Un libro di Mauro Paissan

Il mondo di Sergio

di Carlo Troilo

"Al mondo c'è più castigo che delitto": non ricordo di chi è questa frase, ma essa mi è tornata in mente leggendo il bel libro "Il mondo di Sergio" in cui Mauro Paissan - deputato per tre legislature e attualmente componente del Garante per la protezione dei dati personali - racconta la storia di Sergio Piscitello, il trentanovenne autistico che il 13 giugno del 2003 venne ucciso con due colpi di pistola dal padre sessantanovenne, Salvatore. La vicenda ebbe molta eco sui giornali, così come la decisione del Presidente Napolitano di concedere la grazia, il 30 novembre del 2006, al padre della vittima, che scontava agli arresti domiciliari la condanna piuttosto mite a sei anni e due mesi comminata tenendo conto del "vizio parziale di mente".

Il libro racconta i 39 anni di calvario dei due genitori di Sergio ed evidenzia una serie di problemi così complessi da consentirmi solo un "indice ragionato": l'assoluta incapacità dei medici e degli psicologi (a cavallo tra gli anni sessanta ed i settanta, quando le condizioni di Sergio, autistico e sordo muto, si fecero disperate) di tracciare una diagnosi corretta e di disporre una terapia adeguata; la critica di quella che io (particolarmente interessato a quei problemi dato che mia moglie all'epoca insegnava in una scuola "differenziale") definivo la "psicoanalisi da salotto", quella che - in sintesi - risolveva tutto colpevolizzando le famiglie ed ostacolando così la ricerca e l'aggiornamento scientifico; i dati impressionanti sulle persone con disabilità autistica nel mondo (650 milioni secondo l'ONU) ed in Italia (600 mila, di cui la metà gravi); l'incompetenza ed il disinteresse, fino ai limiti della mancanza di umanità, con cui il sistema sanitario, a livello nazionale e locale, affronta queste difficili situazioni, al pari della scuola; alle quali fa riscontro l'arroganza e l'esosità dei "luminari" privati; le perplessità rispetto ad alcuni eccessi del linguaggio poltically correct, col rischio che una terminologia troppo edulcorata ridimensioni la comprensione della gravità di certe disabilità e renda più inefficace la risposta medica; la sollecitazione al governo italiano perché ratifichi la convenzione sui "diritti delle persone con disabilità, approvata dall'ONU nel dicembre del 2006; la dura polemica con il Vaticano, che nell'Assemblea Generale dell'ONU votò contro la convenzione per il timore che i "servivi di salute riproduttiva" da essa previsti potessero preludere all'aborto. I temi sopra indicati sintetizzano l'aspetto "saggistico" del libro di Paissan.

Ma altrettanto degna di nota è la valenza letteraria ed umana de "Il mondo di Sergio". Oltre alla bellissima lettera con cui la madre, Elvira, chiede a Napolitano la grazia per il marito, segnalo le pagine straordinarie in cui il padre (che già due volte aveva tentato di suicidarsi assieme a Sergio) racconta della violenza autodistruttiva del figlio, che si scaglia con la testa contro il muro o il pavimento: " Mi sono persuaso che Sergio veniva pervaso da un desiderio di annullamento di se stesso e cercava di evadere da questo mondo, voleva scomparire per sempre, nell'ombra del nulla. Io cercavo di proteggerlo frapponendo la mia giacca fra il suo capo e il muro. Il suo era un desiderio di morte che invocava, ma non sapeva darsi".

A mio avviso, il tema principale posto dal libro - che ha una bella prefazione di Stefano Rodotà in cui si invita il legislatore a far sì che il diritto risponda ai nuovi interrogativi che la realtà pone, anche in materia di scelte di fine vita - è quello del futuro dei disabili gravi dopo la scomparsa dei genitori: il dramma del "dopo di noi". Non a caso i proventi del libro (Fazi editore, 16 euro) saranno devoluti ad una fondazione che si chiama proprio "Handicap - Dopodinoi", per l'avvio di un centro polivalente per la diagnosi precoce ed il trattamento dell'autismo". Ne è presidente il prof. Alberto Zuliani, per anni presidente dell'ISTAT e quindi professionalmente lontano, come lo stesso Paissan, da queste tematiche. A dimostrazione del fatto che di questi temi, tanto drammatici e tanto diffusi, cominciano fortunatamente ad occuparsi attivamente persone - e personalità - della "società civile", troppo spesso evocata invano.

Venerdì, 4 luglio, 2008 - 13:14
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