Non sono un assassino

di Maria Pamini

Il sottotilo sintetizzatetizza la storia che qui viene raccontata come il caso Welby-Riccio francese. Il giovane Vincent Humbert, in seguito ad un incidente stradale, si ritrova, dopo nove mesi di coma, tatraplegico, capace di muovere soltanto il pollice destro. Insieme alla sua famiglia, ed in particolare alla madre Marie (che in Francia ha appena fatto uscire un libro dove racconta la vicenda, Une histoire d'amour, edito da Michel Lafon), si mobilita per chiedere che gli venga concesso il diritto di morire, prima scrivendo una lettera al presidente della Repubblica Jacques Chirac poi pubblicando un libro che scuote e commuove la Francia. Non ottenendo in questo modo alcun risultato nel terzo anniversario dell'incidente, il 24 settembre 2003, la madre gli inietta dei barbiturici. Nemmeno questo gesto, però, si rivela risolutivo ed è solo grazie a Frédéric Chaussoy, il medico responsabile del servizio di rianimazione dell'ospedale di Berck-sur-Mer che viene finalmente esaudito il desiderio di Vincent. Chaussoy rievoca il caso in modo lucido e, allo stesso tempo, appassionante, rendendoci partecipi dei suoi dubbi (fu lui a rianimare Vincent dopo che la madre gli aveva somministrato la dose di barbiturici) e delle sue paure (quando viene convocato al commissariato per essere interrogato capisce che l'imputazione sarà di omicidio, da cui sarà prosciolto dopo due anni, nel 2006, per non luogo a procedere). Come sottolinea Mario Riccio nella prefazione, l'autore dimostra di avere sempre avuto un profondo rispetto per i sentimenti e l'autonomia decisionale dei pazienti e delle loro famiglie. Solo dopo l'incontro con Vincent, però, Chaussoy prende piena coscienza del fatto che ciò che per lui è semplicemente un suo dovere deontologico (rispettare la volontà del paziente, come afferma il giuramento di Ippocrate) per la legge può essere considerato un reato. Con questo libro, quindi, ha voluto dichiararsi chiaramente a favore di una legge per il testamento biologico e per la legalizzazione dell'eutanasia. Inoltre denuncia l'ipocrisia che regna nella società francese (e non solo!) perché non si ammette che ogni giorno, nei reparti di rianimazione, vengono staccate macchine che tengono in vita persone senza speranza di miglioramento. "Centocinquantamila pazienti sono ogni anno, in Francia, staccati dalle loro macchine per vivere. Il codice penale ha una sola risposta: omicidio premeditato. Ma le azioni giudiziarie per fortuna sono rarissime. Centocinquantamila assassini sono dunque in libertà. Ecco perché la legge deve evolvere". Anche in Francia non è stato ancora raggiunto un accordo per una legge su testamento biologico ed eutanasia ma il dibattito, tra alti e bassi e mille incertezze, tende a mantenersi, diversamente che in Italia, su un piano laico. Nell'introduzione Giancarlo Fornari (presidente dell'associazione LiberaUscita che si batte per depenalizzare l'eutanasia in Italia) pone l'accento su come il ministro della Sanità francese dell'epoca avesse invitato la magistratura a tenere conto del sentimento popolare a favore dell'operato del dottor Chaussoy. Anche Bernard Kouchner aveva dichiarato subito la sua approvazione nei confronti dell'équipe medica di Berck. Dopo la dolorosa morte di Vincent Humbert fu varata inoltre all'unanimità la legge Leonetti sull'interruzione dei trattamenti sanitari per i malati terminali, un primo passo anche se sicuramente insufficiente. "Nessun medico ama lasciar vincere la morte. Ma, quando vince, per quali ragioni non toglierle un po' della sua crudeltà, se rientra nel nostro potere?". Per avere il libro si può richiedere o all'associazione LiberaUscita, www.liberauscita. it, o all'editore, www.inedition.it

 

Martedì, 6 novembre, 2007 - 13:25
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