Segnalazioni di agosto

a cura di Maria Pamini

Giampiero Beltotto e Giancarlo Giojelli, Farmacopoli, Piemme, 2008, pp. 170, euro 12,90
Che cosa chiediamo alla medicina quando ci ammaliamo? Di curarci e, soprattutto, di guarirci. Non è però assolutamente scontato che entrando nella città dei veleni e delle guarigioni chiamata Sanità, circondata dal fiume Dio Denaro, questa nostra elementare esigenza sia ascoltata. Proprio alle porte di Farmacopoli, infatti, è affisso un cartello che recita: "Non ti guariremo ma ti cureremo il più a lungo possibile". Le guide che ci accompagnano in questo viaggio, i giornalisti Giampiero Beltotto e Giancarlo Giojelli, ci conducono subito nei "quartieri malfamati, in cui squali e pesciolini rossi combattono l'impari battaglia della sopravvivenza e dove coccodrilli, travestiti da politici e imprenditori, organizzano gli agguati alla diligenza dei pazienti".
Il programma che si legge nelle prime pagine è sostanzioso: sapere chi comanda nel rione Sanità. Certo, le risposte non sono da scoop giornalistico: che i partiti la facessero da padroni e che la politicizzazione della classe medica fosse giunta ad uno stadio avanzato non sono un'esclusiva. Nemmeno che l'industria farmaceutica abbia come obiettivo primario il guadagno non ci appare così sensazionale, anche se fa ancora una certa impressione pensare che i malati siano trattati non come clienti da soddisfare trovando loro una terapia definitiva bensì come clienti da fidelizzare.
Uno scenario che appare ancor più preoccupante alla luce del fatto che tra non molto Big Pharma (quella manciata di case farmaceutiche che controllano quasi la metà del mercato) vedrà scadere le royalties su molti farmaci, i quali potranno essere sostituiti da medicinali equivalenti. Il mancato guadagno su scala mondiale dovrà quindi essere recuperato allargando la base dei consumatori, non solo aumentando l'azione di comparaggio ma puntando su nuovi Paesi, soprattutto asiatici come Cina, India e Russia. Sulla classe sanitaria il discorso è articolato. Lasciando da parte i dottori affidabili e competenti, che per fortuna circolano ancora nella cittadella della salute, gli autori suddividono i medici in diverse categorie. In aumento quella dei "medici politici" che "hanno capito chi tiene i cordoni del potere e della borsa e sono capaci di "fare corte". Entrano sempre di più negli organismi di categoria e sempre di meno in sala operatoria. Per fortuna dei pazienti. Sanno tutto di concorsi e appalti".
Altre due categorie sono poco raccomandabili: quella dei "medici delinquenti", con le tasche piene di avvisi di garanzia per banali errori compiuti nell'esercizio della loro professione, e quella dei cosiddetti "stregoni", che confidano proprio nella paura e la sfiducia dei malati verso la medicina ufficiale. Anche i medici di base continuano a perdere credito. Impossibile ed ingiusto generalizzare ma molti di loro "intascano serenamente i soldi che derivano dallo scrivere ricette, dall'ordinare costose analisi e dal non recarsi più a casa a visitare gli ammalati, che tanto ci pensa il pronto soccorso". Certo, non è difficile parlare di malasanità, le cronache dei giornali ne sono piene, ma alla fine del viaggio in questa Farmacopoli non capisco bene dove sono arrivata e come posso trovare la strada giusta. Prima abbiamo navigato nel mare di internet, scoprendo che ci viene offerto viagra contraffatto dall'estremismo islamico; poi siamo passati in l'Asia dove, soprattutto in Cina, si producono falsi medicinali che riempiono i nostri mercati. Abbiamo fatto una visita all'ex ministro della salute Francesco De Lorenzo, che forse qualche indicazione azzeccata l'aveva data durante il suo mandato, e al figlio di Luigi Di Bella, forse un imbroglione o un sognatore o uno fuori del coro osteggiato proprio per questo. Siamo anche sbarcati nell'Africa che muore di Aids. Qui ci è stato ricordato il ruolo della Chiesa nel denunciare, a ragione, le responsabilità delle case farmaceutiche che non abbassano i prezzi delle medicine, ma si è dimenticato (ohibò!) di dire che l'unico rimedio, l'uso del profilattico, è ancora proibito (anche se una suora missionaria ci racconta che lei li regala, trasgredendo). Denunciare il sistema sanitario è semplice. Compito ben più difficile è capire da dove iniziare per sanarla.

 

Edoardo Boncinelli, Emanuele Severino, Dialogo su etica e scienza, Editrice San Raffaele, 2008, pp. 94, euro 14,00
Tra questi due protagonisti del pensiero scientifico e filosofìco italiano si svolge un singolare confronto sui confini mobili e complessi che separano le possibilità della ricerca scientifica dalle convinzioni dell'etica. Un dialogo serrato che, oltre a toccare con passione e chiarezza i punti nodali delle questioni oggi in causa - per esempio la manipolazione del Dna - si pone come una lezione sui modi dello scambio di pensiero: non tanto l'arte di aver ragione, quanto la capacità di trovare appigli di comprensione perché il discorso possa procedere logicamente nel senso di un incontro e non di uno tra i tanti e rissosi dialoghi cui purtroppo oggi siamo abituati. Un ritorno al dialogo platonico per comprendere il mondo di oggi.

Cristovao Tezza, Bambino per sempre, Sperling & Kupfer, 2008, pp. 243, euro 14,50
A ventotto anni Cristovão disoccupato e aspirante scrittore è felice di diventare finalmente padre. Il suo piccolo Felipe, però, è affetto dalla sindrome di Down, una malattia genetica che lo costringerà ad uno sviluppo ritardato e mai completo. Malgrado il mondo gli crolli addosso e una rabbia sorda lo travolga, contro tutto e contro tutti, giorno dopo giorno, Cristovão comincia a guardare quel bambino con occhi diversi. Paradossalmente Felipe, che non può crescere, farà crescere suo padre: con la sua disarmante presenza, quel bambino per sempre trasformerà un giovane freddo e indifferente in un adulto, tormentato, sì, ma amorevole, attento, infaticabile nell'assistere il figlio, con cui instaura un rapporto d'affetto avvolgente e coinvolgente.

Melania Rizzoli, Perché proprio a me? Come ho vinto la mia battaglia per la vita, Sperling & Kupfer, 2008, pp. 222, euro 15,00
"Perché proprio a me? Quante volte mi sono sentito rivolgere, nella mia lunga vita di medico, questa domanda. Quante volte l'ho immaginata sorgere d'improvviso dentro la coscienza, come un potente colpo che ferisce l'anima". Così scrive Umberto Veronesi nella Prefazione a questo libro, in cui Melania Rizzoli racconta la sua battaglia contro il cancro da un duplice punto di vista: quello di medico e quello di paziente affetta da un tumore del sangue. Forte di una profonda fiducia nei progressi della ricerca e di un innato ottimismo, dopo il fallimento delle terapie classiche Melania si è sottoposta ad un trapianto di cellule staminali, che ha cambiato il destino di alcuni tipi di tumore maligno, una volta definiti "senza speranza".

Mercoledì, 6 agosto, 2008 - 10:09
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