Il peccato diventa reato

Il bigottismo ateizzante dei radicali [...] li porta a strafalcioni politico-dottrinari strabilianti, come quello sulla pena di morte. Pure se personalmente guardo con favore all'iniziativa, non riesco a nascondermi la sensazione di contraddittorietà che affligge certe posizioni radicali. Già sono ordinariamente afflitti dalla confusione tra ateismo e laicità, al punto da qualificarsi atei in una trasmissione e laici in un'altra. [...] Sono anni che i radicali hanno lanciato una sciocchezza madornale, di quelle che però nel nostro paese hanno subito immeritata fortuna. Accusano le Chiese e le religioni di volere far diventare reati dei comportamenti condannabili solo sul piano etico-religioso. [...] Ma, nonostante questa clamorosa evidenza, lo slogan continua imperterrito ad essere recitato dai chierici radicali nelle loro preghiere quotidiane. E i giornalisti, dietro, a reggere il moccolo. Non solo. Proprio i radicali, oggi, con questa encomiabile iniziativa contro la pena di morte, vanno esattamente nella direzione che contestano alle Chiese. Per loro la pena capitale è un obbrobrio etico, in altre parole un peccato? Che ti fanno? Pretendono che questa loro convinzione etico-religiosa faccia della pena di morte un reato, vietata dai codici. Ma come? Non erano loro quelli che... Fausto Carratù

Caro Fausto, nessuna confusione sulla distinzione tra laicità ed ateismo.Lo testimonia l'attenzione che l'associazione Luca Coscioni,e nel suo piccolo questo mensile,dedicano alla religiosità e alle voci altre rispetto a quelle più "mediatizzate"dentro e fuori il Vaticano.Di giornalisti che ci "reggono il moccolo"non ne abbiamo poi troppi e questo giornale è qui anche per tentare di sopperire alla carenza di informazione su certi temi ed iniziative. Sulla pena capitale infine,la campagna radicale per la moratoria è coerente con la promozione dei diritti umani e civili per tutte le donne e gli uomini del pianeta che i radicali sostengono. Marco Valerio Lo Prete

Venerdì, 12 ottobre, 2007 - 16:11
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