto di persona. Nell'un caso e nell'altro, si è comportato (per usare un eufemismo) in maniera singolare, non rispettando il compito richiestogli (come richiamato ed enfatizzato in più occasioni dal Rettore). E il Rettore non ha nulla da dire su questa inadempienza (per non dire scorrettezza)?

Lunedì, 4 Febbraio, 2008 - 13:40
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